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Angela Lano

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  Videointervista interattiva  con l'autrice di Islam d'Italia            Ascolta e Vedi

    Intervista radiofonica a Rai News, GR Parlamento,30/10/2005.     Ascolta

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Islam d'Italia, Angela Lano

 

da Le Monde Diplomatique

 

Pregando in Italia 

 

Stefano Liberti

Si fa un gran parlare, soprattutto dopo gli attentati a Londra del luglio scorso, dell'islam europeo, inteso spesso come un fenomeno chiuso ed esogeno, sorta di corpo estraneo immessosi minacciosamente sul vecchio continente con tutte le sue appendici mortifere. Assimilata alle sue correnti più oltranziste, grazie ad alcuni giornalisti particolarmente zelanti nel diffondere inutili allarmismi (1), la comunità di fedeli musulmani è fatta spesso oggetto di una raffigurazione a dir poco caricaturale, più interessata ai presunti «predicatori d'odio» e alle cosiddette cellule dormienti che alle reali pratiche religiose e alle dinamiche socio-culturali da esse innescate. In questo contesto desolante, si distingue per contrasto il lavoro appassionato di alcuni studiosi e di pochi operatori dei media che, senza farsi sedurre da facili sensazionalismi, cercano di inquadrare e descrivere un fenomeno in continuo mutamento, quello del vissuto religioso di milioni di cittadini europei e immigrati di fede musulmana. A quest'ultima categoria appartengono senz'altro due libri usciti di recente: Giovani musulmani europei, opera collettanea curata da Jocelyne Cesari e Andrea Pacini (2), e Islam d'Italia, di Angela Lano (3) (quest'ultimo libro sarà presentato a Roma il 15 dicembre ore 18 presso la Libreria Ave, via della Conciliazione 12, Roma).
Lavoro più prettamente accademico il primo, testo più divulgativo scritto con il linguaggio del buon giornalismo il secondo, i due libri appaiono complementari, giacché si sforzano entrambi - a partire da una seria e non estemporanea azione di ricerca sul campo - di capire e analizzare un fenomeno nelle sue dimensioni reali, rifuggendo da ogni sorta di giudizio preconcetto. Quello di Lano è un lungo viaggio attraverso la penisola, alla scoperta delle varie sfaccettature che assume una realtà tanto frastagliata da essere difficilmente catalogabile. Perché l'islam presente in Italia ha mille volti: quello della comunità marocchina di Torino, da tempo radicata sul territorio e a sua volta non omogenea al suo interno; quello, istituzionale, della Grande moschea di Roma e della Lega musulmana mondiale; quello della confraternita sufi di Viale Piceno a Milano; quello dei tabligh, predicatori scalzi che si aggirano soprattutto per le strade della Romagna; quello della casa editrice al Hikma di Hamza Piccardo a Imperia, tra i primi a tradurre in italiano il Corano - per citare solo alcuni esempi assolutamente non esaustivi. Da questa panoramica si delinea un quadro di un islam che non è solamente «in Italia», ospite in un certo senso di un paese che lo tollera, ma è «d'Italia», parte integrante del paesaggio socio-culturale della penisola. L'islam d'Italia, con tutti i suoi molteplici aspetti, è ormai un fenomeno endogeno, e non solo per il numero crescente di convertiti che ne gonfiano le fila, ma anche perché nel nostro paese - come in tutta Europa - il modo di vivere la fede musulmana ha finito per assumere forme e identità proprie, che lo caratterizzano e in un certo senso lo differenziano dalle realtà dei paesi dove l'islam è religione di maggioranza.
A questo sviluppo hanno contribuito soprattutto i giovani, le cosiddette «seconde generazioni», attori principali di quella rielaborazione del senso di appartenenza religiosa che ha portato - o sta portando - alla creazione di un islam europeo. Realtà ancora minoritaria in Italia, a causa della tardività con cui si sono innescati i flussi migratori verso il nostro paese, i giovani musulmani nati o scolarizzati sul continente europeo si trovano oggi in mezzo al guado: protagonisti di una rottura seria con il
vissuto religioso dei propri genitori (che giudicano arcaico), sono spesso visti con sospetto da una società che teme la diversità. Dopo il 2001, quando il terrorismo di matrice islamista ha fatto la sua violenta irruzione in Occidente, questi giovani che si credevano europei si sono in qualche modo visti costretti a un atteggiamento difensivo. Vittime di stereotipi etero-diretti, hanno finito in alcuni casi per assumerli su di sé e per richiudersi in una identità imposta (4). Da quanto emerge da molti interventi del libro curato da Cesari e Pacini, i giovani musulmani soffrono un po' ovunque di una frustrazione determinata dalla ghettizzazione e da una discriminazione che si dipana sia a livello sociale che economico. In quest'ottica, l'identità religiosa diventa veicolo di precise rivendicazioni, diverse e mutevoli, le cui specificità sono analizzate per i principali paesi - Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia - dai vari saggi di Giovani musulmani in Europa.
Quello che ne emerge è un panorama variegato e complesso, in cui i ragazzi di origine immigrata mettono in atto dinamiche di vario tipo: dal ripiegamento in un fondamentalismo reattivo, che spesso fa riferimento a una umma virtuale, alla creazione di forme di confronto attivo con la cultura europea, per costruire forme di religiosità più consone al nuovo contesto sociale in cui si trovano. Perché la rottura dei giovani musulmani non è solo con la società che li circonda, ma anche e soprattutto con i loro genitori, che in molti casi vorrebbero rinchiuderli in un mondo impermeabile a ogni forma di contaminazione. Un atteggiamento, quello dei padri, destinato inesorabilmente al fallimento, giacché la convivenza, e soprattutto la comune scolarizzazione, rendono l'interazione inevitabile. Spetta allora ai poteri pubblici non agitare spauracchi inesistenti e confrontarsi con le esigenze e le proposte dell'islam europeo. A partire da una considerazione di fondo: nonostante i proclami di alcuni politici nostrani, l'Europa non rischia di diventare meticcia. L'Europa è già meticcia.

