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Videointervista interattiva con l'autrice di Islam
d'Italia
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Intervista radiofonica a Rai News, GR
Parlamento,30/10/2005. Ascolta |
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Intervista radiocom islam
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Interviste radiofoniche a Radio Flash : Intervista 1
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Islam
d'Italia, Angela Lano
da
Le Monde Diplomatique
Pregando
in Italia
Stefano
Liberti
Si fa un gran parlare,
soprattutto dopo gli attentati a Londra del luglio scorso, dell'islam
europeo, inteso spesso come un fenomeno chiuso ed esogeno, sorta di
corpo estraneo immessosi minacciosamente sul vecchio continente con
tutte le sue appendici mortifere. Assimilata alle sue correnti più
oltranziste, grazie ad alcuni giornalisti particolarmente zelanti nel
diffondere inutili allarmismi (1),
la comunità di fedeli musulmani è fatta spesso oggetto di una
raffigurazione a dir poco caricaturale, più interessata ai presunti «predicatori
d'odio» e alle cosiddette cellule dormienti che alle reali pratiche
religiose e alle dinamiche socio-culturali da esse innescate. In questo
contesto desolante, si distingue per contrasto il lavoro appassionato di
alcuni studiosi e di pochi operatori dei media che, senza farsi sedurre
da facili sensazionalismi, cercano di inquadrare e descrivere un
fenomeno in continuo mutamento, quello del vissuto religioso di milioni
di cittadini europei e immigrati di fede musulmana. A quest'ultima
categoria appartengono senz'altro due libri usciti di recente: Giovani
musulmani europei, opera collettanea curata da Jocelyne Cesari e Andrea
Pacini (2),
e Islam d'Italia, di Angela Lano (3)
(quest'ultimo libro sarà presentato a Roma il 15 dicembre ore 18 presso
la Libreria Ave, via della Conciliazione 12, Roma).
Lavoro più prettamente accademico il primo, testo più divulgativo
scritto con il linguaggio del buon giornalismo il secondo, i due libri
appaiono complementari, giacché si sforzano entrambi - a partire da una
seria e non estemporanea azione di ricerca sul campo - di capire e
analizzare un fenomeno nelle sue dimensioni reali, rifuggendo da ogni
sorta di giudizio preconcetto. Quello di Lano è un lungo viaggio
attraverso la penisola, alla scoperta delle varie sfaccettature che
assume una realtà tanto frastagliata da essere difficilmente
catalogabile. Perché l'islam presente in Italia ha mille volti: quello
della comunità marocchina di Torino, da tempo radicata sul territorio e
a sua volta non omogenea al suo interno; quello, istituzionale, della
Grande moschea di Roma e della Lega musulmana mondiale; quello della
confraternita sufi di Viale Piceno a Milano; quello dei tabligh,
predicatori scalzi che si aggirano soprattutto per le strade della
Romagna; quello della casa editrice al Hikma di Hamza Piccardo a
Imperia, tra i primi a tradurre in italiano il Corano - per citare solo
alcuni esempi assolutamente non esaustivi. Da questa panoramica si
delinea un quadro di un islam che non è solamente «in Italia», ospite
in un certo senso di un paese che lo tollera, ma è «d'Italia», parte
integrante del paesaggio socio-culturale della penisola. L'islam
d'Italia, con tutti i suoi molteplici aspetti, è ormai un fenomeno
endogeno, e non solo per il numero crescente di convertiti che ne
gonfiano le fila, ma anche perché nel nostro paese - come in tutta
Europa - il modo di vivere la fede musulmana ha finito per assumere
forme e identità proprie, che lo caratterizzano e in un certo senso lo
differenziano dalle realtà dei paesi dove l'islam è religione di
maggioranza.
A questo sviluppo hanno contribuito soprattutto i giovani, le cosiddette
«seconde generazioni», attori principali di quella rielaborazione del
senso di appartenenza religiosa che ha portato - o sta portando - alla
creazione di un islam europeo. Realtà ancora minoritaria in Italia, a
causa della tardività con cui si sono innescati i flussi migratori
verso il nostro paese, i giovani musulmani nati o scolarizzati sul
continente europeo si trovano oggi in mezzo al guado: protagonisti di
una rottura seria con ilvissuto
religioso dei propri genitori (che giudicano arcaico), sono spesso visti
con sospetto da una società che teme la diversità. Dopo il 2001,
quando il terrorismo di matrice islamista ha fatto la sua violenta
irruzione in Occidente, questi giovani che si credevano europei si sono
in qualche modo visti costretti a un atteggiamento difensivo. Vittime di
stereotipi etero-diretti, hanno finito in alcuni casi per assumerli su
di sé e per richiudersi in una identità imposta (4).
Da quanto emerge da molti interventi del libro curato da Cesari e Pacini,
i giovani musulmani soffrono un po' ovunque di una frustrazione
determinata dalla ghettizzazione e da una discriminazione che si dipana
sia a livello sociale che economico. In quest'ottica, l'identità
religiosa diventa veicolo di precise rivendicazioni, diverse e mutevoli,
le cui specificità sono analizzate per i principali paesi - Gran
Bretagna, Francia, Germania e Italia - dai vari saggi di Giovani
musulmani in Europa.
Quello che ne emerge è un panorama variegato e complesso, in cui i
ragazzi di origine immigrata mettono in atto dinamiche di vario tipo:
dal ripiegamento in un fondamentalismo reattivo, che spesso fa
riferimento a una umma virtuale, alla creazione di forme di confronto
attivo con la cultura europea, per costruire forme di religiosità più
consone al nuovo contesto sociale in cui si trovano. Perché la rottura
dei giovani musulmani non è solo con la società che li circonda, ma
anche e soprattutto con i loro genitori, che in molti casi vorrebbero
rinchiuderli in un mondo impermeabile a ogni forma di contaminazione. Un
atteggiamento, quello dei padri, destinato inesorabilmente al
fallimento, giacché la convivenza, e soprattutto la comune
scolarizzazione, rendono l'interazione inevitabile. Spetta allora ai
poteri pubblici non agitare spauracchi inesistenti e confrontarsi con le
esigenze e le proposte dell'islam europeo. A partire da una
considerazione di fondo: nonostante i proclami di alcuni politici
nostrani, l'Europa non rischia di diventare meticcia. L'Europa è già
meticcia.
note:
(1)
Capostipite di questo filone il vice-direttore del Corriere della Sera
Magdi Allam. Si veda in particolare il suo Jihad in Italia.
Viaggio nell'islam radicale, Mondadori, 2002, 8,40 euro.
(2)
Jocelyne Cesari e Andrea Pacini (a cura di) Giovani musulmani in Europa.
Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali.
Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 2005, 18 euro.
(3)
Angela Lano, Islam d'Italia. Inchiesta su una realtà in crescita,
Edizioni Paoline, 2005, 9,50 euro.
(4)
Si veda in proposito Olivier Roy, Global muslim. Le radici occidentali
del nuovo islam, Feltrinelli, 2003, 15 euro.
Le
monde diplomatique, con il manifesto.
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Da Peace reporter
Islam d'Italia, Angela Lano
"Diciamo la verità: qualche brivido è anche
legittimo provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro
il signor Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente
a Milano, convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà
musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le
ideologie umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…'"
E’ quanto scrive Nicola Lombardozzi, caporedattore
esteri di la Repubblica, nella prefazione ad "Islam d’Italia,
inchiesta su una realtà in crescita". E nell'introduzione Paolo
Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano,
scrive che "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di
storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per
essere riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque,
che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte
con perizia e sistematicità…"
E’ quanto ha cercato di fare Angela Lano, autrice del
volume edito dalle edizioni Paoline, giornalista torinese, laureata in
lingua e letteratura araba, che ha viaggiato in Nordafrica e nel Medio
Oriente. Ha scritto volumi come "Voci di donne in un hammam",
"L’Iraq, la guerra dei bugiardi".
La sua
analisi è vasta e capillare. Parte dai Muhajirun (migranti) e Ansar
(seguaci ausiliari) in Italia. E’ una realtà in continua evoluzione,
con una componente islamica che si aggira intorno al milione e
trecentomila
individui, con provenienza dall’Africa, dall’Asia e
dall’Europa dell’est, con diversità quindi culturale, sociale,
linguistica e politica.
Due sono le tendenze principali. C’è chi vive la fede
interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si
sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un "Islam
privato". E c’è poi la categoria del "laici", coloro
che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici, che non
pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo culturale.
C’è poi l’Islam dei giovani, ragazzi tra i tredici
e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti
insieme ai compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri,
valori e bagagli culturali.
Il fenomeno viene affrontato separando le varie
aggregazioni legate alle città. C’è Torino e l’Islam dei
praticanti, una presenza al plurale; ci sono le tante anime dell’Islam
milanese, l’Islam in Liguria, che storicamente si aggancia,
nell’immaginario di molti, agli antichi pirati saraceni. Non viene
lasciato in disparte Dante, studioso dell’Islam, e quindi la Toscana.
Roma, la capitale della cristianità, è la sede fisica della più
grande moschea d’Europa, quella di Monte Antenne, cui fa riferimento
il Centro culturale islamico d’Italia.
E infine Napoli e il Sud, un meridione più
accogliente?, si chiede Angela Lano in uno degli ultimi capitoli. Il
sociologo Stefano Allievi, in "Islam italiano", descrive la
Campania, dove il progetto migratorio, come lavoratori stagionali, è
caratterizzato dalla precarietà e dalla non stanzialità,
"come un luogo strano di insediamento dell’Islam. Ormai, da
Napoli al casertano, le moschee cominciano ad essere numerose…e si
assiste a una certa vivacità. Non mancano le situazioni curiose,
"alla napoletana". C’è la storia di un camorrista
sedotto dal fascino dell’islam. O di un giovane con impegnata
militanza marxista leninista convertitosi in moschea, dove ammette di
aver incontrato, per la prima volta, dei veri operai".
Ci sono infine le pagine dedicate all’editoria
islamica, e all’interno della classificazione “araboislamica”
convivono diverse realtà, con edizioni in lingua araba o con traduzioni
di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. A Imperia ha sede
l’editrice Al-Hikma, a Torino l’editrice Ibn Sina dell’omonimo
Centro studi europeo. Il Centro islamico di Milano Segrate ha
pubblicato per molto tempo Il messaggero dell’Islam, diretto da
Pasquini.
L’autrice affronta anche il problema spinoso e
delicato delle coppie islamo-cristiane. Unioni sconsigliate in prima
persona dall’allora papa Giovanni Paolo II, perché rischiose, nel
testo “Erga migrantes caritas Christi”, sui diritti-doveri delle
popolazioni immigrate in Italia. Sul tema anche le comunità islamiche
invitano alla prudenza. Il numero di coppie però aumenta di anno di
anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Anche se il problema è
ottenere la dispensa "per disparità di culto". Ci sono allora
Farid e Nicoletta Ouazzene, felicemente uniti da più di dieci anni, con
figli, che non si sono sposati in chiesa ma hanno affrontato due
matrimoni, uno islamico e l’altro civile, educando i figli alla
religione musulmana, anche se lei va a messa tutte le domeniche.
Non sempre però "sono rose e fiori". Alto è
il numero delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma
per una tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il
partner per tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e
assimilarlo all’interno della propria cultura".
Manuela e Rashid, un giovane marocchino, si sono
separati perché alla nascita del figlio Younes il padre pretendeva, su
pressione della sua famiglia, che lei lasciasse il suo lavoro e si
trasferisse in Marocco per allevare il figlio secondo le tradizioni
locali.
Il volume è una goccia nel mare di pubblicazioni
sull’argomento, il merito maggiore di Angela Liano è di aver
affrontato soprattutto il problema dei giovani immigrati, o di quelli
nati in Italia da famiglie islamiche e del loro inserimento a contatto
con i giovani del posto o di altri religioni.
Da Peace reporter
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Da Adnkronos
ISLAM: LANO, CONOSCERE MUSULMANI D'ITALIA PER CONVIVENZA E INTEGRAZIONE
Angela Lano - "Islam d'Italia. Inchiesta su una realta' in
crescita
(Aki) - ''Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi
superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e
l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice
Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo
'L'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline editore). Il volume contiene il
viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti
comunità islamiche d'Italia. Partendo da Torino e passando per Milano,
Firenze e Roma, la Lano giunge a Napoli descrivendo la situazione dei
musulmani che vivono in queste città e facendo una radiografia delle
attività e degli esponenti più rappresentativi e noti della realtà
islamica italiana. Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza
quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da
immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello
che viene trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene
l'autrice, è un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche
al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei
confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne
conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da
un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una
situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e
l'integrazione''. Il giornalista del quotidiano 'La Repubblica', Nicola
Lombardozzi, nella prefazione al libro spiega inoltre che "in queste
pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della
presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i
concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze
di un numero impressionante e variegato di protagonisti''. Il cronista
spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali
cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non
hanno come lei una profonda conoscenza della materia".
Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso
l'Università Cattolica di Milano, definisce il lavoro di Angela Lano
''un'indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità''.
Hamza Boccolini
Sep-12-05 14:27
da. adnkronos
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Da: Islam Online
Islam d'Italia, Angela Lano
L’ultimo
libro di Angela Lano giornalista torinese esperta di cose islamiche e
del mondo arabo, è una ventata d’aria fresca in un panorama
abbastanza fosco di testi-spazzatura, istant-books sul mondo islamico ed
in ogni caso testi scritti per alimentare l’odio la diffidenza e
la paura o comunque con tesi precostituite di difesa dello scontro tra
le civiltà, dell’irriducibilità dell’Islam alla democrazia ed
altre amenità del genere.. Ormai è diventato lo sport nazionale dare
la colpa all’altro al diverso al povero all’oppresso per qualsiasi
cosa non funzioni, compresa la questione degli autobus pieni e delle
metropolitane affollate. La colpa è degli extracomunitari non dei tagli
del Governo agli enti locali ed alle aziende autonome Nello stesso
modo le persone affrontano il tema della convivenza tra le culture .Angela
Lano disvela finalmente in un reportage esauriente delle realtà
islamiche italiane viste nel loro pluralismo e nella loro complessità
quanto si stia realizzando contro molte aspettative pessimistiche la
costruzione di un islam d’Italia libero ed indipendente dagli stati e
dagli interessi di attori esterni.. L’Autrice sfata preconcetti
,pregiudizi ed etichette fasulle appiccicate ad alcune realtà
islamiche italiane. Critica come inutilizzabile nel mondo islamico
l’aggettivo “laico” etichetta posta su qualunque realtà sia filo-
occidentale e filoamericana Smonta la querelle dell’Islam moderato
affermando giustamente che l’Islam non moderato non è Islam. E che
comunque le realtà islamiche italiane stanno andando verso la
democrazia ,prova ne sia che nessuno chiede il califfato. In realtà
l’Islam è laico in quanto non esiste nel mondo islamico alcuna Chiesa
che possa costruire un mondo separato.,mentre è sempre esistita
differenza di piani tra sultano, che incarna il potere
amministrativo e califfo che invece incarna la funzione religiosa e
quella politica.. Ad ogni modo laico non significa democratico ,come
dimostra l’esempio delle dittature in Tunisia in Siria o nello stesso
Iraq di Saddam, dittature laiche e presuntamene espressione di strati
filooccidentali ed assimilazionisti. Così come non esiste ateismo in
quanto Allah è dappertutto. esiste invece tra i musulmani contemporanei
un atteggiamento relativamente diffuso di disimpegno riguardo alla
religione. ragazzi e ragazze che pur definiti musulmani rifiutano la
pratica religiosa o la rimandano nel tempo sentendola come lontana
rispetto alla loro esperienza.(musulmani senza islam)In ogni caso sia il
rifiuto sia l’accettazione della propria identità islamica sono
comunque - come nota Allievi e come confermano le interviste di Angela
Lano - una prova del fatto che tutte queste persone praticanti o
no, si definiscono musulmani e membri di una comunità (ummah).
Emblematiche di questa situazione le interviste ad alcune giovanissime,
una delle quali aveva sostituito la propria cultura, religione e
tradizione con la mania dello shopping.è chiaro che questa ragazza
quando si stancherà di comperare e maturerà
riscoprirà in qualche modo la sua fede e i suoi valori. Le interviste
provano anche- riguardo alla questione dei matrimoni misti- che i
matrimoni reggono di più quanto più è alto lo status e il livello
culturale della coppia stessa.. Spesso queste coppie infatti scoppiano
per motivi puramente economici o psicologici specialmente quando
l’uomo non riesce ad integrarsi completamente sul piano
psicologico nella realtà italiana.e contiua a percepire se stesso come
escluso .Per quanto riguarda invece la situazione delle principali
associazioni islamiche Angela Lano taccia un quadro di passaggio
dall’Islam degli immigrati a quello degli italiani quadro che
coinvolge tutti dalla moschea di Viale Jenner che fino a qualche
anno fa rifiutava l’integrazione fino alle associazioni legate all’U.C.O.I.I.
e a quelli che fanno Dawa.(appello all’Islam) fino alle associazioni
sciite (queste ultime ad esempio si stanno inserendo nel dialogo
islamocristiano).L’inserzione dell’Italia tra i paesi del patto o
della pace (dar al salam)ha reso possibile il pieno riconoscimento da
parte di tutte le associazioni islamiche delle istituzioni democratiche
e l’inserimento di importanti dirigenti nel lavoro sindacale
interreligioso o etnico specialmente quadri medi. Particolarmente
illuminanti sono le belle pagine dedicate al settore islamico –no
global dei musulmani che riempiono le piazze chiedendo pace e democrazia
sulla scia degli insegnamento di Tareq Ramadan.. Alcuni passaggi del
libro sono dedicati al percorso religioso ed esistenziale di Hamza
Piccardo un uomo generoso ed integro strenuo difensore della comunità
islamica e delle giuste cause, messo in croce per alcune sue
dichiarazioni risalenti ad una quindicina di anni fa nelle quali lui non
si riconosce più eccessivamente rigide rispetto ad alcuni aspetti della
storia e della cultura degli ebrei inserite nelle note alla redazione
italiana di una parafrasi del Sacro Corano Affermazioni
discusse e discutibili all’interno della comunità stessa,
nient’affatto gratuite in quanto si appoggiavano comunque su testi
tradizionali universalmente riconosciuti (ibn Kathir.ecc.) che invece
sono state prese a pretesto per una campagna di calunnie contro il
fratello contro l’Ucoii e contro i fratelli musulmani. niente di
particolarmente scandaloso se si pensa a quello che dicono certi
predicatori medio-orientali quando vogliono infervorare l’uditorio in
funzione antiamericana .Angela Lano mette in evidenza il superamento di
queste posizioni da parte di Hamza e l’approfondimento del suo
cammino spirituale Per lui e per molti musulmani contemporanei
oggi assieme alla assoluta esigenza della giustizia e dell’autodifesa
emerge una esigenza di rispetto assoluto delle creature e del valore
della vita, una esigenza nella quale mi riconosco pienamente e che rende
veramente e profondamente contemporaneo – nell’accezione migliore-
il messaggio islamico.Un Islam di pace di misericordia di pazienza di
compassione.Come dice il fratelo sufi Hashim Cabrera imam Andaluso. E
pittore..”el Islam es la mas misericordiosa de las vestiduras”.Tra
le esperienze di base che emergono dalla ricerca alcune molto
conosciute e mediatizzate vorrei invece sottolineare quelle che più per
vari motivi sono rimaste in secondo piano.Sta emergendo nel mondo
islamico il discorso della non- violenza, un discorso che piacerebbe
ad Omar Caminetti di cui Angela Lano mette in rilievo il
particolare percorso di un Islam fortemente spirituale ed apolitico- e
se esiste un Gandhi in terra d’Islam non puòessere altri che Sheikh
Abdelsamad Yassine l’esponente politico certamente più amato dai
marocchini .A Torino in via Chiasso esiste una moschea i cui dirigenti
fanno riferimento proprio al partito di Yassine e che applicano i suoi
metodi- coniugando islam sannita sufismo e accettazione del metodo
democratico- nella realtà italiana.Il risultato è una mescolanza di
islamismo moderato e di sufismo un insegnamento fortemente
spiritualizzato e fortemente caratterizzato per l’inserimento nel
sociale secondo il principio “la ikraha fiddin””non c’è
costrizione nella religione”(Corano). . è noto che Yassine è anche
un sufi e che il suo movimento si caratterizza per l’accettazione del
dialogo tra islamisti e laici ,per il rispetto della libertà di
coscienza e dei diritti umani, per la battaglia a fianco delle
opposizioni al regime per la democrazia e a favore dei diritti
della donna musulmana senza alcuna concessione al bieco
tradizionalismo che impregna certe realtà rurali marocchine e che
caratterizza invece l’islamismo radicale filo- saudita. Nella maggior
parte dei paesi islamici..Un'altra caratteristica emergente è il
rifiuto di parecchie associazioni islamiche e moschee di avere
finanziamenti dai paesi di origine preferendo affidarsi alla
sottoscrizione popolare e creando piccole imprese (self service
macellerie halal ristoranti call center) per permettere alla comunità
stessa di decollare economicamente. Molte di queste imprese costruite
per iniziativa di musulmani praticanti danno lavoro ad islamici e
non,italiani compresi .Altro che terroristi o ladri di lavoro
“italiano”!!Altro che racket ,anche perchè i proventi di queste
attività sono modesti anche per impiegare il maggior numero di persone
e sostenere le famiglie.anche con piccoli guadagni (donne che
fanno il pane e lo vendono ecc.)In questi anni l’Islam si è
affacciato come attore rilevante anche dal punto di vista della
beneficenza .Attraverso grandi associazioni internazionali come l’Islamic
Relief Italia filiale di una associazione conosciuta e rispettata in
tutto il mondo.
Ma
anche attraverso l’associazione di beneficenza col popolo palestinese
di Genova che non solo aiuta palestinesi cristiani e musulmani
senza distinzione alcuna ma solidarizza con i non violenti a
fianco dei pacifisti integrali alla Rachel Corrie quelli che praticano
la tattica dell’interposizione rischiando la vita nei terrritori
occupati per difendere una casa un albero una famiglia.
Completano
il quadro le interviste ai fratelli che lavorano fianco a fianco
con i detenuti con i ragazzi maghrebini di strada e cercano di redimere
ladri e prostitute Un'altra attività di cui i giornali non si occupano
troppo coinvolti nelle inchieste contro presunti terroristi regolarmente
scarcerati per non aver commesso il fatto.Fino al punto che sembra che
in Italia solo le associazioni cattoliche si occupino dei poveri, e che
la poca beneficenza islamica sia destinata solo a poche famiglie il che
ancora una volta non è vero.. .Fratelli come Abdelaziz Khounati ed
Ahmed Chierkaoui. Si occupano da anni di situazioni a rischio di
devianza ed esiste una collaborazione tra alcune moschee gli enti locali
e alcune associazioni di volontariato che sta dando i suoi fritti
specialmente a Roma Milano e Torino Emergono anche situazioni
divertenti e in cui la realtà supera la fantasia. Mi riferisco in
particolare all’intervista al fratello Ismail Castelli di Roma
(per
il quale è stato coniato il termine “islam all’amatriciana” per
dire islam vissuto alla romana) una persona che è la negazione del
luogo comune del musulmano arcigno e noioso,, che racconta in modo
semplice ma rivelando una profonda sensibilità della sua conversione in
Somalia davanti ad un cieco che ringraziava Allah (“io invece ho
tutto e non ringrazio Dio “si chiese fu l’inizio del suo Islam
)e alla situazione del fratello napoletano che all’inizio del suo
cammino islamico gestiva unna norcineria, dove si vendeva carne di
maiale e che per un bel pòdi tempo i musulmani locali si riunirono
proprio nel retrobottega della norcineria. Proprio vero che le vie del
Signore sono infinite. Consiglio questo libro in particolare a chi è un
neofita della materia perchè è di facile ed agevole lettura e ben
scritto.
Amina
Donatella Salina
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Wuz-cafè letterario
Angela
Lano
Islam
d’Italia
Inchiesta
su una realtà in crescita
“Una
sessantina di ragazzi, quasi tutti tra i quindici e i vent’anni: i
maschi seduti sulla fila di destra, le femmine su quella di sinistra.
Sorridenti, disinvolti e cordiali l’uno con l’altro. Vestiti secondo
la moda degli adolescenti di oggi, ma con un’unica particolarità: le
ragazze indossano lo hijab, il foulard islamico e un soprabito
sopra i pantaloni modernissimi. Italiani ma ancora arabi, arabi ma già
italiani.”
L’autrice
ha tentato di tracciare un quadro politico, sociale e religioso della
presenza dell’islam in Italia rivolgendosi non solo a tutti coloro che
hanno una buona conoscenza dell’argomento, ma anche a chi necessita di
chiarimenti su alcuni termini letti quotidianamente sui giornali e di
cui forse non sempre conosce il significato esatto (ad esempio imam,
baraka, ecc.).
Diverse sono le modalità di vivere l’Islam da parte degli immigrati:
esiste un “Islam privato”, che è di certo il più diffuso, di chi
ha solo un legame di tipo culturale ma si considera ateo o agnostico;
quindi quello di chi è impegnato a livello sociale e chiede un
rinnovamento generale, ponendosi su posizioni vicine al movimento
newglobal: si tratta di una élite colta; infine ci sono le posizioni più
radicali, tra cui può anche annidarsi il terrorismo. A questo
proposito: “Chi sono quei terroristi” - si domanda Abdelwahab Meddeb,
autore di La malattia dell’islam (Bollati Boringhieri) –
“se non figli dell’americanizzazione del mondo? Figli che non sono
guariti dalla ferita di cui ancora soffre il soggetto islamico, per
essere stato trasformato in dominato dopo essere stato dominatore.”
Questa può essere la causa esterna, ma ne esiste anche una interna: una
lettura letterale e acritica del testo sacro.
Ecco a brevi linee la struttura del volume. Otto i capitoli: i giovani,
Torino, Milano, la Liguria, la Toscana, Roma, Napoli e le coppie
islamo-cristiane.
Il volume si apre con l’incontro con alcuni giovani, ragazzi e
ragazze, quasi tutti di seconda generazione che amano la loro patria
(l’Italia) e che si sentono anche profondamente musulmani. La loro
identità non entra in conflitto con il loro essere italiani e sembrano
dimostrare una grande volontà di affermarsi, di vivere una vita sociale
attiva e produttiva senza mai dover negare il loro essere arabi e
musulmani.
Non c’è però un unico tipo di “giovane musulmano”, così come
non c’è un unico tipo di giovane cattolico o ebreo.
“Interessante è il fenomeno del ‘ritorno all’islam’ in terra di
immigrazione”: diverse le motivazioni, ci spiega l’autrice, ma di
certo la ricerca identitaria è quella dominante ed è anche quella che
porta molte donne a mettere il velo (cosa che non facevano in patria)
quando giungono in Italia. Di certo (e vediamo questa opinione
suffragata dai recenti eventi giudiziari) è stata gonfiata a dismisura
la presenza di situazioni di estremismo e di fondamentalismo politico
dei musulmani in Italia. Ugualmente però non si può negare che come
esistono molte realtà di rispetto all’interno della famiglia
musulmana, così vi sono anche numerosi casi di maltrattamenti familiari
dovuti a un padre o a un marito che non accetta che le donne abbiano
autonomia e libertà di scelta.
La molteplicità della presenza musulmana in Italia sta duramente
pagando, spesso ingiustamente, per la drammatica situazione
internazionale e sussiste il tentativo di livellare il giudizio su tutte
le componenti e le manifestazioni religiose dell’islam additandole
come una minaccia e un pericolo. Sarebbe invece utile una maggiore
conoscenza di questa complessa e articolata realtà, anche per evitare
che il pregiudizio si evolva in forme di razzismo e di persecuzione vera
e propria.
Di
Grazia Casagrande
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Angela
Lano
Islam
d’Italia "La
percezione che spesso abbiamo del mondo islamico è quella di un nemico
oscuro che assiste paziente al nostro inesorabile sgretolamento, pronto
a divorare in un solo boccone conquiste, contraddizioni e orrori della
nostra civiltà. È una concezione superficiale, ma rivela che qualcosa
di questo mondo, che in parte è già dentro di noi, dovremo pur cercare
di capire. Angela Lano ha tentato, e mi sembra con grande successo,
un'operazione molto ambiziosa: tracciare il quadro politico, sociale e
religioso della presenza dell'Islam in Italia riuscendo a coinvolgere
anche quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della
materia". Nicola
Lombardozzi, caporedattore esteri di "la Repubblica"
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da: Arab.it
Islam
d’Italia, Angela Lano
Terrorismo e fondamentalismo: se siamo onesti dobbiamo riconoscere
che questi termini, pur associabili a realtà politiche, culturali e
religiose diverse tra loro, nell’immaginario collettivo occidentale
sono spesso associate al mondo e alla cultura islamica. Dell’Islam
conosciamo, in prevalenza, quello che i mass-media ci trasmettono e, non
di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di
disagio e di insofferenza. Questo, però, non è l’Islam, semmai è
un’idea di Islam che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino
comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti
dell’altro. E tutto questo vale anche per l’Islam d’Italia; ne
conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da
un’informazione, in qualche caso, affrettata e parziale e da una
situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e
l’integrazione. In queste pagine l’Autrice, A. Lano, traccia il
quadro politico, sociale e religioso della presenza dell’Islam in
Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con
riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un
numero impressionante e variegato di protagonisti… Con umiltà da
cronista, ha messo da parte la sua preparazione specifica spiegandoci,
tutte le volte che può, piccole ma fondamentali cose: che vuol dire “sufi”,
cosa fa un “imam”… coinvolgendo quelli che non hanno come lei una
profonda conoscenza della materia… (dalla Prefazione di Nicola
Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica).
Nell’Introduzione a questo libro Paolo Branca, docente di arabo
presso l’Università Cattolica di Milano e uno dei più acuti studiosi
dell’Islam, definisce il lavoro di Angela Lano un’indagine sul
campo, condotta con perizia e sistematicità.
INTERVISTA
ALL’AUTRICE
Perché ha scritto questo libro?
E’ un progetto che coltivavo da anni, esattamente dal 1998-99, quando,
per la rivista “Missioni Consolata”, ho pubblicato un’inchiesta a
puntate sull’Islam in Italia, forse una delle prime a livello
giornalistico. Dagli anni ’90 seguo da vicino l’evoluzione della
realtà islamica italiana, con le sue potenzialità positive e negative.
Vista la svolta islamofoba che ha fatto seguito all’11 settembre del
2001, e la pubblicazione di libri dai toni allarmanti, ho ritenuto
importante offrire il mio contributo di studiosa. Senza fare del
buonismo – per contrastare il giornalismo terrorizzante e
disinformante -, ho cercato di analizzare una variegata ed eterogenea
realtà, lasciando parlare i personaggi.
Qual è in Italia la realtà dell’Islam?
Come scrivo nel mio libro, è complessa e per niente omogenea.
Co-esistono, con conflittualità palesi e latenti, numerose anime e
interpretazioni dello stesso Islam. Come per qualsiasi altra religione,
ci sono coloro che si arrogano il diritto di dare la “vera
interpretazione”, di testimoniare il vero Islam. C’è poi l’Islam
“moderato” e scolorito dei salotti tv, che ha perso ogni
connotazione identitaria. C’è quello colto, praticante e tollerante,
quello radicale in tutte le sue sfumature…
L’Islam e i mezzi di informazione?
Il rapporto è negativo: l’Islam, nella maggior parte dei casi, deve
apparire come il “nemico” della civiltà occidentale. Per
raggiungere questo scopo, si inventano casi inesistenti, si invitano in
studio o si intervistano persone con visioni fondamentaliste e rozze,
ecc. Parallelamente, sono onnipresenti anche personaggi investiti di una
rappresentatività che non hanno, e che per sembrare “moderati”
rischiano di trasformarsi in burattini senza identità. In quest’epoca
di decadenza generalizzata, dove dominano i cristiani senza Cristo,
moralisti di comodo e a compartimenti stagni, fondamentalisti e privi di
una cultura umanistica di fondo, lo scontro con i musulmani è elevato a
missione. Ignorano, i signori, che l’Europa, per secoli, è stata
centro di scambi fecondi e colti tra le due sponde del mediterraneo e
che l’eredità greco-latina è giunta fino a noi dal Medioevo grazie a
studiosi e traduttori musulmani. E che mentre noi ci dibattevamo in
un’Europa meridionale oscurata dall’ortodossia fondamentalista, loro
erano in pieno rinascimento.
“Dalla conoscenza nasce il dialogo e il rispetto
reciproco”, lei scrive. Nel suo “viaggio-inchiesta” ha percepito
uno sforzo dei musulmani per conoscere la cultura cristiana?
Sì, soprattutto da parte di un’élite colta e illuminata. La gente
comune convive da anni con i cristiani: i bambini frequentano le stesse
classi e al pomeriggio giocano insieme – uno dei migliori amici di mio
figlio, di 8 anni, è una ragazzetto marocchino – fanno i compiti o
frequentano l’oratorio. Ovviamente questo non vale per la parte più
intransigente, presente e attiva, che rifiuta il contatto troppo
ravvicinato con i non musulmani. Nelle città italiane vengono
organizzati molti incontri interreligiosi, dove giovani cristiani e
musulmani si incontrano per pregare insieme e discutere. I non
praticanti, tra gli immigrati provenienti da paesi musulmani, sono
tanti, così come quelli che hanno solo legami di tipo culturale e
tradizionale con la religione d’origine. Questi non sono molto diversi
dai non credenti italiani o dai “cristiani delle grandi feste”.
Talvolta però, il rapporto con le tradizioni di famiglia, per quanto
slegate dalla fede, possono creare ugualmente ostacoli alle relazioni
interpersonali e alla piena integrazione: i problemi sorgono, magari,
quando la figlia vuole sposare un non musulmano… Per il dialogo tra
culture diverse sono indispensabili buone conoscenze reciproche e
l’umiltà di riconoscere ciò che accomuna più che ciò che divide.
E’ più facile che un cristiano che vive pienamente il messaggio di
Cristo nella vita quotidiana incontri senza pregiudizi un musulmano
praticante e sincero, piuttosto che i cristiani senza Dio – che vanno
tanto di moda in questo periodo – e i musulmani letteralisti e
dall’ortodossia tutta esteriore.
I libri sono distribuiti in tutta Italia da "CDA Consorzio
Distributori Associati", Bologna. Se non fossero disponibili dal
Vostro libraio potete farli richiedere al distributore o potete
ordinarli direttamente alla casa editrice (pagamento in contrassegno)
specificando esattamente nome, indirizzo, località e cap. |
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primonumero.it
QUANDO LE PAROLE NON BASTANO, AngelA Lano
Spesso ci si ritrova a dire sempre le stesse
frasi sull'incapacità di poter fare qualcosa di concreto per
contrastare la guerra e lo stato attuale delle cose. E' in questi
momenti, più che in altri, che le testimonianze di altre persone
possono giocare un ruolo fondamentale contro quello stato
apatico-depressivo che spesso ci colpisce.
"Quando le parole non bastano" di Angela Lano contiene 13
interviste rilasciate da personaggi
impegnati nel campo della pace e della giustizia sociale. Testimonianze
di vita che colpiscono per intensità e profondo senso etico, scelte di
vita controcorrente, storie di consapevolezza, di crescita interiore e
cambiamenti radicali.
Partendo da ciò che ha spinto i protagonisti del libro ad effettuare
queste scelte, e cioè dal proprio "momento di svolta",la
giornalista Angela Lano ripercorre con loro le tappe salienti delle loro
vicende, le paure, le ansie e le gioie che hanno caratterizzato le loro
vite. Provengono da ambienti differenti, da situazioni e storie diverse,
ma sono tutti accomunati dalla
voglia di lottare per i grandi temi della pace e della giustizia in cui
ognuno di loro crede.
La parola qui acquista senso in quanto elemento che scuote le coscienze,
fattore di dialogo tra popoli.
La parola si trasforma in azione, in qualcosa di concreto, in ciò che
spinge a realizzare ciò in cui si crede.
a cura di Alessia Mendozzi
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da: altermedia.it
Islam d'Italia, Angela Lano
Terrorismo e fondamentalismo: se siamo onesti dobbiamo riconoscere
che questi termini, pur associabili a realtà politiche, culturali e
religiose diverse tra loro, nell’immaginario collettivo occidentale
sono spesso associate al mondo e alla cultura islamica. Dell’Islam
conosciamo, in prevalenza, quello che i mass-media ci trasmettono e, non
di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di
disagio e di insofferenza. Questo, però, non è l’Islam, semmai è
un’idea di Islam che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino
comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti
dell’altro.
E tutto questo vale anche per l’Islam d’Italia; ne conosciamo solo
gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un’informazione, in
qualche caso, affrettata e parziale e da una situazione politica
internazionale che non favorisce il dialogo e l’integrazione. In
queste pagine l’Autrice, A. Lano, traccia il quadro politico, sociale
e religioso della presenza dell’Islam in Italia, offrendo la
possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e
teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e
variegato di protagonisti… Con umiltà da cronista, ha messo da parte
la sua preparazione specifica spiegandoci, tutte le volte che può,
piccole ma fondamentali cose: che vuol dire “sufi”, cosa fa un
“imam”… coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda
conoscenza della materia.
Nell’Introduzione a questo libro Paolo Branca, docente di arabo presso
l’Università Cattolica di Milano e uno dei più acuti studiosi
dell’Islam, definisce il lavoro di Angela Lano un’indagine sul
campo, condotta con perizia e sistematicità.
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Islam d'italia, Angela Lano
L’intento della scrittrice è dimostrare che “Conoscere il vero
volto dell’Islam al di là di stereotipi superficiali è l’unica
strada civile per la convivenza e l’integrazione”. Intento non
facile, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, ma che l’autrice
affronta con professionalità, lucidità e, soprattutto, dimostrando una
grande conoscenza del mondo islamico in Italia. Inizia con uno sguardo
complessivo, e già qui emergono differenze che, nel corso della
lettura, si faranno sempre più numerose ed evidenti... Angela Lano
passa poi ad una presentazione approfondita della situazione dei giovani
islamici nel nostro paese. Lascia a loro la parola ed emergono
situazioni diversissime, che testimoniano quanto siano differenti le
modalità d’integrazione (e non…) e quanto siano diversi gli stati
d’animo, le speranze, i desideri, i progetti per il futuro di questi
ragazzi. La seconda parte è dedicata ad un viaggio attraverso alcune
città italiane, partendo da Torino, arriva a Milano, a Genova, a
Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. L’intento è “ripulire” la
mente del lettore da falsità, generalizzazioni, strumentalizzazioni
cresciute intorno al mondo arabo, a questo islam che fa tanta paura. Non
è un obiettivo facile, ma quel che colpisce è l’assoluta lucidità,
il rigore, l’obiettività, la mancanza di pregiudizi e tesi
precostituite che l’autrice dimostra, da profonda conoscitrice del
mondo arabo. La Lano non esprime pareri, non manifesta opinioni
personali, lascia parlare i suoi stessi interlocutori, imam e fedeli,
fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti,
donne velate e non, uomini con o senza barba. Sono persone diverse fra
loro, italiani e non, ognuno con esperienze distinte e non
generalizzabili, pacifici ed inquietanti, ma che rappresentano,
comunque, un qualcosa che vive all’interno del nostro paese e con il
quale, volenti o nolenti, dobbiamo metterci in discussione, comunicare,
conoscere, poiché, come dice Nicola Lombardozzi nella prefazione,
“l’Islam è un mondo complesso che merita assoluto rispetto, e con
mille sfaccettature. Alcune di esse devono metterci in guardia; altre
dobbiamo conoscerle a fondo per migliorare il dialogo; da alcune, forse,
abbiamo molto da imparare”.
Maria Cristina Rosa
Da: forumlive.net |
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A colloquio con la Voce d’Italia Angela
Lano, islamologa
la Voce d'Italia Anno II N.107 nuova edizione del 17/04/2007
Qual è la situazione palestinese, quale futuro per questo popolo? Lo
chiediamo ad Angela Lano: giornalista torinese, laureata in lingua e
letteratura araba, direttrice dell´agenzia www.infopal.it e, autrice di
diversi libri sulla questione islamica e la condizione delle donne
musulmane.
Quali sono le condizioni del popolo palestinese, privo dei
sufficienti aiuti internazionali?
Stando ai rapporti delle agenzie umanitarie, oltre che dei vari
ministeri come quello della sanità e il ministero dell´educazione
palestinese, emerge una situazione devastante. Il tasso di
disoccupazione è ai massimi storici. Di conseguenza anche la povertà
è ad altrettanti livelli: le famiglie non hanno i soldi per procurarsi
da mangiare, né sono in grado di procurarsi libri e quaderni per i
figli o medicinali per curarsi. Le conseguenze di questa povertà
latente si risentono anche da un punto di vista sociale ed ecologico. C´è
un centro per la salute mentale di Gaza molto famoso ed efficiente, il
GCMHP (Gaza Community Mental Health Programm), che racconta appunto che
questa situazione di violenza e povertà, di mancanza di tutto, rischia
di creare nelle generazioni presenti e future dei disagi psichici molto
forti. Ad esempio tra i bambini ci sono dei disturbi che vengono
figurati come "patologie da sindrome da stress
post-traumatico" che comportano inappetenza, disturbi del sonno,
aggressività e tendenza al suicidio.
Affrontiamo la questione politica. Metà dell´esecutivo Hamas si
trova nelle carceri israeliane, inoltre deve fare i conti con il
boicottaggio internazionale, che a sua volta ha innescato una situazione
sociale esplosiva. Quale futuro vede per questo esecutivo
Il futuro di Hamas è abbastanza drammatico. Sono in corso tentativi
internazionali, americani e israeliani, di dar vita a un golpe contro il
governo Hamas. Del resto, anche una parte di Fatah sembra si stia
muovendo in tal senso, e attraverso minacce continue, da parte del
presidente dell´Anp (Autonomia Nazionale Palestinese), di licenziare il
governo. L´obiettivo è quello di dar seguito alle richieste
israeliane. Basta pensare che fino a qualche settimana fa, prima dell´incontro
tra Abbas e Bush a Washington in occasione dell´Assemblea annuale dell´Onu,
si erano svolti incontri per la formazione di un governo di unità
nazionale. Sembrava che Hamas e Fatah fossero vicini ad un accordo.
Tornato dagli Usa, Abbas ha cambiato atteggiamento, e questo fa pensare
che abbia subito pressioni da parte di Washington. Di conseguenza, ora
non vuole più incontrare il premier Haniyah.
Intanto qualche giorno addietro un´agenzia ha annunciato un
protocollo d´intesa con l´intermediazione egiziana, fra Hamas e Fatah,
per superare i profondi contrasti. Non sarebbe la prima volta, potrebbe
essere l´accordo decisivo o una replica di qualcosa già visto??
In queste settimane, per non parlare di esperienze passate, ci sono
giunte più volte notizie in cui si parlava di un imminente accordo tra
le fazioni. Ma l´obiettivo sperato non è mai stato raggiunto. Ben
venga che, questa volta, attraverso l´Egitto siano riusciti e trovare
una qualche intesa.
Ma in passato abbiamo visto più volte una intermediazione
egiziana, ottenendo comunque un nulla di fatto. Sicuramente per Hamas e
Fatah serve qualcosa che vada al di là dell´intermediazione egiziana e
di quella internazionale. E´ anche un discorso politico interno. Non
crede?
All´interno di Fatah ci sono divisioni: abbiamo letto le
dichiarazioni di Qaddoumi, leader politico di Fatah in esilio a Tunisi,
contrarie al licenziamento del governo Hamas. All´interno del movimento
non manca certo un dibattito forte. Esistono correnti diverse, dirette
da personaggi di spicco, come Abbas e Qaddoumi, che sono su posizioni
differenti. Sicuramente quella di Qaddoumi rispecchia maggiormente la
volontà del popolo palestinese, che in maggioranza è contraria allo
scioglimento dell´attuale esecutivo. Non dobbiamo dimenticare che in
Palestina, nel mondo politico e sociale, anche coloro che non sono
legati a movimenti islamici o a partiti politici, sono dell´idea che
questo governo non vada licenziato. O meglio, sostengono l´ipotesi di
un governo di unità nazionale, quindi la linea di Abbas non rispecchia
i reali desideri dal popolo palestinese Invece, una parte di Fatah è
legata, per convinzioni personali o di realpolitik, ad una linea più
israelo-americana.
Hamas e Fatah si contendono il predominio politico e sociale dei
territori palestinesi. Qual è la reazione del popolo palestinese
rispetto a questo scontro?
Ci sono delle aree che sono più legate a Fatah, ed altre più legate
ad Hamas, come la Striscia di Gaza. Ma al di là delle divisioni
territoriali e della realtà sociali, come le forze di polizia
dipendenti dalla Presidenza o gruppi di settore pubblico esplicitamente
fedeli a Fatah, il resto della popolazione ha votato per Hamas
esprimendo una serie di istanze: cambiamento, moralizzazione,
liberazione nazionale. E´ stato anche un voto di protesta, che ha
segnalato la delusione per anni di corruzione. La gente chiede che le
fazioni riescano a raggiungere un accordo e che si ponga fine a questa
violenza fratricida. Fra i tanti palestinesi che hanno votato Hamas ci
sono anche cristiani. Ci sono religioni cristiani che hanno espresso
giudizi positivi sull´operato e la moralità politica di Hamas. Questo
vorrà ben dire qualcosa, no? Tuttavia, il cambiamento tanto atteso
dalla popolazione è stato boicottato sia dal feroce embargo
internazionale che sta affamando e immiserendo strati sempre più ampi
di palestinesi, sia dall´arresto da parte di Israele di metà esecutivo
Hamas e di molti membri del Parlamento. Questo li ha privati della
maggioranza utile a governare. Il blocco esterno ha svuotato le casse
palestinesi, dunque, come può Hamas portare avanti un programma
politico? Mi sembra altamente scorretto, immorale direi, l´atteggiamento
di alcuni esponenti di Fatah, come Dahlan e altri, che hanno rinfacciato
al governo il mancato raggiungimento di questi obiettivi. E´ un
esecutivo assediato, e sta facendo ciò che può. Per poterlo giudicare
onestamente bisognerebbe dargli le condizioni di governare: porre
termine al boicottaggio internazionale, restituire gli ingenti capitali
dei dazi palestinesi illegalmente sottratti da Israele, liberazione dei
politici e amministratori ingiustamente reclusi, possibilità di
esercitare commerci e attività economiche, ecc. Tutte condizioni
"normali" per il corretto espletamento delle funzioni di un
esecutivo.
Durante le trattative di pace in Libano, il ministro degli esteri
italiano, Massimo D´Alema, ha avanzato la proposta di un contingente
internazionale Onu nella Striscia di Gaza. Cosa ne pensa e come giudica
l´atteggiamento italiano verso la causa palestinese?
Sicuramente l´approccio di D´Alema alla questione mediorentale è
migliore di quella del precedente governo, che invece aveva sposato la
causa israeliana in modo unilaterale, abbandonando totalmente una
storica politica filo-araba, sostenuta da Andreotti e Craxi. La
dichiarazione di D´Alema può essere presa in senso positivo.
Sicuramente una forza di contrapposizione a Gaza potrebbe essere utile.
A Hebron c´è già un contingente italiano, ma non mi risulta che
impedisca agli israeliani di esercitare violenze contro i palestinesi,
di sottrarre loro le case o di trasformarle in postazioni militari o di
occupare la Moschea di Ibrahim. Non mi pare utilissima come forza di
contrapposizione. Come purtroppo non mi sembra positiva la forza
internazionale in Libano. Di fatto Israele continua a violare lo spazio
aereo libanese - ha persino attaccato una nave militare tedesca. Israele
agisce sempre nell´impunità generale. La risoluzione Onu è ambigua e
parla soprattutto di "disarmare Hezbollah", e alla fine questa
sarà la missione Unifil, con tutti i gravi rischi che ne seguiranno. Ci
ritroveremo come in Afghanistan, dove l´Onu ha lasciato il posto alla
Nato, e si spara contro i civili. Una forza di interposizione, come dice
chiaramente il termine stesso, si deve interporre tra i due litiganti.
Se invece si impone la linea solo su uno dei contendenti, il suo ruolo
perde di credibilità. Il nostro governo di centro-sinistra che ha
accreditato questa pericolosa missione in Libano e ha rifinanziato le
altre dovrebbe riflettere sulle drammatiche conseguenze a cui si andrà
incontro. Israele e gli Usa non scherzano, sono pronti a tutto per
raggiungere i loro obiettivi: totale occupazione e controllo di tutto il
Vicino e Medio Oriente (importanti strategicamente ed economicamente).
Quali sono le condizioni delle donne palestinesi da un punto di
vista sociale?
Purtroppo il mondo femminile, come quello infantile, subisce
direttamente una situazione di precarietà, di miseria e di violenza
inflitta al popolo palestinese. La società che è oppressa dall´esterno,
a sua volta opprime al suo interno. Nei miei ultimi viaggi in Palestina
ho notato un netto peggioramento della condizione della donna e dei
bambini. Gli uomini sono frustrati perché disoccupati o per le angherie
e umiliazioni a cui sono sottoposti tutti i giorni, e a casa si sfogano.
Sono in aumento preoccupante anche i "delitti d´onore".
Bisogna anche dire, però, che l´universo femminile è molto attivo,
vivace: ci sono tanti movimenti che mostrano un dinamismo interessante.
Spesso, comunque, le condizioni cambiano a seconda che si tratti di
realtà cittadine, periferiche o rurali. Le differenze sociali e
culturali sono molto forti. Le comunità nelle campagne sono spesso
molto più tradizionaliste e chiuse.
Qual è invece la condizione della donna palestinese che vive in
Italia? Come vengono trattate dalla società?
La loro presenza è sicuramente minoritaria rispetto ad altre realtà
etniche, come quella magrebina. Si tratta di una élite, solitamente
sono donne diplomate o laureate e ben integrate. Ci sono quelle che
lavorano, e magari portano il velo, e che vengono discriminate allo
stesso modo delle donne musulmane. L´italiano medio non è capace di
distinguere la storia che c´è dietro a ogni gruppo nazionale: un arabo
per molti significa Arabo Saudita o Marocchino. Non sanno dove
collocarlo geograficamente e culturalmente. Nelle scuole superiori i
ragazzi spesso non sanno quali sono gli stati di appartenenza di questo
o quel popolo. Non parliamo di quanti si fanno annientare il cervello
dai programmi trash in tv e che fanno di tutta l´erba un fascio. Cosa
vuole che gliene importi della donna palestinese o di quella marocchina.
Quanto alla causa palestinese, molto sostenuta, in passato, dalla
sinistra e da certa destra, ora non è quasi più di moda. Ora c´è la
"sinistra per Israele" o l´equivicinanza dalemiana. Il
problema è anche il tentativo di far sparire la questione palestinese
dalla pubblica informazione: la maggior parte dei quotidiani italiani,
ma anche delle tv, sono finanziati o controllati da lobby
politico-economiche che sono pro-sioniste e pro-governo israeliano e che
considerano i palestinesi né più né meno che dei
"terroristi". Che informazione vuole che passi? Fino agli anni
´90, l´italiano, anche quello medio, aveva ben presente chi erano i
palestinesi. Adesso i media descrivono, e contribuiscono a creare, la
figura del palestinese semplicemente come un terrorista. Abbracciano per
intero solo il punto di vista israeliano. Anche la storia della
Questione palestinese è ormai entrata nell´oblio e ha lasciato il
posto alla versione israeliana: tanto che anche il nostro attuale
governo ha festeggiato con l´Ambasciata israeliana a Roma l´anniversario
della "liberazione" israeliana. Liberazione da chi?
A cura di Stefano Totaro
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Corso
di aggiornamento
per insegnanti della scuola Elementare e Media Inferiore ,Cei, piemonte
DOCENTI:
Angela Lano,
giornalista presso il quotidiano "la Repubblica". Si occupa di
immigrazione con particolare attenzione alle problematiche relative
all'area arabo-islamica.
Ada
Lonni, ricercatrice presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di
Lingue e Letterature straniere dell'Università di Torino dove insegna
Storia sociale. Si occupa di rapporti tra istituzioni, economia e società
nell'Italia degli ultimi tre secoli; emigrazione italiana (sec.XIX e XX);
immigrazione in Italia e in Europa (seconda metà del XX sec.);
migrazioni mediterranee Medio Oriente: società, cultura, conflitti.
Collabora con il Comune di Torino in qualità di consulente e svolge
regolare attività di formazione sui temi relativi alle migrazioni e al
Medio oriente.
Adriana Luciano, docente associato di Sociologia del Lavoro presso il
corso di Laurea in Scienze dell'educazione dell'Università di Torino.
Si occupa, tra le altre cose, di politiche del lavoro, relazioni di
genere in ambito lavorativo e politiche di pari opportunità, formazione
professionale e formazione continua, diseguaglianze etniche, mediazione
interculturale.
Andrea Bocco, ricercatore presso la Prima Facoltà di Architettura del
Politecnico di Torino. Si occupa di studi di riqualificazione urbana; è
il responsabile del Settore Sviluppo Ubano del CICSENE di Torino e
dirige l'Agenzia Sviluppo Locale San Salvario
Brunello Mantelli, docente associato di Storia contemporanea presso la
facoltà di Lettere dell'Università di Torino. Esperto in Storia del
fascismo e del razzismo.
Bruno Ducoli, insegna teoria dell'interculturalità presso l'Università
di Mons (Belgio). E' stato il fondatore della prima iniziativa di
formazione organica per giovani immigrati a Bruxelles. Per unidici anni
ha coordinato - a Bruxelles, Madrid, Siviglia e Barcellona - programmi
europei rivolti alla formazione di insegnanti sui temi della pedagogia
interculturale. Direttore dal 1980 al 2000 del Centro regionale per le
migrazioni di Bruxelles è stato per dieci anni vicepresidente della
Commissione parlamentare mista istituita e voluta per favorire
un'integrazione armoniosa delle seconde/terze generazioni di immigrati
in Belgio.
Duccio Scatolero, ricercatore presso l'Istituto di Antropologia
criminale dell'Università di Torino. Responsabile scientifico dei primi
Centri per la Gestione dei conflitti e la mediazione aperti a Torino ed
in via di apertura in altre città italiane. Svolge per l'Università
della Strada e per la coop. G.A.P corsi di formazione in Mediazione sul
territorio nazionale per Enti pubblici e privati. Nel 2001 ha istituito
ed è responsabile del Centro di Servizi Europeo per la gestione dei
conflitti e la mediazione creata dall'istituto universitario Svizzero
(Sion) IUKB a lato del master Europeo in mediazione.
Enrico Allasino, sociologo, è ricercatore dell'Ires Piemonte e docente
di Metodologia della ricerca sociale presso la Facoltà di Lettere
dell'Università di Torino. Si occupa di politiche di integrazione dei
migranti, degli aspetti sociali dell'immigrazione e di minoranze
etniche.
Federico Faloppa, ricercatore presso il Department of Italian, Royal
Holloway, University of London, visiting professor di lingua e
letteratura italiana presso l'Università di Granada. Si occupa
prevalentemente di storia della lingua italiana e di sociolinguistica,
con particolare riguardo agli aspetti legati al multiculturalismo e alla
formazione storica di stereotipi linguistici.
Filippo Furioso, insegnante, esperto sui temi del disagio giovanile
(tossicodipendenza, bullismo, violenza), responsabile del settore
Educazione alla Legalità e alla convivenza democratica dell' U.T.S. -
Dipartimento Scienze Umane Sociali ed Umanistiche. Giudice onorario
presso il Tribunale per i Minorenni di Torino.
Luciano Scagliotti, esperto di politiche europee in materia
d'immigrazione e lotta al razzismo e alla discriminazione; dirigente di
ENAR (European Network Against Racism); dal 1996 - 2001 è stato
consulente per le politiche migratorie presso il Dipartimento
Internazionale di CGIL Piemonte.
Marco Bertoluzzo, esperto in Criminologia clinica indirizzo
socio-psicologico. Coordina progetti di mediazione nelle scuole primarie
e secondarie per conto della I Circoscrizione e della IV Circoscrizione
del Comune di Torino, dell'Assessorato alla Politiche Giovanili del
Comune di Bra (CN), per l'Ufficio della Pace del Comune di Alba (CN) e
per il Dipartimento Solidarietà Sociale e politiche per i giovani della
Provincia di Torino. Svolge regolare attività di formazione su tecniche
di mediazione e di gestione dei conflitti.
Roberta Valetti, ricercatrice presso l'Ires Lucia Morosini di Torino.
Svolge, per lo Sportello Apoliè di Torino, attività di consulenza
rivolta agli immigrati. Gestisce attività di sostegno per giovani
migranti presso il Centro interculturale Aluan di Torino. Svolge attività
di formazione e sensibilizzazione sui temi dell'immigrazione presso Enti
pubblici e privati.
Saida Ahmed Ali, giurista, esperta in politiche di genere. Membro del
Comitato cittadino contro la violenza sulle donne presso il Comune di
Torino; garante alla Rete d'Urgenza contro il razzismo di Torino.
Vittorio Castellani, noto come Chef Kumalé, anima e coordina l'Indigenous
Cook Tribe, una rete di cuochi di ventiquattro paesi che organizza cene
culturali, corsi di cucina multietnica e manifestazioni pubbliche e
private. Ha fondato e presiede l'associazione culturale The Cous Cous
Clan che ha promosso l'iniziativa "Turisti per casa" : visite
guidate ai quartieri multietnici della città. Conduce una rubrica
radiofonica xenofila, di cucina e musica dal mondo, in onda su Radio
Flash e Radio Torino Popolare.
Argomenti
del corso:
- l'incontro con
l'altro: dinamiche migratorie e regole di convivenza sociale
- il linguaggio
come strumento di inclusione e di esclusione
- razzismo e
discriminazione
- gli stranieri e
la città
- gli stranieri e
la scuola
- il ruolo della
mediazione interculturale nel rapporto immigrato/società ospite
- il passaggio
dall'integrazione degli stranieri nel contesto ospite alla
formazione della società interculturale
Particolare
attenzione sarà dedicata al tema dell'uso del linguaggio in rapporto
alla diversità etnica e di genere, al fenomeno dell'immigrazione, a
quello delle minoranze e, più in generale, ai temi della società
multiculturale. Tale assunto, rappresenterà il filo rosso del corso e
sarà sottolineato ogni qualvolta l'argomento lo richieda.
Infatti, Il linguaggio comune e la comunicazione di massa hanno spesso
generato, nel corso della storia, immagini stereotipate, superficiali,
distorte e aberranti dell'alterità, che assai facilmente si sono
coniugate con atteggiamenti di intolleranza e di razzismo nei confronti
di specifici gruppi umani (pensiamo agli ebrei, ai nomadi, agli arabi).
Negli ultimi due decenni, in particolare, il fenomeno migratorio ha
subito delle connotazioni negative che, per molti aspetti, sono state il
frutto d'indebiti conî terminologici (emblematica quella di
"extracomunitario") o di una confusione del significato delle
parole (si pensi alle controverse accezioni del termine
"clandestino").
Alla luce di ciò, un esame critico delle espressioni che
quotidianamente leggiamo o ascoltiamo appare indispensabile e
preliminare per definire i principi di un corretto comportamento
comunicativo nella prassi dell'educazione interculturale. L'educazione
interculturale, infatti, costituisce una prospettiva formativa e
didattica imprescindibile per un'educazione alla convivenza che richiede
l'adozione di un lessico rispettoso della pluralità e il più aperto
possibile allo scambio dei diversi patrimoni formativi. |
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Da: Megachip
L'informazione da parte Palestinese - 15-2-07
Intervista con Angela Lano di Davide Pelanda - Megachip
Da poco più di un anno è nata l'agenzia di stampa
Infopal.it. A dirigerla è stata chiamata Angela Lano, giornalista
torinese ed orientalista, già collaboratrice di numerose testate tra
cui La Repubblica, e autrice di numerosi libri come, ad esempio,
“Islam d'Italia”, un volume edito dalle Edizioni Paoline che
racconta di un interessante viaggio nelle varie comunità islamiche
della nostra penisola. L'abbiamo intervistata.
Come nasce www.infopal.it ?
Perché quest'agenzia?
«L'idea è venuta a un gruppo di palestinesi e italiani. Ci hanno
pensato per qualche anno, poi hanno concretizzato l'idea. Avevano
soprattutto valutato la qualità e la scarsezza di notizie sulla
Palestina nei nostri quotidiani e nelle nostre tv. Questo sogno di
creare una agenzia stampa che diffondesse notizie veritiere sulla
Palestina in Italia, un anno fa circa è diventato realtà. Mi è stata
proposta la direzione e l'organizzazione dell'Agenzia stampa nel
novembre del 2005, forse perché, oltre che giornalista sono
un'orientalista (laureata in Lingua e Letteratura araba con una tesi di
laurea sulla Questione Palestinese). Abbiamo cominciato dal niente: non
c'erano traduttori, non c'erano giornalisti, non c'era nulla.
Sostanzialmente solo un computer e l'ufficio, al piano terra di casa
mia. Sono poi stati stipulati contratti di collaborazione con
corrispondenti e giornalisti che vivono in Palestina, a Gaza e nei
territori. Da loro tutti i giorni, e più volte al giorno, ci arrivano
notizie di cronaca, commenti e tutto ciò che attiene alla Palestina e
ai palestinesi che sono in Iraq, Libano, ecc. Il materiale è in arabo e
va tradotto il più velocemente possibile. La redazione vera e propria
è on-line, sparsa per tutta Italia: Genova, Milano, Firenze e Torino.
La tecnologia e internet, compreso il preziosissimo Skype, ci aiutano a
comunicare continuamente. Facciamo riunioni di redazione on-line,
decidiamo cosa tradurre e cosa lanciare nel sito, e mano a mano
arricchiamo il nostro sito».
Il flusso di notizie che arriva a voi è diverso da quello
che leggiamo sui giornali, dalle notizie che arrivano alle varie altre
agenzie, come l'ANSA, ad esempio ?
«Ci sono notizie che riportano tutti, soprattutto quando si tratta
di scontri inter-palestinesi: queste notizia sono quasi
contemporaneamente pubblicate anche dalle grandi agenzie. Sono queste le
notizie che interessano i media ufficiali: quando sono i palestinesi a
fare attacchi contro gli israeliani o a uccidersi tra di loro.
Puntualmente giornali e tg dedicano ampio spazio. Nel resto dei casi,
cioè quando è Israele a uccidere, opprimere, ecc., cioè, la maggior
parte delle volte, nessuno ne parla. La nostra diversità, dunque, oltre
che nei mezzi limitati a nostra disposizione, sta anche nel riportare
finalmente il punto di vista palestinese e notizie viste da altri punti
di osservazione.
Normalmente, giornali e tv ricevono e trascrivono le “veline”
dell'esercito israeliano, comunicando solo la prospettiva israeliana.
Noi parliamo di civili massacrati, non di terroristi, come spesso sono
definite le vittime – donne, bimbi, ragazzi, vecchi – ammazzati
dalle bombe israeliane.
Per esempio, durante la recente guerra civile palestinese, abbiamo
raccontato chi c'è dietro gli scontri… Nei giorni scorsi abbiamo
riportato tre notizie eclatanti. Una di queste parlava dell'arrivo via
mare di navi israeliane con armi dirette alla Guardia presidenziale di
Abbas. La seconda, dell'invio attraverso Gaza di camion pieni di
armamenti, sempre destinati alla presidenza dell'Anp (cioè ad Abbas):
in tv è stato detto che erano carichi umanitari, medicine ecc., ma non
era verso. Abbiamo riportato il racconto di testimoni oculari. Nessun tg
o giornale nazionale o agenzia aveva la stessa nostra notizia. Ma anche
se l'avessero avuta, non l'avrebbero pubblicata».
Quanti vi leggono? Avete dei clienti che si abbonano al
vostro servizio così come succede in qualsiasi agenzia di stampa come
ad esempio l'ANSA? Oppure è un servizio libero, in copyleft?
«Questo mese abbiamo raggiunto 90 mila visite. Tra le agenzie
italiane, chi riporta spesso i nostri lanci è l'Adnkronos, ma anche
altre agenzie. E' capitato di vedere le nostre notizie sui quotidiani
nazionali online senza che venissimo citati!
Vogliamo divulgare queste notizie il più possibile a chiunque, non
solo agli addetti ai lavori, cioè ai giornalisti. Se infatti
inserissimo un servizio di agenzia a pagamento limiteremmo molto gli
accessi ai non giornalisti. Così, invece, c'è tanta gente comune che
ci legge. Al fondo di ogni articolo abbiamo inserito il copyright, ma si
sa come funzionano le cose…».
Le voci maligne dicono che dietro a voi ci sarebbero quelli
di Hamas. E' così?
«Ovviamente non è così. Noi cerchiamo di essere equilibrati. E'
chiaro che siamo dalla parte dei palestinesi. Il governo attuale lì è
Hamas e quindi, come in Italia, diamo leggermente più spazio al governo
invece che all'opposizione, ma ciò non significa assolutamente che
siamo finanziati da Hamas: i soldi per proseguire nel progetto arrivano
da una serie di donazioni interne alle comunità arabe e musulmane,
palestinesi italiane. Hamas non ha soldi per pagare i propri dipendenti,
figuriamoci se può venire a pagare noi! Ridicolo anche solo insinuarlo.
Eppoi, non ci interessa essere l'organo di un partito, di un movimento.
Siamo e vogliamo restare liberi».
Vi avvalete anche di esperti del mondo arabo e israeliano?
«Sì, riportiamo anche articoli di intellettuali, arabi, ebrei
pacifisti o altri nomi eccellenti, quali, per esempio Noam Chomsky,
Michel Chossudovsky del Global Research, Ilan Pappe, ecc. Con noi
collaborano storici e orientalisti italiani: ormai si è attivato
circuito di persone che ci aiutano facendoci arrivare articoli. Noi li
accettiamo a patto che non siano denigratori o razzisti».
C'è un comitato di redazione di esperti ed illustri firme
che vi aiutano nella selezione di articoli e notizie?
«Lo stiamo formando con alcuni esperti, docenti universitari, eppoi
ancora cristiani, ebrei, musulmani che abbiano voglia di confrontarsi.
Stiamo avviando una specie di comitato scientifico di cui presto
pubblicheremo i nomi».
Il vostro scopo è quello di essere corretti, equilibrati nel
vostro lavoro, oppure di essere schierati? Siete per così dire
“politically correct”? Oppure seguite un certo modello di denuncia?
«Se si tratta di seguire il modello, per esempio, di Stefano
Chiarini (giornalista de “Il manifesto” recentemente scomparso ndr),
che poteva essere tacciato “partigianeria”, ebbene sì: quello è un
modello. Così come lo è Giulietto Chiesa e altri bravi giornalisti
italiani. Sono persone schierate che denunciano certe situazioni senza
mezzi termini. Se moderazione vuol dire quel mesto tentativo italiano di
dare un colpo al cerchio ed uno alla botte e di essere “equivicini”
alla D'Alema, ebbene, no, non ci interessa. Ma il nostro modello non è
neanche lanciare slogan guerrafondai. Vogliamo solo informare nel modo
più corretto e scientifico possibile, senza insultare nessuno e senza
usare terminologie da parata militare».
Il vostro è un compito delicatissimo, dato il
“surriscaldamento” delle zone mediorientali. Avete paura? Siete mai
stati minacciati con lettere o con altri avvertimenti?
«Per il momento no. Diciamo che gli attacchi, paradossalmente, ci
sono arrivati dall'interno della comunità palestinese stessa, cioè da
una parte di esse. Per esempio, a Torino ci hanno accusato di essere,
appunto, pagati da Hamas. Un'accusa in cattiva fede perché, come già
detto, Hamas non ha i soldi per pagare i suoi uomini, figurarsi se li
manda a noi; sempre persone interne alla comunità palestinese di Roma
ci hanno attaccato, probabilmente per invidia».
Tu hai un'esperienza giornalistica molto variegata, ma il
filo conduttore del tuo lavoro è sempre stato il mondo arabo, anche a
causa dei tuoi studi universitari. Ti chiedo: non sei un po' stanca di
vedere stragi, sentire di attentati e morti tra le più crudeli, vedere
foto terribili che metti regolarmente sul sito da te diretto? Non ti
sembra di fare una lotta contro i mulini a vento? Cosa speri di cambiare
con questo lavoro?
«Che bella domanda! L'estate passata, quando erano in corso i
bombardamenti contro Gaza passati un po' in silenzio per via di quelli
contro il Libano, sono arrivata ad una sorta di burn-out: ero proprio
fuori di me, non ce la facevo più. Sono andata via tre giorni perché
avevo l'angoscia, lasciando ai miei colleghi l'onere dei servizi.
Anche se si cerca di essere professionali e distaccati, più di tanto
non si riesce, soprattutto quando si scrive di massacri, di bambini
fatti a pezzi. Ricordo foto così sconvolgenti…
E lì non si hanno più strumenti, parole…
Questo lavoro è comunque molto bello: da una parte c'è l'interesse
professionale, dall'altra quello umano, anche se può sembrare una
‘lotta contro i mulini a vento', come il Manifesto stesso ha definito
il lavoro dello scomparso e bravissimo Stefano Chiarini».
Dal tuo particolare osservatorio come vedi il futuro, tra
dieci-quindici anni, del Medioriente? Secondo te come si evolverà?
«Credo si evolverà in peggio…se scoppierà anche la guerra contro
l'Iran…
Da quello che dice Michel
Chossudovsky nel suo bel sito Global Research, tutto fa
pensare a questo! Anche perché nel Mediterraneo stanno arrivando molte
navi da guerra statunitensi, proprio in previsione di un'escalation
mediorientale. Ciò infiammerà tutta la regione e quindi sarà un
disastro. Non sono ottimista. Inoltre, non credo che Israele accetterà
mai uno Stato palestinese con i confini pre-guerra del '67. Quinidi, da
una parte abbiamo l'aggressione coloniale israeliana, dall'altra quella
statunitense. Poi, per quanto riguarda la formazione di un governo
palestinese di unità nazionale…chissà. Gli accordi di Mecca hanno
rappresentato un momento storico, vedremo a cosa porteranno…».
di Davide Pelanda - Megachip
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Da: Popoli
Islam d'Italia, Angela Lano
Chi segue con attenzione i temi dell’immigrazione islamica, della
presenza ormai diffusa dei musulmani in Italia non manca di lamentarsi -
con ragione - della scarsa qualità delle informazioni disponibili su
stampa e tv, spesso imprecise, a volte distorte, sempre a rischio di
strumentalizzazione. Una situazione che affonda le radici, tra
l’altro, nella mancanza di preparazione specifica dei giornalisti che
si occupano della questione. È stato appena pubblicato un libro sulla
presenza musulmana in Italia che, invece, ha tutte le caratteristiche
per ribaltare il panorama dell’informazione su questo argomento. Ne è
autore Angela Lano, giornalista torinese, laureata in arabo, che segue
da anni con attenzione e competenza le vicende dell’Islam italiano per
varie riviste missionarie e per il quotidiano La Repubblica. Il libro è
prezioso perché si presenta come un’inchiesta vecchio stile, nel
senso migliore del termine di buon giornalismo: l’autrice ha cercato,
incontrato, parlato e discusso con decine di musulmani, una circostanza
che, in un’epoca di computer, di internet e di notizie compilate al
desk, è già di per sé eccezionale. Quello che viene offerto al
lettore è un viaggio all’interno della variegata comunità islamica
in Italia, suddiviso nelle sue tappe più significative: otto capitoli
dedicati rispettivamente ai giovani (un argomento assai poco trattato
dai media), alle realtà di Torino, di Milano, della Liguria, della
Toscana, di Roma, di Napoli, delle coppie islamo-cristiane (anche questo
è un tema delicato e assai poco noto) che rappresenta uno spaccato
aggiornato e accurato di un mondo complesso, a volte contraddittorio, a
volte imprevedibile. Particolarmente interessante l’attenzione che
l’autrice riserva ai suoi incontri con le donne musulmane, ai temi
della famiglia, dell’educazione e dell’istruzione, affrontati con
equilibrio e rispetto. Un libro da non perdere, Islam d’Italia, perché
è un libro «non libresco» (perdonate il gioco di parole!): parla
della vita, delle persone, della loro storia. Non è poco, immergersi
nell’elemento umano e sapersi tenere lontano da intellettualismi,
pregiudizi e luoghi comuni.
Federico Tagliaferri
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Da:
Missionari della Consolata
Quando
le Parole non bastano
Da
leggere
«Hanno
il cuore pieno d’amore, non sono interessati ai costumi.
Non
sono mai stanchi delle sofferenze che li circonda,
sono
loro che ci danno il coraggio di vivere,
vanno
nei luoghi più infelici ad aiutare gli altri». (Thich Nhat Hanh)
Nella
nostra società, troppo spesso la parola ha il valore di una falsa
comunicazione per imporre prodotti, potere e politica. Oggi le parole
non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano. Angela
Lano, in questo suo libro, ci presenta persone che invece hanno un'idea
diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri
che arrivano diritti al cuore e appassionano, contaminano, lanciano
stimoli alla nostra coscienza: Luigi Bettazzi, Arturo Paoli, Rita
Borsellino, Marco Paolini, Gian Carlo Caselli, Manuela Sadun Paggi,
Giulietto Chiesa, Alessandro Santoro, Luigi Ciotti, Teresa Sarti Strada,
Francesco Gesualdi, Alex Zanotelli, Moni Ovadia
Uomini
e donne che hanno «buttato» la loro vita per il genere umano smarrito,
perduto; che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.
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Fondazione CUM, centro unitario per la
cooperazione missionaria tra le chiese
Libro del Mese
Quando le parole non bastano,di Angela
Lano
Oggi le
parole non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano.Angela
Lano in questo suo libro ci presenta uomini che invece hanno un'idea
diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e
pensieri che arrivano
diritti al cuore e alla mente e appassionano, contaminano,
lanciano stimoli alla nostra coscienza:
- Luigi
Bettazzi,Arturo Paoli, Rita Borsellino, Marco Paolini,Gian Carlo Caselli,Manuela
Sadun Paggi, Giulietto Chiesa,Alessandro Santoro,Luigi Ciotti,Teresa
Sarti Strada,Francesco Gesualdi, Alex Zanotelli,Moni Ovadia.
Uomini
e donne che hanno "buttato" la loro vita per il genere umano
smarrito, perduto, che hanno ridato alla parola il suo valore di
salvezza.
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Da: Carta,
n.42/2005
Islam d'Italia, Angela Lano
Non sorprendetevi se una delle case editrici più cattoliche dedica
un libro alla crescita dell’Islam che parla italiano. I settori più
attenti e progressisti della chiesa da tempo si sono sottratti alla
logica da crociata dei Ratzinger, Biffi, Ruini e via dicendo.
L’autrice di questa inchiesta è una giornalista [www.aljazira.it,
Nigrizia] specializzata sull’analisi del rapporto tra media e Islam e
sull’immagine dei musulmani nei mezzi di comunicazione di massa
italiani. Ha il pregio, questo volume, di essere una raccolta di voci in
diretta dalle diverse comunità islamiche d’Italia impossibili da
ridurre allo schema «moderati contro estremisti» del ministro Pisanu.
Un vaccino contro la retorica degli editorialisti d’attacco preventivo
alla Magdi Allam.
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Da: Kelebek
Islam d'Italia, Angela Lano
giovedì, 22 dicembre 2005
Sembra banale dire che un esperto di
immigrazione islamica dovrebbe avere una buona conoscenza della
religione islamica e una padronanza della lingua araba, e anche aver
incontrato e parlato con un buon numero di immigrati musulmani.
Peccato che tra le migliaia di persone che in Italia sanno tutto
sull'Islam, ce ne siano appena due o tre che corrispondono a questi
requisiti.
Una delle pochissime persone ad aver i requisiti minimi per essere
definita esperta di immigrazione islamica in Italia è Angela Lano,
che ha pubblicato da poco "Islam
d'Italia. Inchiesta su una realtà in crescita".
Angela Lano si basa, non sull'ultimo articolo riciclato di qualche think
tank statunitense, o su creative informative del Sisde, ma sulla sua
conoscenza diretta della realtà dell'Islam in Italia e soprattutto
delle persone che vivono, ciascuna a modo suo, l'impatto con l'Italia.
Raccontando storie di Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Napoli,
vicende di matrimoni tra cristiani e musulmani.
Un libro vero. E fate ancora in tempo a regalarlo per Natale
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Da: viottoli.it
LUGLIO
- DICEMBRE 2005
ANGELA LANO, Islam
d’Italia - Inchiesta su una realtà in crescita, edizione Paoline,
2005, pag. 245, € 9,50.
Un libro che volentieri
vorremmo regalare al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.
Perché gli farebbe bene
leggerlo e capirne di più sull’Islam in Italia. Perché «è una
realtà in continua evoluzione, contraddistinta da una forte eterogeneità
e complessità» dice l’autrice, giornalista torinese. Con molta umiltà
ed onestà intellettuale, affronta questo vasto argomento che oggi
troviamo descritto in maniera approssimativa sui quotidiani e
televisioni del nostro Paese.
Una immagine certe volte
falsata rispetto alla realtà, un’idea di Islam che crea tensioni,
paure immotivate, un’idea di Islam descritta superficialmente ma che
fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che così
giustifica la paura e la diffidenza nell’altro straniero.
In queste pagine della
Lano troviamo descritte le tante anime dell’Islam italiano, partendo
dalla realtà torinese, passando per le tante anime milanesi, andando in
Liguria, Toscana, nella capitale e nel meridione d’Italia. Una
descrizione è riservata anche all’Islam dei giovani, alle coppie
islamo-cristiane, all’editoria islamica ed ai numerosissimi siti
internet sull’argomento. Con dovizia di particolari, poi, l’autrice
ci spiega parole chiave come, per esempio, il termine muhajirun, ansar,
ci spiega chi sono i sufi, cosa fa un imam, che cosa vuol dire impartire
una baraka.
Per ogni tappa del
viaggio, intrapreso dalla Lano su e giù per il nostro stivale, troviamo
una presentazione delle tendenze, dei centri di preghiera, delle
organizzazioni culturali e formative. In ogni città vengono poi
intervistati numerosi testimoni, cioè tutti i personaggi di spicco del
mondo islamico italiano. Nel panorama dell’editoria italiana libri del
genere, così seri, documentati ed approfonditi, sui musulmani se ne
trovano bene pochi.
I più tendono solo a
descriverci una realtà contro cui restare in guardia, una realtà che
fa paura, contro cui combattere. Per non dire dell’informazione dei
mass media che, in qualche caso, appare affrettata e parziale,
influenzata anche da una situazione politica internazionale che non
favorisce il dialogo e l’integrazione.
Ma la serietà del lavoro
sta anche in una solida preparazione dell’autrice sul tema in quanto,
dopo una laurea in lingua e letteratura araba, da anni scrive
articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia,
collaborando per il quotidiano “La Repubblica”, per le riviste “Nigrizia”,
“Tempi di Fraternità” e “Missioni Consolata”, con il sito web
www.aljazira.it, scrivendo e tenendo conferenze sul rapporto tra
mass-media e Islam, ma anche come formatrice in enti pubblici e scuole
superiori piemontesi.
Una esperienza valida,
nata sul campo, sfociata in modo naturale in questo libro-indagine che a
tutto l’intento di aiutare a capire e far dialogare tra loro uomini e
donne, anziani e giovani di altre culture.
Un «giro d’orizzonte -
scrive nell’introduzione Paolo Branca, docente di arabo presso
l’Università Cattolica di Milano - che non intende tranquillizzarci,
fugando legittimi timori e opportune cautele. Serve solo a farci aprire
gli occhi e la mente, per accorgerci che non potremo cavar nulla da un
fenomeno che ci stiamo limitando a subire passivamente.
Scorrendo queste pagine
ognuno di noi potrà immaginare un proprio ruolo attivo, un settore in
cui prendere l’iniziativa rispetto a quello che sfortunatamente
potrebbe certo diventare un campo di scontro, ma anche e forse
soprattutto perché non avremo fatto nulla perché diventasse un terreno
di incontro».
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La Fragola.it
Ospite della nostra classe 3H della Scuola Media "Aldo
Palazzeschi" di Torino nel mese di gennaio è stata Angela Lano,
specializzata nelle discipline arabo-islamiche, membro della Società
per gli studi sul Medio Oriente dell'Università di Firenze, giornalista
e collaboratrice di alcune testate tra cui "La Repubblica".
Argomento della mattina era: la donna nell'Islam.
Federico T. R. classe
3H
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Puralanadivetro.com
Premio lo sguardo dell’altro,
anno secondo
È fissata per il prossimo 30 giugno il limite
per la presentazione dei propri lavori e per partecipare alla seconda
edizione del concorso "Lo Sguardo dell'Altro",
competizione rivolta a tutti gli autori stranieri in Italia che scrivono
in italiano.
La manifestazione organizzata dall'editrice Traccediverse con il
supporto di Regione Campania, Regione Piemonte, Anci, Città di
Torino, Associazione Radici ritorna dopo il successo dell'anno scorso
che ha raccolto ben 31 autori da tutta Italia per residenza ma da tutto
il mondo per origine.
Forte del successo della scorsa edizione ritorna la stessa formula, il
clichè più semplice ma anche più vincente: visionare e premiare il
lavoro di autori che parlano di noi nella nostra lingua, per un discorso
di apertura nei nostri confronti e di integrazione, in un paese che sta
duramente lottando per adeguarsi.
Ed il grande valore di questa manifestazione, come scrive Silvia De
Marchi di Traccediverse, è che una nuova lingua si sta affacciando
sullo stivale, fatta non solo delle inflessioni delle varie regioni ma
anche di nuovi idiomi importati da questi nuovi italiani.
Le opere devono pervenire in formato sia digitale che cartaceo entro e
non oltre il 30 giugno 2007, all'indirizzo della casa editrice indicato
nel bando - e che riportiamo anche noi.
Le opere spedite devono essere assolutamente inedite e perciò non sono
consentiti né rifacimenti, né riedizioni, pena l'esclusione. Chi vince
troverà il proprio lavoro pubblicato a spese della casa editrice.
Il concorso è articolato in due sezioni: la sezione romanzi che
cataloga i lavori di una lunghezza massima di 250 cartelle
dattiloscritte e la sezione racconti la cui minima lunghezza è di 10
cartelle - riportiamo il link dal quale scaricare il bando del concorso.
Ed il comitato che visionerà i lavori è composto da:
Christiana de Caldas Brito (scrittrice brasiliana),
Ron Kubati (scrittore albanese),
Tahar Lamri (scrittore algerino),
Raphael D'Abdon (ricercatore Università di Udine),
Maurizio Gomboli (blogger e giornalista ),
Lily-Amber Laila Wadia (scrittrice indiana),
Viorica Nechifor (giornalista),
Angela Lano (giornalista e arabista),
Francesco Vietti (laureato in lingue) |
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venus.unive.it
Voci di donne in un hammam, Angela Lano, EMI, 2002.
Il libro è una raccolta di esperienze di donne
islamiche fatta da una giornalista italiana all’interno di una hammam
di Torino. L’hammam è sempre stato per le donne arabe un luogo di
ritrovo e di confidenze e tale abitudine viene rivissuta anche in Italia
laddove è possibile. Queste donne si raccontano e raccontano il loro
rapporto con l’islam, con la legge, i precetti e la filosofia di vita
nell’interpretare il loro ruolo di donna nella società islamica prima
e italiana ora. È un utile strumento per capire gli "islams",
ovvero il fatto che la religione islamica non è da prendere come un
blocco monolitico ma può essere interpretata e vissuta in molti modi
diversi in base a molte variabili personali e socioculturali. È anche
un utile contributo per affrontare la questione femminile nel mondo
arabo – islamico.
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Dimitalia.com,
Commissione Italiana DIM (DIALOGO
INTERRELIGIOSO MONASTICO)
ISLAM D’ITALIA, INCHIESTA SU UNA
REALTà IN CRESCITA, di Angela Lano, Milano, Figlie di San Paolo, 2005,
pp. 246, € 9, 50. L’Autrice, giornalista, laureata in lingua e
letteratura araba, presenta in uno sguardo complessivo l’Islam in
Italia, approfondisce la condizione dei giovani islamici nel nostro
Paese, descrive attentamente la situazione a Torino, Milano, Genova,
Firenze, Roma e Napoli e nelle regioni circostanti, con descrizione
delle tendenze, dei centri di preghiera, delle organizzazioni culturali
e formative, intervistando in ogni città numerosi testimoni, personaggi
di spicco del mondo islamico italiano, dedicando anche un capitolo ai
matrimoni tra cristiani e musulmani. Dobbiamo cercare di conoscere e
capire l’Islam che è già dentro di noi.
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Geopolitica
ANGELA LANO
Islam d’Italia (Edizioni Paoline, 2005) - Il volume è un
interessante mezzo di scandaglio della realtà composita interna alla
religione islamica d’Italia, da nord a sud della penisola. Secondo
l’autrice, l’Islam “italiano” può essere suddiviso in tre
tipologie cui se ne affianca una quarta, radicale ed estremista. Una
prima forma è quella “privata”, tipica dei credenti che limitano la
frequenza in moschea al venerdì. C’è poi l’Islam “laico” di
coloro che non frequentano i luoghi di culto ed i centri islamici,
mantenendo con la religione di appartenenza soltanto un legame
culturale. La terza ed ultima forma di Islam è quella dei credenti committed,
impegnati a livello sociale, culturale e religioso. Sono fedeli
praticanti che si ritengono aperti alla modernità e che tentano
un’opera di re-interpretazione della shari'a e del diritto in
accordo con i tempi e che hanno una concezione di jihad come
“sforzo sulla via di Dio”, pur giustificando la guerra come risposta
armata ad un’invasione. La quarta posizione, interna alla religione
islamica, la più temuta, è quella animata da tendenze radicali, vicine
a ideologie e pensieri di tipo salafita e wahhabita. L'Islam delineato
dalla Lano non è però solo religione e fondamentalismo. E’
quotidianità raccontata dai suoi protagonisti, è amore verso la
famiglia descritto dalle donne che la giornalista ha avvicinato e
intervistato che narrano il loro modo di vivere la poligamia e i
matrimoni misti. E’ infine anche racconto della conversione di alcuni
italiani, perlopiù appartenenti ad ambienti di estrema destra o di
estrema sinistra, che hanno aderito a questa religione avvertendola
quale ultimo baluardo contro il decadere dei valori umani. (Barbara
Carmignola)
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Recensione su Regno-att 2006, 10
Dopo uno sguardo complessivo sull’islam italiano e in particolare sui
giovani musulmani, vengono messi a fuoco i casi di sei grandi città
(Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma, Napoli) presentando tendenze
generali, i centri di preghiera e le organizzazioni culturali e formative
presenti. Chiude un c. sui matrimoni tra cristiani e musulmani
La rivista Il Regno è edita dal Centro
editoriale dehoniano di Bologna, un’opera della
Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani (dal nome
del fondatore, p. Leone Giovanni Dehon).
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Primonumero.it
Quando le parole non bastano
Spesso ci si ritrova a dire sempre le stesse
frasi sull'incapacità di poter fare qualcosa di concreto per contrastare
la guerra e lo stato attuale delle cose. E' in questi momenti, più che in
altri, che le testimonianze di altre persone possono giocare un ruolo
fondamentale contro quello stato apatico-depressivo che spesso ci
colpisce.
"Quando le parole non bastano" di Angela Lano contiene 13
interviste rilasciate da personaggi
impegnati nel campo della pace e della giustizia sociale. Testimonianze di
vita che colpiscono per intensità e profondo senso etico, scelte di vita
controcorrente, storie di consapevolezza, di crescita interiore e
cambiamenti radicali.
Partendo da ciò che ha spinto i protagonisti del libro ad effettuare
queste scelte, e cioè dal proprio "momento di svolta",la
giornalista Angela Lano ripercorre con loro le tappe salienti delle loro
vicende, le paure, le ansie e le gioie che hanno caratterizzato le loro
vite. Provengono da ambienti differenti, da situazioni e storie diverse,
ma sono tutti accomunati dalla
voglia di lottare per i grandi temi della pace e della giustizia in cui
ognuno di loro crede.
La parola qui acquista senso in quanto elemento che scuote le coscienze,
fattore di dialogo tra popoli.
La parola si trasforma in azione, in qualcosa di concreto, in ciò che
spinge a realizzare ciò in cui si crede.
a cura di Alessia Mendozzi |
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Da: Kataweb libri
Una giornalista laureata in lingua e letteratura
araba comincia a scrivere di musulmani e delle vicende di cronaca legate
all’islam. Lo fa in tempi non sospetti, quando ancora analizzare le
istanze degli immigrati musulmani di casa in Italia era tutto fuorché “trendy”.
Poi si accorge che l’islam “tira”, che la stampa ci si butta, che
qualcosa alla fine non torna più. E scrive “Islam d’Italia –
Inchiesta su una realtà in crescita”.
Angela Lano parte da Torino, la città dove vive,
per smascherare quelle che denuncia come falsità, generalizzazioni,
strumentalizzazioni lievitate sul mondo arabo. Arriva a Milano, a Genova,
a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. Parla con imam e fedeli,
fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti,
donne velate e non, uomini con o senza barba. Scopre che non esiste un
solo islam, ma tanti modi di vivere la fede. E per dimostrarlo ai lettori,
dà la parola ai suoi stessi interlocutori.
La galleria di personaggi che ne viene fuori è
ampia e differenziata. Ci sono le voci ufficiali di chi rappresenta una
comunità cresciuta intorno a un’organizzazione, un centro culturale,
una moschea e i modi di vedere la religione della gente comune. Sono realtà
spesso contrastanti, sempre immerse nelle città che fanno da sfondo. Al
lettore la riproduzione fedele del pensiero dei protagonisti, discorsi
diretti trascritti senza filtri.
C’è l’imam di Torino Mohammad el-Idrissi che
spiega il suo mestiere: “Guido la preghiera e mi tengo lontano dalle
tentazioni politiche e ideologiche”. O shaikh ‘Abd al-Wahid Yahya
Pallavicini, fondatore della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis),
a denunciare: “Il perdersi nella dicotomia destra-sinistra è un segno
di appiattimento della spiritualità”. E anche Hamza Piccardo,
segretario generale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e
organizzazioni islamiche in Italia, che insieme ad altri avverte: “Il
risentimento non è tanto contro la società occidentale, quanto contro le
sue scelte politiche e militari”.
Con loro anche i musulmani senza incarico, quelli
che difficilmente parlano ai microfoni, quelli che piacciono alla Lano e
meno all’informazione che la giornalista torinese contesta. Perché
trasforma le persone in personaggi solo se spaventano o consolano rispetto
alle certezze grandi e piccole di cattolici e laici. Ecco Iman, diciannove
anni, italiana di origine siriane, spiega cosa vuol dire uscire di casa
indossando lo hijab. Sarah, stesse origini e una sorella rockettara,
descrive i terroristi e dice: “sono prodotti politici”. Anis, ventidue
anni, tunisino arrivato dalla Francia, racconta la sua vita di immigrato
innamorato di una ragazza italiana.
“Islam d’Italia” è alla fine una bussola,
uno strumento per orientarsi tra le “mille vie dell’Islam”, come
scrive l’autrice, che scaturisce da un percorso cominciato senza guide
che indirizzano lo sguardo, condizionandolo inevitabilmente. Senza
pregiudizi, dunque, e senza sconti. “Esistono musulmani che contestano
fortemente il modo di vivere occidentale – ammette Angela Lano – non
dobbiamo negarlo. Ma da qui a pensare che viviamo circondati da presunti
terroristi ce ne vuole”. Allora serve capire. E un libro può aiutare a
farlo.
Angela Lano, giornalista, è
laureata in lingua e letteratura araba. Ha viaggiato nei paesi del
Nordafrica e del Medio Oriente, e collabora con il quotidiano la
Repubblica, con le riviste Nigrizia
e Missioni Consolata e con il sito www.aliazira.it.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Voci di donne in un hamman, Quando
le parole non bastano, e L'Iraq, la guerra dei
bugiardi (in La guerra, le guerre).
di Alessia Ripani |
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Da: Cipmo, Centro Italiano per la Pace
in Medio Oriente
Islam d'Italia.Inchiesta su una realtà in crescita, Angela Lano
27-09-2005
"Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi
superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e
l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice
Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo
'L'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline). Il volume contiene il viaggio che
la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti comunità
islamiche d'Italia. Partendo da Torino e passando per Milano, Firenze e
Roma, la Lano giunge a Napoli descrivendo la situazione dei musulmani che
vivono in queste città e facendo una radiografia delle attività e degli
esponenti più rappresentativi e noti della realtà islamica italiana.
Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i
mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di
violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene
trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è
un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al cittadino
comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti
dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne conosciamo
solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un'informazione in
qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una situazione politica
internazionale che non favorisce il dialogo e l'integrazione''. Il
giornalista del quotidiano 'La Repubblica', Nicola Lombardozzi, nella
prefazione al libro spiega inoltre che "in queste pagine l'autrice
traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam
in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con
riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero
impressionante e variegato di protagonisti''. Il cronista spiega poi come
nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali cose: che vuol dire
'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non hanno come lei una
profonda conoscenza della materia". Nell'introduzione al libro Paolo
Branca, docente di arabo presso l'Università Cattolica di Milano,
definisce il lavoro di Angela Lano ''un'indagine sul campo, condotta con
perizia e sistematicità''L'autrice
Angela Lano, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba,
da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità
musulmane in Italia. Collabora con il quotidiano la Repubblica, con le
riviste Missioni Consolata e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come
formatrice, con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha
pubblicato, con la EMI di Bologna Voci di donne in un hammam. Quando le
parole non bastano e L'Iraq, la guerra dei bugiardi (in La guerra, le
guerre). Si occupa inoltre del rapporto tra mass-media e Islam, attraverso
articoli e conferenze |
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volontariperlosviluppo.it
Quando le parole non bastano
Angela Lano
Emi, 2003
pp.255,
Cosa hanno in comune Moni Ovadia, Teresa Sarti Strada, Alex
Zanotelli, Don Ciotti, Giancarlo Caselli, Marco Paolini? Si sono impegnati
nella loro vita nella lotta per la pace e la giustizia. Ma l'originalità
di questo libro sta nel racconto di quel momento all'interno del percorso
umano ed esistenziale dei tredici personaggi intervistati che ha dato una
svolta alle loro vite. Per il missionario Arturo Paoli, oggi novantenne,
è stata la vista dell'omicidio di un uomo ad opera di fascisti di cui è
stato testimone all'età di 8 anni. Mentre Alex Zanotelli, proveniente da
una famiglia di partigiani che non escludeva il ricorso alla violenza
nella lotta per la libertà, è rimasto folgorato da un gruppo nonviolento
che partecipava ad una manifestazione negli anni Settanta. Ma ci sono
anche le letture di Caselli o le esperienze di ribellione di Don Ciotti e
tanta bibliografia. È il racconto di questi "traumi" , il filo
conduttore e la molla che ha spinto questi uomini a seguire una missione
di lotta per la pace e per la giustizia.
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Ismico.org,
missionari della consolata
Quando
le parole non bastano, Angela Lano
«Hanno
il cuore pieno d’amore, non sono interessati ai costumi.
Non
sono mai stanchi delle sofferenze che li circonda,
sono
loro che ci danno il coraggio di vivere,
vanno
nei luoghi più infelici ad aiutare gli altri». (Thich Nhat Hanh)
Nella
nostra società, troppo spesso la parola ha il valore di una falsa
comunicazione per imporre prodotti, potere e politica. Oggi le parole non
bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano. Angela Lano,
in questo suo libro, ci presenta persone che invece hanno un'idea diversa
della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri che arrivano
diritti al cuore e appassionano, contaminano, lanciano stimoli alla nostra
coscienza: Luigi Bettazzi, Arturo Paoli, Rita Borsellino, Marco Paolini,
Gian Carlo Caselli, Manuela Sadun Paggi, Giulietto Chiesa, Alessandro
Santoro, Luigi Ciotti, Teresa Sarti Strada, Francesco Gesualdi, Alex
Zanotelli, Moni Ovadia
Uomini
e donne che hanno «buttato» la loro vita per il genere umano smarrito,
perduto; che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.
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Salam(e)lik
Islam d'Italia, Angela Lano
Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi
superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e
l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e
scrittrice Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro
dal titolo 'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline, 2005, 248 pagine). Il
volume contiene il viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più
importanti comunità islamiche italiane. Angela Lano parte da Torino, la
città dove vive, per smascherare quelle che denuncia come falsità,
generalizzazioni, strumentalizzazioni lievitate sul mondo arabo. Arriva a
Milano, a Genova, a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. Parla con imam e
fedeli, fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e
convertiti, donne velate e non, uomini con o senza barba. Scopre che non
esiste un solo islam, ma tanti modi di vivere la fede. E per dimostrarlo
ai lettori, dà la parola ai suoi stessi interlocutori. La galleria di
personaggi che ne viene fuori è ampia e differenziata. Ci sono le voci
ufficiali di chi rappresenta una comunità cresciuta intorno a
un’organizzazione, un centro culturale, una moschea e i modi di vedere
la religione della gente comune. Sono realtà spesso contrastanti, sempre
immerse nelle città che fanno da sfondo. Al lettore la riproduzione
fedele del pensiero dei protagonisti, discorsi diretti trascritti senza
filtri. C’è l’imam di Torino Mohammad el-Idrissi che spiega il suo
mestiere: “Guido la preghiera e mi tengo lontano dalle tentazioni
politiche e ideologiche”. O shaikh ‘Abd al-Wahid Yahya
Pallavicini, fondatore della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis),
a denunciare: “Il perdersi nella dicotomia destra-sinistra è un
segno di appiattimento della spiritualità”. E anche Hamza
Piccardo, segretario generale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e
organizzazioni islamiche in Italia, che insieme ad altri avverte: “Il
risentimento non è tanto contro la società occidentale, quanto contro le
sue scelte politiche e militari”. Con loro anche i musulmani senza
incarico, quelli che difficilmente parlano ai microfoni, quelli che
piacciono alla Lano e meno all’informazione che la giornalista torinese
contesta. Perché trasforma le persone in personaggi solo se spaventano o
consolano rispetto alle certezze grandi e piccole di cattolici e laici.
Ecco Iman, diciannove anni, italiana di origine siriane, spiega cosa vuol
dire uscire di casa indossando lo hijab. Sarah, stesse origini e una
sorella rockettara, descrive i terroristi e dice: “sono prodotti
politici”. Anis, ventidue anni, tunisino arrivato dalla Francia,
racconta la sua vita di immigrato innamorato di una ragazza italiana.
Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i
mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di
violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene
trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è
un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al
cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei
confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne
conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da
un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una
situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e
l'integrazione''. Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la
Repubblica, nella prefazione al libro spiega che "in queste
pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della
presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i
concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze
di un numero impressionante e variegato di protagonisti'' poi
aggiunge "Diciamo la verità: qualche brivido è anche legittimo
provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro il signor
Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente a Milano,
convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà
musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le ideologie
umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…". Il
cronista spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma
fondamentali cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo
quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia".
Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso
l'Università Cattolica di Milano, riassume il lavoro di Angela Lano
scrivendo "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di
storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per essere
riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque, che al
lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte con perizia
e sistematicità…". Otto i capitoli: i giovani, Torino,
Milano, la Liguria, la Toscana, Roma, Napoli e le coppie islamo-cristiane.
Due sono le tendenze principali che emergono dall'indagine di Angela Lano:
c’è chi vive la fede interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause
di lavoro, e si sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un
"Islam privato". E c’è poi la categoria del
"laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro
islamici, che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo
culturale: una piccola élite colta. C’è poi l’Islam dei giovani,
ragazzi tra i tredici e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da
piccoli e cresciuti insieme ai compagni italiani, con cui condividono
sogni e desideri, valori e bagagli culturali. Ci sono infine le pagine
dedicate all’editoria islamica, con edizioni in lingua araba o con
traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. L’autrice
affronta anche il problema spinoso e delicato delle coppie
islamo-cristiane. Il numero di coppie aumenta infatti di anno di anno, e
quelle serene e stabili sono numerose. Ma alto è anche il numero delle
separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una
tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il partner per
tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo
all’interno della propria cultura". Il volume si apre con
l’incontro con alcuni giovani, ragazzi e ragazze, quasi tutti di seconda
generazione che amano la loro patria (l’Italia) e che si sentono anche
profondamente musulmani. La loro identità non entra in conflitto con il
loro essere italiani e sembrano dimostrare una grande volontà di
affermarsi, di vivere una vita sociale attiva e produttiva senza mai dover
negare il loro essere arabi e musulmani. “Una sessantina di ragazzi,
quasi tutti tra i quindici e i vent’anni: i maschi seduti sulla fila di
destra, le femmine su quella di sinistra. Sorridenti, disinvolti e
cordiali l’uno con l’altro. Vestiti secondo la moda degli adolescenti
di oggi, ma con un’unica particolarità: le ragazze indossano lo hijab,
il foulard islamico e un soprabito sopra i pantaloni modernissimi.
Italiani ma ancora arabi, arabi ma già italiani.” Non c’è però
un unico tipo di “giovane musulmano”, così come non c’è un unico
tipo di giovane cattolico o ebreo. "Scrivere di Islam in
Italia - afferma la Lano - non è facile, né definitivo: si
tratta, infatti, di una realtà in continua evoluzione, contraddistinta da
una forte eterogeneità e complessità. Innanzitutto, all'interno del
generale fenomeno immigratorio, la componente islamica si aggira intorno
al milione e trecento mila individui". “Islam d’Italia” è
una bussola, uno strumento per orientarsi tra le “mille vie
dell’Islam”, come scrive l’autrice, che scaturisce da un percorso
cominciato senza guide che indirizzano lo sguardo, condizionandolo
inevitabilmente. Senza pregiudizi, dunque, e senza sconti. “Esistono
musulmani che contestano fortemente il modo di vivere occidentale –
ammette Angela Lano – non dobbiamo negarlo. Ma da qui a pensare che
viviamo circondati da presunti terroristi ce ne vuole”. Allora
serve capire. E un libro può aiutare a farlo. |
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Saveriani.bs.it
Quando le parole non bastano, Angela Lano
2003
I personaggi presentati in questo libro
hanno seguito, sono ascoltati e avvertiti come testimoni perché quello
che dicono è vita vissuta |
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www.parelli.org
Stefanella
Campana: In
questi ultimi dieci anni il sistema mediatico è stato attraversato da profondi cambiamenti. La
nascita di nuove reti satellitari del mondo arabo come Al Jazeera e Al
Arabiya (in tutto se ne contano almeno cento) hanno modificato il
monopolio della "verità" informativa dell'Occidente. Internet
ha creato nuovi spazi di discussione favorendo una maggiore libertà
d'informazione ma anche usi strumentali, come i siti dei fondamentalisti
che cercano proseliti per azioni terroristiche. In un mondo globalizzato,
sommersi da un flusso continuo di notizie, i mass media si trovano a
fare i conti con una realtà complessa influenzata dai flussi migratori,
dove non mancano tensioni e incomprensioni. E, in questo contesto, si
trovano ad assumere un ruolo importante per combattere razzismi e
discriminazioni, per rendere conto di
identità multiple e nuovi problemi, per agire da strumenti
preziosi nella costruzione di una società plurale. Compito questo
considerato però da più parti ancora carente. Una recente indagine
sull'immagine degli immigrati sulla stampa in Provincia di Torino
promossa dalla Onlus Piemondo che ha monitorato per sei mesi undici
testate - nazionali e locali, ha dato un risultato ancora scoraggiante
(riferirà Karim Metref). Non
a caso quotidiani, periodici, siti internet, programmi radio-televisivi
coinvolgono sempre più in veste di produttori, o di principali
fruitori, diversi gruppi di migranti fornendo notizie che non trovano
spazio nei media a larga diffusione. Sono iniziative mediatiche
multiculturali in crescita nella nuova Unione Europea che coprono le
carenze di una visione che riflette una società vista come
prevalentemente monoculturale. Anche in Italia il fenomeno è rilevante.
Secondo l'Osservatorio dei media etnici della ISI Etnocommunication agli
stranieri sono dedicati 22 giornali in 15 lingue diverse che raggiungono
la rispettabile tiratura di 250 mila copie (15 hanno periodicità
mensile, quattro sono quindicinali e due bisettimanali). Le radio che
ospitano programmi per gli immigrati sono 46 e si contano 86
trasmissioni a loro dedicate che vanno in onda in 17 lingue. Le 26
emittenti televisive che si rivolgono al pubblico degli stranieri
mandano in onda 26 trasmissioni in 17 lingue con programmi generalisti
(13) e notiziari (12). C'è un solo programma televisivo di
approfondimento sull'immigrazione. Senza dimenticare il nuovo portale
del Cospe su media e diversità culturale. Tali strumenti svolgono un
ruolo sociale importante per migliorare la comunicazione interculturale
e il dialogo.
Nel
primo incontro a Firenze dei Media Multiculturali è stata costituita
una piattaforma nazionale in
cui, tra l'altro, si chiede di riconoscere la necessità di competenze
interculturali in tutte le redazioni e di considerare il contributo dei
professionisti di origine immigrata.Nondimeno si registrano interessanti
nuove iniziative anche nei mass media italiani per favorire una migliore
comunicazione multiculturale. Per citarne alcune: la nascita di
Metropoli (la Repubblica), spazi su Torino Sette (La Stampa), AnsaMed
(la nuova agenzia internazionale del Mediterraneo), i magazine della Rai
"Mediterraneo" e Shukran, RAInews e il canale satellitare
Raimed. Importante anche il ruolo della Copeam (Conferenza Permanente
dell'Audiovisivo Mediterraneo) che raggruppa la maggioranza delle
radiotelevisioni pubbliche delle due rive del Mediterraneo come pure
produttori indipendenti e istituti culturali. La Copeam è promotore
della Carta di Siviglia sottoscritta da venti paesi per sostenere una
comunicazione fondata sul rispetto delle identità, la promozione dell'interculturalità
e la difesa dei valori umani. Ma
come è cambiato il lavoro del giornalista dei quotidiani, delle
agenzie, delle reti televisive alle prese con una realtà multietnica e
multiculturale che richiede nuove conoscenze,
l'uso corretto delle parole per definire "l'altro", il
superamento di discriminazioni e stereotipi? Lo abbiamo chiesto a cinque
giornaliste: Emmanuela Banfo (Ansa), Milena Boccadoro (Rai Piemonte),
Angela Lano (Agenzia Stampa INFOPALIT), Maria Teresa Martinengo (La
Stampa).Nella tavola rotonda che chiuderà il convegno,
importanti giornalisti della
sponda Sud del Mediterraneo (di Algeria, Egitto, Emirati Arabi,
Libano, Marocco, Turchia) ci aiuteranno a capire gli aspetti complessi
della multiculturalità da altri punti di vista in un confronto con
giornalisti italiani. |
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(ANSA) -
ROMA, 2 dic - Il gup di Milano Maria Clementina Forleo, che il 29
gennaio scorso assolse tre islamici accusati di terrorismo
internazionale scatenando forti polemiche, ricevera' la ''Mezzaluna
d'Oro'', il premio attribuito dalla Islamic Anti-Defamation League (Iadl)
per attivita' a favore del dialogo e per la difesa dei diritti civili.
Tra i premiati anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici; il
sindaco di Marano, Mauro Bertini; la scrittrice e giornalista, Angela
Lano; il giornalista e collaboratore del Manifesto Sherif El Sebaie, e
la piccola Oriana Napoli, brutalizzata da razzisti a Biella. La consegna
del riconoscimento si terra' il 7 dicembre a Firenze, alle 16, nella
Sala Incontri a Palazzo Vecchio. Il magistrato Forleo, e' detto nella
motivazione, ''si e' distinto per aver emesso una sentenza basilare per
tutti - procuratori, giudici e difensori - che ha fatto la storia del
diritto in tempo di guerra preventiva e per aver confermato il coraggio
dei funzionari fedeli alla legge ed alla giustizia degli uomini, per le
donne e gli uomini che chiamati dal paese per giudicare non si sono
lasciati influenzare dalle facili lusinghe del consenso popolare nelle
loro decisioni e hanno privilegiato il rigore dell'attaccamento alla
loro funzione''.
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ADNK:
IL GUP FORLEO E IL SINDACO DI MARANO TRA I 6 PREMIATI CON LA 'MEZZALUNA
D'ORO'
Firenze, 2 dic. (Adnkronos) - Ci sono anche Clementina Forleo, il il gup
di Milano che ha assolto il marocchino Mohammed Daki dall'accusa di
terrorismo internazionale, e il sindaco di Marano Mauro Bertini, che ha
voluto chiamare ''via Yasser Arafat'' una strada che avrebbe dovuto
chiamarsi ''Via martiri di Nassiriya'', tra i sei premiati dal prima
edizione del premio ''Mezzaluna d'Oro'', attribuito dal Consiglio
generale della Islamic Anti-Defamation League per attivita' a favore del
dialogo e per la difesa dei diritti civili. La premiazione si terra' a
Firenze nella sala Incontri a Palazzo vecchio il 7 di dicembre alle
16.00 e tra i premiati ci saranno anche il sindaco della citta' Leonardo
Domenici, l'opinionista del ''Manifesto'' Sherif El Sebaie, la
giornalista e scrittrice Angela Lano e Oriana Napoli, la ragazza
brutalizzata da razzisti a Biella che hanno inciso una svastica sulla
sua pelle. La Islamic anti-defamation league spiega che Domenici verra'
premiato ''per l'azione continuativa rivolta al dialogo, alla
comprensione tra le persone e le culture, per aver contribuito ad
evitare che la differenza possa essere motivo di scontro, per aver
dimostrato comprensione nei confronti delle diversita', umanita' per i
deboli e aver tenuto una posizione ferma e coerente contro ogni
provocazione e pressione per la concessione di onorificenze a chi invece
dell'incontro tra civilta' privilegia lo scontro tra le stesse decidendo
di non premiare il razzismo antislamico ed antisemita''. Il giudice
Forleo, invece, ''per aver confermato il coraggio dei funzionari fedeli
alla legge ed alla giustizia degli uomini, donne e uomini che chiamati
dal paese a giudicare che non si lasciano influenzare dalle facili
lusinghe del consenso popolare nelle loro decisioni e privilegiano il
rigore dell'attaccamento alla loro funzione piuttosto che alle poltrone
e per aver emesso una sentenza che e' basilare per tutti (procuratori,
giudici e difensori) e che ha fatto la storia del diritto in tempo di
guerra preventiva''. Quanto al sindaco Bertini sara' invece premiato
''per aver rappresentato al meglio la volonta' di una citta' che
sostiene il diritto del popolo di Palestina ad avere un luogo da
considerare la propria patria, intitolando una via della sua citta'
all'uomo che piu' di ogni altro ha dedicato la sua vita alla
realizzazione del sogno di uno stato per il suo popolo''. Sherif El
Sebaie otterra' poi il riconoscimento perche' rappresenta ''nel panorama
dei giornalisti stranieri o di origine straniera in Italia, ma anche di
quelli italiani, una voce decisamente fuori dal coro, incurante dei
premi che l'antislamismo concede in termini di contratti e spazi per
scrivere, fornendo ai lettori delle cronache fedeli alla realta' senza
rinunciare alla sua personalita', alle sue idee ed al suo credo''.
Angela Lano sara' premiata ''per aver descritto in maniera efficace e
scevra di pregiudizi la realta' dei fili islamici che compongono la
trama del tessuto sociale italiano, facendosi interprete qualificata del
vissuto della comunita' piu' discussa del paese, rendendola meno aliena
e piu' vicina alla vita quotidiana di tutti quanti noi. Infine, Oriana
Napoli ricevera' il riconoscimento ''per aver difeso la sua famiglia e
per il semplice fatto di essere una 'meticcia' e una piccola musulmana
italiana, diventando la vittima non solo dei teppisti che l'hanno
seviziata ma di quelli che hanno dato loro gli strumenti di incultura
politica e sociale''. |
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AGI: PREMIO
MEZZALUNA D'ORO AL GIP DI MILANO FORLEO
(AGI) - Milano, 2 dic. - Tra i vincitori del Premio islamico Mezzaluna
d'Oro 2005, c'e' anche il giudice Clementina Forleo, nota alle
cronache per aver assolto, il 24 gennaio scorso, a Milano, tre
islamici dall'accusa di terrorismo internazionale. La sua sentenza
aveva sollevato forti polemiche, soprattutto fino a martedi' scorso
quando i tre magrebini hanno incassato anche l'assoluzione dai giudici
d'Appello. Adesso per il gup Forleo un'altra soddisfazione: un premio
"per aver confermato il coraggio dei funzionari fedeli alla legge
ed alla giustizia" si legge nella motivazione "che chiamati
dal paese a giudicare non si lasciano influenzare dalle facili
lusinghe del consenso popolare nelle loro decisioni e privilegiano il
rigore dell'attaccamento alla loro funzione piuttosto che alle
poltrone e per aver emesso una sentenza che e' basilare per tutti -
procuratori, giudici e difensori - e che ha fatto la storia del
diritto in tempo di guerra preventiva". I premi "Mezzaluna
d'Oro", attribuiti con una risoluzione del Consiglio Generale
della IADL, verranno assegnati il 7 dicembre nella sede del Comune di
Firenze, anche ad altre quattro personalita': il sindaco di Firenze,
Leonardo Domenici, quello di Marano, Mauro Bertini, all'opinionista de
il Manifesto, Sherif El Sebaie, alla giornalista e scrittrice Angela
Lano, la giovane Oriana Napoli, vittima di alcuni razzisti, a Biella.
Il premio a Domenici e' stato assegnato "per aver tenuto una
posizione ferma e coerente contro ogni provocazione e pressione per la
concessione di onorificenze a chi invece dell'incontro tra civilta'
privilegia lo scontro tra le stesse decidendo di non premiare il
razzismo antislamico ed antisemita". Il sindaco Bertini ha
"rappresentato al meglio la volonta' di una citta' che sostiene
il diritto del popolo di Palestina ad avere un luogo da considerare la
propria patria, intitolando una via della sua citta' all'uomo che piu'
di ogni altro ha dedicato la sua vita alla realizzazione del sogno di
uno stato per il suo popolo". Mezzaluna d'Oro anche a Sherif El
Sebaie, perche' rappresenta "una voce fuori dal coro, incurante
dei premi che l'antislamismo concede in termini di contratti e spazi
per scrivere" e alla giornalista e scrittrice Angela Lano per
essersi fatta "interprete qualificata del vissuto della comunita'
piu' discussa del paese, rendendola meno aliena e piu' vicina alla
vita quotidiana di tutti quanti noi". Il riconoscimento sara'
assegnato anche alla piccola Oriana Napoli "brutalizzata da
razzisti a Biella che hanno inciso una svastica sulla sua pelle, per
aver difeso la sua famiglia e per il semplice fatto di essere una
"meticcia" e una piccola musulmana italiana, diventando la
vittima non solo dei teppisti che l'hanno seviziata ma di quelli che
hanno dato loro gli strumenti di incultura politica e sociale
trasformandoli in crociati post litteram, con riferimento al
presidente del Senato Marcello Pera e ad Oriana Fallaci.
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L'Islam premia i
giudici libera-tutti
di Andrea Colombo
"MEZZALUNA D'ORO" ALLA FORLEO CHE HA SCARCERATO L'ACCUSATO
DI TERRORISMO
Dopo la rivincita giudiziaria, arriva puntuale il premio islamico. Il
7 dicembre il giudice Clementina Forleo, diventata famosa per aver
assolto tre maghrebini dall'accusa di terrorismo internazionale
definendoli "guerriglieri" (sembra che reclutassero kamikaze
per l'Iraq), riceverà dalle mani dell'Islamic Anti-Defamation League
(Iadl) il riconoscimento "Mezzaluna d'Oro". Tra i premiati
c'è anche il sindaco dei Comunisti italiani di Marano (Na) Mauro
Bertini, che ha voluto chiamare via Yasser Arafat una strada che
avrebbe dovuto essere dedicata ai martiri di Nassiriya, il sindaco di
Firenze Leonardo Domenici (Ds), l'opinionista del Manifesto Sherif El
Sebaie, la giornalista e scrittrice Angela Lano e Oriana Napoli, la
ragazza brutalizzata da razzisti a Biella che hanno inciso una
svastica sulla sua pelle. La "mezzaluna d'Oro" è assegnato
dal Consiglio generale della Iadl a persone che si sono distinte in «attività
a favore del dialogo e per la difesa dei diritti civili». Ma a fare
la parte del leone sarà sicuramente lei, il giudice che aveva creato
scalpore, il 24 gennaio scorso, a Milano, assolvendo tre islamici, fra
cui Mohammed Daki, dall'accusa di terrorismo internazionale...
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Giovedì
26/5
ore 21,30
Presentazione del libro "voci di donne in un hammam"
con Monica Cerutti e l’autrice Angela Lano, nel bagno turco di villa5
Oggi vi sono hammam anche in Italia ed è qui che la giornalista Angela
Lano, specializzata nel settore arabo-islamico, ha raccolto dal vivo i
dialoghi e le testimonianze riportati in questo libro. Un’ eccezionale
opportunità per conoscere sentimenti., aspirazioni, difficoltà di
donne nate sull’altra sponda del Mediterraneo. L’interesse del libro
si arricchisce dal confronto tra le donne arabo-musulmane con le donne
italiane che frequentano anche loro l’hammam, ma soprattutto ci mostra
–attraverso gli accesi dialoghi – che le donne arabo-musulmane sono
diverse tra loro, che la loro condizione varia da un paese all’altro,
come variano le loro opinioni sulla cultura islamica. |
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LA PALESTINA E I
MEDIA A ROMA 30/11/06
“La Palestina
dei media, i media della Palestina.
Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera”
giovedì 30 novembre
dalle 14,00 alle 19,45
Senato della Repubblica, Palazzo Bologna,
via di Santa Chiara, 4A.
Roma
Giovedi' 30
Novembre 2006
Convegno a Roma, 30 novembre
«La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione
reticente a un’informazione veritiera.»
L’Associazione Infopal.it e l’Agenzia stampa www.infopal.it
Organizzano il Convegno “La Palestina dei media, i media della
Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione
veritiera”,
che si svolgerà a Roma giovedì 30 novembre, dalle 14,00 alle 19,45,
presso il Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara,
4A.
Relatori: Ministro dell’Informazione Palestinese, on. Yousef Rizka;
Vice-Ministra degli Esteri, on. Patrizia Sentinelli (da confermare);
on.Paolo Cento, sottosegretario all'Economia e Finanze; on. Silvana
Pisa; on. Luisa Morgantini; on.Oliviero Diliberto (da confermare); on.
Fernando Rossi; dott. Sabri Ateeya, ambasciatore ANP in Italia; Stefano
Chiarini, Il Manifesto; Sandro Provvisionato, Tg5; Hamza Roberto
Piccardo, Al-Hikma-Islam-online; Imad Efranji, direttore Agenzia Stampa
Al-Watan e presidente Ordine dei Giornalisti di Gaza; Samir Qaryuti;
Jivara Al-Buderi, corrispondente Aljazeera, Gaza; Maurizio Musolino,
“La Rinascita”; Michela Sechi, Radio Popolare Network; dott. Massimo
De Santi, Area della Sinistra toscana; corrispondenti dei website “Comedonchisciotte.org”.
Ore 14 - Conferenza stampa con il Ministro dell’Informazione
palestinese, on. Yousef Rizka. In collegamento da Gaza con il Primo
Ministro dell’ANP, on. Ismail Haniyah.
ore 14,30 - Saluti: Vice-ministra degli Esteri, on. Patrizia Sentinelli;
Ambasciatore ANP in Italia, dott. Sabri Hateeya; on. Silvana Pisa, on.
Oliviero Diliberto (da confermare); on. Fernando Rossi; rappresentante
Ordine dei Giornalisti.
ore 15 - Proiezione del documentario di Rai News24: “Gaza. ferite
inspiegabili e nuove armi”, di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta.
ore 15,30- Apertura del seminario: Luisa Morgantini, Silvana Pisa,
Fernando Rossi, Stefano Chiarini, Imad Efranji, Massimo De Santi, Jivara
Al-Buderi, Samir Qaryuti, Sandro Provisionato.
Coordina: Angela Lano, agenzia stampa Infopal.it
ore 17,30 - coffee break
ore 18 - Esperienze a confronto: Angela Lano, Agenzia stampa Infopal.it;
Hamza Roberto Piccardo, Islam-online; Comedonchisciotte.org, Maurizio
Musolino, Michela Sechi.
coordina: Stefano Chiarini
ore 19,00 dibattito e conclusioni.
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Giovedi'
2 Febbraio 2006
Giovedì 2 febbraio, alle ore 21, nei locali del ristorante Sindbad di
via San Domenico, angolo via Milano, verra' presentato il libro
"Islam d'italia. inchiesta su una realta' in crescita",
di angela lano
(EDIZIONI PAOLINE, 2005)
La presenza islamica in Italia costituisce una realtà eterogenea,
dinamica e in crescita costante.
I mezzi di informazione ne favoriscono la comprensione?
Ne discuteranno Angela Lano, autrice del libro e giornalista torinese, e
il prof. Enrico Galoppini, docente di Storia dei Paesi islamici
all’Università di Torino.
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| La
Palestina dei media, i media della Palestina
:::: 1
Dicembre 2006 :::: 17:02 T.U. :::: Comunicato Stampa :::: Infopal
L’Associazione Infopal e
l’Agenzia stampa www.infopal.it
che ieri, 30 novembre, hanno promosso il Convegno “La Palestina dei
media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a
un’informazione veritiera”, che si è svolto presso il Senato della
Repubblica, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, 4A, Roma, con grande
partecipazione di pubblico,
ringraziano:
il ministro dell’Informazione Palestinese, on. Yousef Rizqa
(intervenuto telefonicamente da Gaza a causa della mancata concessione
del visto da parte del nostro ministero degli Esteri); l'on. Paolo
Cento, sottosegretario all'Economia e Finanze; direttore di Terrasanta;
Maurizio Musolino, La Rinascita; Michela Sechi, Radio Popolare Network;
Massimo De Santi, Area della Sinistra toscana; Nerea Lupieri, redazione
de Il Puro Islam; Mila Pernice, Radio Città Aperta; Giancarlo Gallo,
del website “Comedonchisciotte”, Fulvio Grimaldi, ex giornalista Rai
e documentarista. l'on. Silvana Pisa; on. Luisa Morgantini (che ha
inviato i suoi saluti e materiale informativo); l'on. Fernando Rossi; l'on.
Ali Rashid; il dott. Sabri Ateyeh, Ambasciatore palestinese in Italia;
il dott. Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto Federazione
nazionale della stampa italiana –Fnsi; Stefano Chiarini, Il Manifesto;
Maurizio Torrealta, RaiNews 24; Paolo Barnard, giornalista Rai; Hamza
Roberto Piccardo, Al-Hikma-Islam-online; Samir Qaryuti, giornalista
della Stampa Estera; Jivara Al-Buderi, corrispondente Aljazeera,
Territori palestinesi; Giuseppe Caffulli.
Un ringraziamento particolare va alla sen. Silvana Pisa e alla sua
segretaria, Ivana Santomo, che con il loro interessamento, la loro
presenza e il prezioso aiuto hanno reso possibile la realizzazione del
Convegno,
all'Abspp onlus - Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo
palestinese - di Genova, che ha sostenuto moralmente ed economicamente
il Convegno, e senza la quale né l'Agenzia Stampa Infopal né
l'iniziativa di ieri avrebbero potuto concretizzarsi,
e all'arch. Mohammad Hannoun che, con il suo entusiasmo, ci ha
incoraggiati fino ad ora;
grazie inltre a Said, Khalil, Raed, Raed, all'Ufficio Stampa di Infopal
e a tutti gli altri amici e collaboratori.
Ringraziamo, inoltre, le oltre 150 persone che hanno affollato la sala o
che non sono riuscite ad entrare a causa dei posti limitati.
Ci scusiamo infine con queste ultime, perché il successo
dell'iniziativa è andata ben oltre le nostre previsioni. Chiediamo
dunque loro di portare pazienza e di rallegrarsi comunque con noi per la
calorosa partecipazione di così tante persone.
A evidenziare come il tema affrontato ieri sia stato assolutamente
coerente con i "tempi che corrono", segnaliamo che, nonostante
l'importanza e il successo del nostro Convegno La Palestina dei media, i
media della Palestina. Da un’informazione reticente a
un’informazione veritiera, nonostante la partecipazione di
parlamentari, ambasciatori, e diplomatici in genere, di molti paesi
arabi e islamici, di intellettuali italiani e stranieri, e l'attualità
dell'argomento, nessun quotidiano e tv nazionale ne ha dato cenno,
neppure nella cronaca locale.
Il loro incredibile silenzio è un'assordante testimonianza della
parzialità e del livello di comunicazione giornalistica raggiunta nel
nostro Paese.
Incoraggiati tuttavia dall'entusiasmo del pubblico, dei nostri lettori,
di politici e giornalisti sensibili ai diritti di chi "non ha più
alcun diritto riconosciuto", la redazione di www.infopal.it
continuerà a fare informazione seria, professionale e quotidiana.
Angela Lano,
direttrice di Infopal.it
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AGI
(CRO) - 07/12/2005 - 19.49.00
ISLAM: A FIRENZE
LA CONSEGNA DELLA MEZZALUNA D'OROZCZC AGI2709 3 CRO 0 R01 /
ISLAM: A FIRENZE LA CONSEGNA DELLA MEZZALUNA D'ORO = (AGI) - Firenze,
7 dic. - E' stata assegnata al sindaco di Firenze, Leonardo Domenici,
ed a quello di Marano (Napoli) Mauro Bertini la Mezzaluna d'Oro,
premio istituito dall' 'Islamic anti-defamation league'. La
motivazione del riconoscimento e' stata quella della 'azione nella
promozione del dialogo e nella tutela delle minoranze etniche e
religiose'. Insieme ai due sindaci sono stati premiati anche il gup di
Milano Clementina Forleo; Oriana Napoli, la ragazza di tredici anni di
Biella alla quale, nel settembre scorso, un giovane aveva disegnato
una svastica su un braccio; ed i giornalisti del 'Manifesto' Angela
Lano e Sherifel Sebaie. Il sindaco Domenici ed il Gup Forleo non erano
presenti. Nel corso della cerimonia il sindaco di Marano ha difeso la
sua scelta di intitolare una strada a Yasser Arafat, annunciando che
nel suo ci sara' presto anche una strada dedicata alle vittime di
Nassyria: 'Ma - ha specificato Bertini - non ai caduti o ai martiri,
come qualcuno li chiama. Piuttosto alle vittime della mistificazione
di chi li manda a fare una guerra, o che per la mancanza di lavoro che
c'e' nel sud Italia sono costretti a scegliere l'esercito'. Il
presidente dell'Ucoii Piccardo ha aggiunto che 'e' intenzione tutti i
musulmani reagire con fermezza, secondo le leggi, a tutte le
provocazioni e gli insulti che verranno rivolte agli appartenenti alla
comunita' islamica'.
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ASCA (CRO) - 07/12/2005 - 19.40.00
ISLAM: TENSIONI A FIRENZE DOPO CONSEGNA 'MEZZALUNA
D'ORO' (2)ZCZC ASC0238
1 CRO 0 R01 / +TLK XX ! 1 X ISLAM: TENSIONI A FIRENZE DOPO CONSEGNA
'MEZZALUNA D'ORO' (2) = (ASCA) - Firenze, 7 dic - Oltre che a Domenici,
i premi sono stati attribuiti anche al sindaco di Marano (Napoli) Mauro
Bertini, al magistrato milanese Clementina Forleo (che non era presente)
a Oriana Napoli, la tredicenne di Biella sfregiata con una svastica, ai
giornalisti Angela Lano e Sherifel Sebaie del 'Manifesto'. I premi sono
stati consegnati da Dacia Valent (Iald), dal presidente dell'Unione
delle comunita' islamiche in Italia (Ucoii) Hamza Piccardo, dal
presidente della Comunita' islamica toscana Ilzir Izzedin e dall'Iman di
Colle Val D'Elsa (Siena) Feras Jabareen. Nel corso della cerimonia,
Piccardo ha ribadito che e' intenzione ''di tutti i musulmani, cittadini
italiani, di reagire con fermezza, ma secondo le leggi, a tutte le
provocazioni e gli insulti che verranno rivolti agli appartenenti alla
comunita' islamica''. afe/mcc/rs 071940 DIC 05 NNNN
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CARISSIMI,
VI SEGNALO QUANTO SEGUE.
SALONE DEI POPOLI, ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
VIA CIALDINI 4, ANGOLO CORSO FERRUCCI,
TORINO
venerdì 31 OTTOBRE, ORE 21.
LA E.M.I. EDITRICE DI BOLOGNA E L'ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
PRESENTANO IL LIBRO "QUANDO LE PAROLE NON BASTANO" - TREDICI STORIE DI
PERSONAGGI DEL NOSTRO TEMPO IMPEGNATI SULLE STRADE DELLA PACE E DELLA
GIUSTIZIA.
«LA PAROLA CHE RISVEGLIA LE COSCIENZE SI MANIFESTA COME DIALOGO, PONTE TRA
NOI E GLI ALTRI, SOLIDARIETA'. "QUANDO LE PAROLE NON BASTANO" SIGNIFICA CHE
LA PAROLA O DIVENTA FATTO, GESTO, 'POLITICA', O RIMANE STERILE. I
PERSONAGGI PRESENTATI IN QUESTO LIBRO HANNO SEGUITO, SONO ASCOLTATI E
AVVERTITI COME PROTETTIVI PERCHÉ QUELLO CHE DICONO E' VITA VISSUTA». MONI
OVADIA, MANUELA SADUN, MARCO PAOLINI, FRANCESCO GESUALDI, LUIGI CIOTTI,
ALESSANDRO SANTORO, ARTURO PAOLI, RITA BORSELLINO, GIAN CARLO CASELLI,
GIULIETTO CHIESA, LUIGI BETTAZZI, ALEX ZANOTELLI, TERESA SARTI STRADA.
SARANNO PRESENTI:
MONS. LUIGI BETTAZZI, VESCOVO EMERITO DI IVREA
GIAN CARLO CASELLI, PROCURATORE GENERALE DELLA
REPUBBLICA
ETTORE BOFFANO, CAPOREDATTORE DI REPUBBLICA -
TORINO
P.OTTAVIO RAIMONDO, DIRETTORE DELLA EMI EDITRICE
ANGELA LANO, AUTRICE DEL LIBRO
PAOLO MOIOLA, CAPOREDATTORE DELLA RIVISTA
"MISSIONI CONSOLATA"
MODERA, P. FRANCESCO BERNARDI, ISTITUTO MISSIONI
CONSOLATA
IN OCCASIONE, VERRA' PRESENTATO IL NUMERO MONOGRAFICO DELLA RIVISTA
"MISSIONI CONSOLATA": "LA GUERRA. LE GUERRE".
PER INFORMAZIONI: TEL. 011/4400400
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| IL CENTRO STUDI SERENO
REGIS VI INVITA A PARTECIPARE AL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI
GIORNALISMO DI PACE
15 E 16 DICEMBRE 2006 - AUDITORIUM DELLA PROVINCIA DI
TORINO - VIA VALEGGIO, 5 – TORINO
VENERDI' 15 DICEMBRE 2006
- Ore 14.30 - Registrazione dei partecipanti
- Ore 15.00 – Apertura dei lavori
- Ore 15.15 - Tavola rotonda: I giornalisti come
operatori nei conflitti
Moderatore: Giovanni Salio (Centro Studi Sereno Regis)
Interventi di
Lucia Vastano (“Narcomafie”)
Angela Lano (Infopal.it)
Silvia Pochettino (“Volontari per lo sviluppo”)
Carolina Teza e Mario Pozzobon (superstiti e testimoni del Vajont e
del dopo-Vajont)
Proiezione del video News from the Holy Land di Jake Lynch e Annabel
McGoldrick
- Ore 18.15 - Dibattito
SABATO 16 DICEMBRE 2006
- Ore 9.30 - Tavola rotonda: Il ruolo dei media nella
trasformazione nonviolenta dei conflitti
Moderatore: Giovanni Salio (Centro Studi Sereno Regis)
Interventi di
Johan Galtung (Rete TRANSCEND)
Mimmo Candito (“La Stampa”)
Alberto Chiara (“Famiglia Cristiana”)
- Ore 15.00: Tavola rotonda: Lavorare in reti
mediatiche e nella controinformazione
Moderatrice: Nadia Redoglia (PeaceLink)
Interventi di
Maso Notarianni (“Peacereporter”)
Massimo Tesei (“Una città”)
Mao Valpiana (“Azione nonviolenta”)
Rodrigo Vergara (ARCOIRIS TV)
- Ore 18.15 - Dibattito
Dal 12 al 22 dicembre 2006 si terrà presso il Centro
Studi Sereno Regis, via Garibaldi, 13 -Torino, la mostra Oltre il velo ,
21 fotografie di Giuliana Sgrena.
Giornalismo di pace. Perché?
Secondo Jake Lynch e Annabel McGoldrick ( reporters della BBC e del
londinese “The Independent”, nonché docenti di giornalismo e
peace-studies in università inglesi, statunitensi e australiane) il
giornalismo di pace è caratterizzato dall'adottare esplicitamente una
teoria del conflitto: il conflitto non è affatto sinonimo di guerra,
bensì una relazione tra più parti (individui o gruppi) che hanno
obiettivi e interessi incompatibili; inoltre, la mera presenza di un
conflitto non porta necessariamente allo scoppio della violenza, perché
i suoi sviluppi dipenderanno in primis dagli atteggiamenti e dai
comportamenti delle parti direttamente coinvolte, e poi (ma in alcuni
casi: soprattutto) da quelli delle parti esterne alla problematica in
questione.
Da questo approccio discendono cinque linee guida
spesso trascurate nelle analisi giornalistiche più correnti:
- un conflitto emerge in un contesto con specifiche
caratteristiche strutturali e culturali, che non possono essere
ignorate, pena una pesante distorsione degli eventi;
- nonostante i prevalenti schemi dualistici, in ogni
conflitto vi sono sempre più di due parti: da ciò l'importanza di
un'accurata mappatura dei soggetti coinvolti;
- ogni parte ha una posta in gioco, dichiarata o
celata, che deve essere evidenziata mediante ricerche adeguate;
- un conflitto è un processo, la cui
“punteggiatura” (individuazione del momento d'inizio, delle
diverse fasi e dei punti di svolta) è un'operazione che implica la
partecipazione dell'osservatore e che mette pertanto in discussione
la consolidata “teoria della O maiuscola”, secondo la quale i
giornalisti devono solo “riportare i fatti così come sono”;
- si dà sempre più di un modo di rapportarsi a un
conflitto, per cui è doveroso segnalare l'operato di coloro che, in
ogni parte del mondo, cercano di elaborare e applicare modalità
alternative alla violenza.
Questi punti costituiscono una base per riflettere su
alcune domande: in che modo il giornalismo influisce sulla nostra vita?
Le strategie mediatiche adottate dalle parti in un dato conflitto hanno
un qualche effetto sul suo stesso svolgimento?
In che cosa consiste la responsabilità dei giornalisti e fino a che
punto essi sono influenzati dalle loro teorie circa il loro ruolo e
circa i margini di libertà di cui dispongono?
E ancora: chi decide quali (serie di) eventi riferire e quali
“dimenticare”?
Il mondo dell'informazione è pluralistico oppure oligopolistico?
Coloro che promuovono il giornalismo di pace pongono
questi interrogativi al centro della loro pratica professionale,
talvolta pagando di persona, e ricordano così la figura
dell'intellettuale specifico auspicata da Michel Foucault sin dagli anni
settanta del XX secolo.
Il Convegno ha ottenuto il patrocinio della Regione Piemonte, della
Provincia di Torino e della Città di Torino, ed è realizzato grazie al
contributo di: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino,
Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.
La coordinatrice del Progetto
Dott.ssa Carla Toscana |
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Da: mosaico di pace
Proteste e scontri contro tratta alta
velocità Torino-Lione
Ciò a cui abbiamo assistito a Mompantero, in
Valsusa, il 31 ottobre scorso è a dir poco sconvolgente per
uno Stato democratico: una popolazione locale, con i suoi
sindaci in prima linea, che cerca di opporsi civilmente
all'espropriazione di terre e all'inizio dei sondaggi per la
realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione, e
una risposta delle forze dell'ordine aggressiva, prepotente.
Uno spiegamento di forze da guerra, o da stadio. Peccato che
tra di noi non ci siano né soldati né tifosi ultrà. Solo
gente comune - tanti anziani, vecchi partigiani, giovani,
famiglie, bambini - che vogliono conservare il diritto di
vivere senza pericoli sulla propria terra. Di respirare aria
che non sia infestata da polveri-killer come quelle prodotte
dalla movimentazione di rocce amiantifere (contenute nei
massicci che verrebbero attraversati per chilometri dalle
gallerie del Tav). Polizia e carabinieri dappertutto, che
bloccano gli accessi ai siti presidiati dalla popolazione e
dagli amministratori, che ti chiedono i documenti, che non
ti permettono di oltrepassare i "posti di blocco"
(come i check-point di altre aree geografiche!). Che ti
guardano da dietro i loro caschi e scudi in assetto
anti-sommossa. Che ti requisiscono la patente e ti seguono
per accertarsi che hai davvero lasciato l'auto vicino al
presidio e che te ne vai via subito..."Perché qui non
si entra, non si passa". Questioni di ordine pubblico.
Già, vecchietti e famigliole, donne e bambini che
protestano sono proprio pericolosi! Che beffa, che pena!
Centinaia di persone distribuite sulla montagna, a
proteggere i siti interessati dalla tratta ferroviaria,
hanno ostruito gli accessi con alberi, pietre e altro
materiale naturale, come in tutte le resistenze popolari del
mondo - contro cui si accaniscono eserciti e polizie e
governi.
Bellissimo il grido dei vecchi partigiani: "Siete dei
fascisti", "Non siamo in Argentina!",
"Vogliamo solo vivere in una valle sana!".
La democrazia e la civiltà italica sono alla frutta: i
criminali - mafiosi, collusi, corrotti, ecc.- scorazzano
impuniti, la gente che lotta per i propri diritti e per
un'esistenza sana e dignitosa da garantire ai propri figli,
manganellata e braccata.
Siamo in mano alle grandi imprese, a gente senza scrupoli di
sorta. Ancora una volta la storia, nella sua stolta ciclicità,
ritorna e ci mostra immagini di forza bruta contro la
saggezza e la ragione.
In questo momento, mentre scrivo, nonostante altri pestaggi
di gente comune, sembra che il piccolo Davide abbia avuto la
meglio sul gigante Golia: i sondaggi, ancora una volta, sono
stati bloccati. Fino alla prossima volta.
Angela Lano,
giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura
araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e
sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il
quotidiano la Repubblica, con le riviste Missioni Consolata
e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come formatrice,
con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha
pubblicato, con la EMI di Bologna Voci di donne in un hammam.
Quando le parole non bastano e L'Iraq, la guerra dei
bugiardi (in La guerra, le guerre). Si occupa inoltre del
rapporto tra mass-media e Islam, attraverso articoli e
conferenze)
*****
Dall'Ansa:
News - In primo piano
PROTESTE E SCONTRI CONTRO TRATTA ALTA VELOCITA' TORINO-LIONE
SUSA (TORINO) - Treni fermi sulla Torino-Modane. Tafferugli
tra manifestanti e polizia si sono verificati poco prima di
mezzogiorno nella parte bassa di Mompantero, la località
che dà accesso ai siti che oggi dovrebbero essere recintati
in vista dei lavori per l' Alta Velocità Torino-Lione. Nel
corso dello scontro, un manifestante, colpito alla schiena,
è stato soccorso dagli operatori del 118 e portato in
ospedale. Un imponente schieramento di polizia aveva tentato
di rimuovere il blocco di manifestanti che stavano
presidiando la zona per impedire l' accesso ai luoghi dei
sondaggi. Secondo alcune testimonianze, tra cui quelle di
esponenti di Legambiente, in mattinata erano stati malmenati
alcuni manifestanti, tra i quali un vicesindaco e un
ragazzo.
Altri momenti di tensione si sono
verificati sopra Mompantero, sulla strada che conduce a
frazione Seghino. "Sono stato colpito al volto con un
manganello mentre cercavo di difendere una manifestante
caduta in terra durante un contatto con le forze dell'
ordine": è quanto racconta Sergio Vallero, presidente
del consiglio provinciale di Torino (Prc). "Non mi sono
fatto male - aggiunge - ma la situazione è davvero
pesante". Secondo quanto riferiscono alcuni presenti,
il sindaco di Condove, Barbara De Bernardi, ha avuto un
malore mentre veniva schiacciata dallo scudo impugnato da un
agente. Antonio Ferrentino, sindaco di Sant'Antonino e
presidente della Comunità Montana Bassa Valsusa, è stato
spintonato ed è caduto. Due persone, riferiscono i
manifestanti, sarebbero state fermate.
RICORSO AL TAR: SI ATTENDE LA DECISIONE
Mentre a Mompantero (Torino) sono in corso le dimostrazioni
contro l' Alta velocità il presidente del tribunale di
Torino, Mario Barbuto, sta esaminando un ricorso con il
quale si vuole bloccare l' accesso ai terreni in questione
per le prime operazioni preliminari. L' iniziativa
giudiziaria è degli avvocati Roberto Lamacchia e Gian Paolo
Zancan (senatore dei Verdi), secondo i quali ci sarebbero
state delle irregolarità formali nelle comunicazioni ai
proprietari dei terreni.
Il ricorso è stato inoltrato "in via
di urgenza", e la decisione è attesa già per le
prossime ore.
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| scuola
per l'alternativa
Percorso di approfondimento sul GIORNALISMO
UN ALTRO GIORNALISMO E' POSSIBILE…
Giornali, radio, televisioni, internet nell'era del monopolio e della
mercificazione dell'informazione
Conferenze ed incontri a cura dei giornalisti:
Angela Lano, Paolo Moiola, Maurizio Pagliassotti, Silvia Pochettino
CONFERENZA PUBBLICA INTRODUTTIVA
6 APRILE 2004:
QUALE GIORNALISMO NELL'EPOCA DEI POTERI FORTI?
RELATORI:
Marco Travaglio (giornalista di: "LA Repubblica")
Luciano Scalettari (giornalista di "Famiglia Cristiana")
Coordina: Angela Lano
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XII mostra mercato dell’editoria
canavesana
TAVAGNASCO
30 marzo - 1° aprile 2007
1° aprile
ore 11:00 Auditorium Cavallaria: Presentazione del
progetto CUT - (interreg III C -progresdec) della comunità montana Dora
Baltea Canavesana: un'occasione per discutere di prospettive e sviluppo
del territorio.
Ne parlano: Tommaso Leporati, coordinatore Progetto
CUT; Eligio Morello, Presidente Comunità Montana; Sergio Conti,
Assessore Politiche territoriali Regione Piemonte; Luigi Ricca, Regione
Piemonte; Fausto Francisca, Assessore Attività Produttive Comunità
Montana; Giovanni Aldighieri, Assessore all’Ambiente della Comunità
Dora Baltea Canavesana.
Ore 14:00 Sala Mombarone: Don Perotti Pietro, Uomo, Maestro, Prete è il
titolo del libro che Rita Giacomino ha dedicato alla figura dell’ex
parroco di Lessolo, un personaggio che ha segnato per anni la vita del
paese. «La vita di Don Perotti è stata ordinaria – spiega Rita
Giacomino -, non sono successi eventi strepitosi, non è stato
protagonista di fatti miracolosi, ma ha percorso un cammino di fede,
come guida e pastore della sua gente, conservando alta la fiaccola
dell’amore e questo, ai nostri giorni, ha dello straordinario».
Presentano:
Mario Damasio, Direttore de La Gazzetta del Canavese; Giampiero Perlasco,
giornalista e scrittore.
Ore 15:00 Auditorium Cavallaria: Luca Matteja con
“Alluvioni cambiò... Un pezzo di storia del Piemonte: dalle calamità
naturali del passato alle opportunità per il futuro” presentato da
Sandro Ronchetti ripercorre gli ultimi dodici anni di vicende
raccontando battaglie, bagarre politiche e l’iter legale subito dalle
aziende alluvionate.
Luca Matteja, 38 anni, è cresciuto a Banchette d'Ivrea, dove la
famiglia si trasferì pochi mesi dopo la sua nascita, per l'assunzione
del padre Bruno, oggi Senatore, alla Olivetti. Trascorsi nell'eporediese
i suoi primi vent'anni, dove ha frequentato le scuole fino al
conseguimento del diploma tecnico alla Scuola Alberghiera, ha poi
vissuto per circa otto anni in provincia di Trento per poi ritornare in
Piemonte, prima a Torino (dove ha vissuto circa sette anni) e, dal 2004
ad Asti. Ha lavorato per alcune aziende prima nel settore tessile, poi
nella cosmetica e infine nella telefonia, ha convertito l'azienda di
famiglia (la Quasar) nel campo finanziario dove oggi è tra le
principali leaders del mercato piemontese.
Presentano: Sandro Ronchetti, la Sentinella del Canavese; Caterina
Ferrero, Regione Piemonte;
Marco Cavaletto, Direttore generale Commercio e Artigianato Regione
Piemonte.
Ore 16:00 Sala Mombarone: spettacolo teatrale basato
su “Il Viaggio della danzatrice (Rihlat el Gheziya)” di Giuliana
Vivo, storia della rinascita dal dolore di una giovane donna che
attraverso la danza riscopre la gioia di usare il corpo come mezzo
catartico e di comunicazione. Tra realtà e fascinazione. Giuliana Vivo
è nata a Lainate MI il 20/07/1956 e abita ad Ivrea. Attualmente lavora
come Responsabile amministrativo alla Sentinella del Canavese. Nel 2001
ha vinto il premio Nocciolino di Chivasso con il racconto "Il
Grido". L'anno successivo ha pubblicato per Edimauro "Sfere di
parole", una raccolta di racconti. Il libro "il viaggio
della danzatrice" ha ottenuto nel dicembre 2006 la menzione d'onore
del Premio Internazionale di Poesia e narrativa "Firenze capitale
d'Europa". Attualmente sta lavorando ad un nuovo libro.
Presenta il giornalista Andrea Sicco, partecipa l'attrice Paola
Zaramella che leggerà alcuni brani tratti dal libro.
Ore 17:00 Auditorium Cavallaria: la scrittrice e
giornalista Angela Lano presenterà il suo nuovo libro “L’Islam
d’Italia”, Inchiesta su una realtà in crescita” edito dalle
Paoline nel 2005. Il trattato si rivolge sia a un pubblico già erudito
sull’argomento che ai lettori comuni e si propone di analizzare tutte
le sfaccettature della realtà islamica al fine di denunciare le
generalizzazioni, le falsità e le strumentalizzazioni di cui è spesso
vittima. Un interessante occasione per misurarsi con un caso oggi
scottante e per un dialogo costruttivo. Angela Lano, laureata in Lingua
e Letteratura araba, scrive da molti anni sul tema dell’Islam. Ha
viaggiato nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, collabora con il
quotidiano la Repubblica, con le riviste Nigrizia e Missioni Consolata e
con il sito www.aljazira.it.
Inoltre si occupa del rapporto tra media e Islam
attraverso articoli e conferenze e svolge il ruolo di formatrice presso
enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Tra le sue pubblicazioni
ricordiamo “Voci di donne in un hamman”, “Quando le parole non
bastano”, e “L'Iraq, La guerra dei bugiardi “(in La guerra, le
guerre). Partecipano: Don Piero Agrano, Direttore Ufficio Diocesano
delle Comunicazioni Sociali e Risveglio Popolare; Mauro Giubellini,
Direttore de Il Canavese; Giulio Roffino, Sindaco di Andrate.
Ore 18:00 Sala Mombarone: da Castellamonte Giampiero
Madonna
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| Fiera
internazionale del libro di Torino 4-8 maggio 2006
Ore 17:00
Piazza Italia
Con l’autrice intervengono Patrizia Khadja Dal Monte, Angela Lano,
Hamza Piccardo
Presentazione del volume: La donna nella luce dell’Islam, di Fatima
Naseef
Al Hikma Edizioni |
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| Noticiário
NIP - News ITALIA PRESS agência de notícias - N° 182 - Anno XI, 15
Setembro 2004
Bagdá
responsável por 100 Manifestações
na capital iraquiana pelas duas voluntárias italianas raptadas
Bagdá
– Ontem mais de 100 feridos, hoje uma centena de pessoas, homens,
mulheres, crianças da sociedade civil marcharam pelas ruas de Bagdá
para fechar a libertação dos seqüestrados, entre eles as duas
voluntárias italianas Simona
Pari e Simona Torretta. A manifestação, organizada por um cartel de
ongs locais, também aderiram xiitas, 'sunitas', cristãos' e 'caldei'.
Mas
quem são os manifestantes da
sociedade civil que está se mobilizando? "São pessoas comuns
– disse Angela Lano, arabista especialista de Médio Oriente e
colaboradora do quotidiano italiano La Repubblica – as duas
voluntárias eram muito conhecidas pelas pessoas como qualquer um que
tenha trabalhado com a sociedade civil
nos últimos 12 anos". Um seqüestro no qual ainda existe muitos
lados obscuros sobre modalidade, as reivindicações, os moventes e os
autores no grande caldeirão
de siglas. "Todos os dias existem carro bomba que explodem e
massacram, eu penso - disse a jornalista – que as pessoas estão
cansadas de ocupação e dos terroristas; está cansada de pular no ar
devido às bombas e pelo fogo dos tanques americanos, mas também dos
carros bombas que matam 2 policiais iraquianos
e 4 americanos e
depois fazem um massacre de civis".
Um
massacre que não tem justificação na doutrina islâmica. "O
Alcorão é claro: não podem matar mulheres e crianças, nem destruir
casas e árvores: é
admitida a luta, a resistência, mas para combater os militares: este é
um contínuo estilicídio
de civis". Nas casas ocidentais, graças também a parabólica,
entrou a informação árabe de Al Jazeera e Al Arabiya que continua a
atualizar o mundo árabe sobre desenvolvimentos.
"Todo
o Islam oficial tomou distâncias destes seqüestros, os Ulema usaram
palavras duras de condenação, e os intelectuais -
lembra Angela Lano
– entenderam que esta situação é um incrível 'autogoal'
pelo mundo árabe e" faz o jogo "dos senhores da guerra.
Numerosos líderes muçulmanos que conheço estão chocados, não
entendem e não reconhecem as regras destes terroristas".
E
hoje, de volta da viagem nos Países Arábia.
OMA
- O Ministro das Relações Exteriores,
Franco Frattini pediu hoje oficialmente que sejam
''evitadas tentativas ou iniciativas paralelas'' que trariam
"mais dificuldade do que vantagens''. Frattini, falando hoje no
Senado, evidenciou referindo-se aos fatos anteriores de iniciativas
pessoais ou de grupos não governativos.
''O apoio foi assegurado. Existe uma necessidade
de descrição absoluta sobre ações operativas'', acrescentou o
ministro referindo-se a sua
viagem nos países do Golfo para contatos com os países da área com o
objetivo de chegar a liberação das duas italianas raptadas
em Bagdá. Frattini explicou, perante as duas comissões
exteriores conjuntas de Câmara e Senado, que nesta
fase serve um absoluto silêncio e que é absolutamente não
proposto a hipótese de
fazer filtrar elementos que possam encaminhar num sentido ou no outro".Tem
uma ação comum com outros
países para romper o muro do silencio. Existe uma absoluta obrigação
de reserva, Nós apresentamos as nossas avaliações e as mesmas estão
em andamento. As ações estarão presentes, mas estarão seguras e
confortadas pelo segredo''. Frattini reforçou o quanto seja
importante uma linha de coesão nacional que, a seu ver, é bem
compreendida no exterior. O
ministro fez um apelo: ''Ajudem-nos a
manter a discrição'', convidando a mídia e os meios de informação
a não ''publicar reconstruções, linhas de reconstrução dos fatos
que são somente suposições e que, paradoxalmente, podem resultar
contra-produtivo '' nesta fase de operação silenciosa ' para alcançar
o que o ministro definiu "o objetivo de
fundo ou seja a
liberação das quatro pessoas em Bagdá.
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| mercoledì
15 settembre 2004
Lano: en Bagdad la carga de los 100
Bagdad
–
Un centenar de personas, hombres, mujeres, y niños de la sociedad civil
han marchado por las calles de Bagdad para pedir la liberación de los
rehenes, entre ellos las dos voluntarias italianas Simona Pari y Simona
Torretta.
En la manifestación, organizada por un cartel de ONG locales, han también
adherido sciitas, sunnitas, y cristianos caldeos.
Pero
quienes son los manifestantes de la sociedad civil que se está
movilizando? "Son gente común
– dice Angela Lano, arabista experta de Medio Oriente y colaboradora
del cotidiano italiano La Repubblica
– las dos voluntarias eran muy
conocidas por la gente, como cualquiera que haya trabajado con la
sociedad civil en los últimos 12 años". Un secuestro
sobre el que se ocultan todavía muchos puntos oscuros sobre las
modalidades, las reivindicaciones, los móviles y los autores en el gran
embrollo de siglas. "Todos los
días hay auto bombas que explotan y causan masacres, yo creo -
dice la periodista - que la gente
se cansó de la ocupación y de los terroristas; está cansada de saltar
por el aire por las bombas y por el fuego de los tanks americanos pero
también de las auto bombas que matan a 2 policías iraquíes
y 4 americanos y luego hacen una masacre de civiles".
Una
masacre que no encuentra justificación en la doctrina islámica. "El
Corán es claro: no se pueden matar mujeres y niños, ni destruir casas
y árboles: se admite la lucha, la resistencia, pero para combatir a los
militares; esta es una continua masacre de civiles". En
las casas occidentales, también gracias a las antenas satelitales, ha
entrado la información árabe de Al Jazeera y Al Arabiya que continua a
actualizar al mundo árabe sobre los desarrollos.
"Todo
el Islam oficial ha tomado distancia de estos secuestros, los Ulemas han
usado palabras de dura condena, y los intelectuales -
recuerda Lano - han entendido que
esta situación es un increíble
gol en contra para el mundo árabe y "hace al juego" de los señores
de la guerra.
Numerosos lideres musulmanes que conozco están trastornados, no
entienden y no reconocen las reglas de estos terroristas".
Y hoy, de regreso del viaje en los Países del Golfo en el cual ha
pedido colaboración para la resolución del caso de las dos voluntarias
italianas Torretta y Pari, el Ministro de Relaciones Exteriores
italiano Franco Frattini ha hablado a las dos comisiones
exteriores de Cámara y Senado, para referirles los resultados. "La
ayuda ha sido asegurada. Hay una necesidad de reserva absoluta sobre las
acciones operativas''. Ha pedido que nadie actúe en modo de
alterar el curso de las acciones y de las operaciones que se están
persiguiendo: "Las acciones se harán pero serán aseguradas y
confortadas por el secreto'', ha subrayado el titular de la
Farnesina y luego ha lanzado un llamado-invitación a los medios de
información para que ayuden a mantener la reserva, para que no
publiquen hipótesis y construcciones de lo acaecido y de los
desarrollos de la situación, que responda a congeturas. El silencio es
el arma mejor para que la liberación de las dos jóvenes mujeres se
concretice, ha sido el sentido de su intervención.
News
ITALIA PRESS
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Turín
– Comprender
la vida cotidiana de Palestina. Aprender a convivir
con los puestos de bloqueo de la policía y los
bombardeos. Con los atentados y una guerrilla que no
tiene fin.
Enseñar a los propios hijos que hagan de la presencia
armada una constante que acompaña las horas sin tener
demasiado miedo.
Es
un bosquejo de esto que Alessandra
Antonelli relata en el libro 'Sposata a un
palestinese. Vivere nella terra dell'Intifada'.
Ella
es una, romana, y es periodista.
Ha vivido en Ramallah desde1998 hasta hace unos meses,
antes de transferirse a Damasco, la capital de
Siria. Con ella
el marido, un palestino, y dos hijos mellizos que hoy
tienen cuatro años y medio. El libro-testimonio
será presentado esta tarde en la Sala
del Antico Macello del Po de Turín juntamente a
la Paoline Editoriale Libri y la asociación Pianeta
Possibile. Mediadora del encuentro será
Angela Lano, periodista y estudiosa del mundo arabe.
Abierto
al publico,el encuentro quiere ofrecer una excepcional
ocasión de información y debate sobre el hoy y el
mañana de Palestina. "Un hoy – explica la autora,
que trabaja en
la agencia palestina JMCC (Jerusalén Media and
Communication Center) y colabora con algunas
publicaciones italianas – que obligó a nuestra
familia ha abandonar Ramallah. Un
hasta siempre y no un adiós, porqué allí se
encuentran los parientes de mi esposo,y nos auguramos
volver ni bien el clima se haya serenado. Pero
nuestros hijos empezaban a comprender lo que
verdaderamente estaba sucediendo. Sus juegos ya
comprendían a las ambulancias y los check-point,
policía y carros blindados.
No servia más que nosotros tratáramos de disfrazarles
a ellos la realidad".
Las
paginas del libro, que reúnen un
testimonio personal y un reportaje , relatan las
humillaciones sufridas
continuamente, "aún solamente para ir a
visitar a mis suegros – prosigue la Antonelli –. Atravesar
40 kilómetros, pasar de una ciudad a otra, una
situación normal en un país civilizado, a nosotros nos
costaba un certificado medico falso y el alquiler de una
ambulancia. Peor era y es, para quien debe llegar a
su lugar de trabajo, la escuela. Se deben evitar los
puestos de bloqueo, caminar kilómetros a pié. Quién
no la vive no puede entender una situación que va más
allá de la fantasía".
Ser
italiana y periodista un poco la ayudó, pero no
obstante el derecho internacional esté de su parte,
amar un palestino, decidir con el vivir en esa tierra,
no ha sido simple, "pero el libro relata todo esto
en forma comprensible – dice
Beppe Scali, responsable para los proyectos de
intercambios escolares con
Palestina – porqué la Antonelli
usa nuestras categorías mentales. Media entre las
dos culturas logrando transmitir la realidad".
News ITALIA PRESS
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