note:
(1) Capostipite di questo filone il vice-direttore del Corriere della Sera Magdi Allam. Si veda in particolare il suo Jihad in Italia.
Viaggio nell'islam radicale, Mondadori, 2002, 8,40 euro.
(2) Jocelyne Cesari e Andrea Pacini (a cura di) Giovani musulmani in Europa. Tipologie di appartenenza religiosa e dinamiche socio-culturali.
Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 2005, 18 euro.
(3) Angela Lano, Islam d'Italia. Inchiesta su una realtà in crescita, Edizioni Paoline, 2005, 9,50 euro.
(4) Si veda in proposito Olivier Roy, Global muslim. Le radici occidentali del nuovo islam, Feltrinelli, 2003, 15 euro.

    Le monde diplomatique, con il manifesto.

 

 Da Peace reporter

Islam d'Italia, Angela Lano

"Diciamo la verità: qualche brivido è anche legittimo provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro il signor Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente a Milano, convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le ideologie umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…'"

E’ quanto scrive Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica, nella prefazione ad "Islam d’Italia, inchiesta su una realtà in crescita". E nell'introduzione Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano, scrive che "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per essere riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque, che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte con perizia e sistematicità…"

E’ quanto ha cercato di fare Angela Lano, autrice del volume edito dalle edizioni Paoline, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, che ha viaggiato in Nordafrica e nel Medio Oriente. Ha scritto volumi come "Voci di donne in un hammam", "L’Iraq, la guerra dei bugiardi".

La sua analisi è vasta e capillare. Parte dai Muhajirun (migranti) e Ansar (seguaci ausiliari) in Italia. E’ una realtà in continua evoluzione, con una componente islamica che si aggira intorno al milione e trecentomila

individui, con provenienza dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa dell’est, con diversità quindi culturale, sociale, linguistica e politica.

 

Due sono le tendenze principali. C’è chi vive la fede interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un "Islam privato". E c’è poi la categoria del "laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici, che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo culturale.

C’è poi l’Islam dei giovani, ragazzi tra i tredici e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti insieme ai compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri, valori e bagagli culturali.

Il fenomeno viene affrontato separando le varie aggregazioni legate alle città. C’è Torino e l’Islam dei praticanti, una presenza al plurale; ci sono le tante anime dell’Islam milanese, l’Islam in Liguria, che storicamente si aggancia, nell’immaginario di molti, agli antichi pirati saraceni. Non viene lasciato in disparte Dante, studioso dell’Islam, e quindi la Toscana. Roma, la capitale della cristianità, è la sede fisica della più grande moschea d’Europa, quella di Monte Antenne, cui fa riferimento il Centro culturale islamico d’Italia.

 

E infine Napoli e il Sud, un meridione più accogliente?, si chiede Angela Lano in uno degli ultimi capitoli. Il sociologo Stefano Allievi, in "Islam italiano", descrive la Campania, dove il progetto migratorio, come lavoratori stagionali, è caratterizzato dalla precarietà e dalla non stanzialità,  "come un luogo strano di insediamento dell’Islam. Ormai, da Napoli al casertano, le moschee cominciano ad essere numerose…e si assiste a una certa vivacità. Non mancano le situazioni curiose, "alla napoletana". C’è la storia di un camorrista  sedotto dal fascino dell’islam. O di un giovane con impegnata militanza marxista leninista convertitosi in moschea, dove ammette di aver incontrato, per la prima volta, dei veri operai".

 

Ci sono infine le pagine dedicate all’editoria islamica, e all’interno della classificazione “araboislamica” convivono diverse realtà, con edizioni in lingua araba o con traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. A Imperia ha sede l’editrice Al-Hikma, a Torino l’editrice Ibn Sina dell’omonimo Centro studi europeo. Il Centro islamico di Milano Segrate  ha pubblicato per molto tempo Il messaggero dell’Islam, diretto da Pasquini.

L’autrice affronta anche il problema spinoso e delicato delle coppie islamo-cristiane. Unioni sconsigliate in prima persona dall’allora papa Giovanni Paolo II, perché rischiose, nel testo “Erga migrantes caritas Christi”, sui diritti-doveri delle popolazioni immigrate in Italia. Sul tema anche le comunità islamiche invitano alla prudenza. Il numero di coppie però aumenta di anno di anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Anche se il problema è ottenere la dispensa "per disparità di culto". Ci sono allora Farid e Nicoletta Ouazzene, felicemente uniti da più di dieci anni, con figli, che non si sono sposati in chiesa ma hanno affrontato due matrimoni, uno islamico e l’altro civile, educando i figli alla religione musulmana, anche se lei va a messa tutte le domeniche.

Non sempre però "sono rose e fiori". Alto è il numero delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il partner per tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo all’interno della propria cultura".

Manuela e Rashid, un giovane marocchino, si sono separati perché alla nascita del figlio Younes il padre pretendeva, su pressione della sua famiglia, che lei lasciasse il suo lavoro e si trasferisse in Marocco per allevare il figlio secondo le tradizioni locali.

 

Il volume è una goccia nel mare di pubblicazioni sull’argomento, il merito maggiore di Angela Liano è di aver affrontato soprattutto il problema dei giovani immigrati, o di quelli nati in Italia da famiglie islamiche e del loro inserimento a contatto con i giovani del posto o di altri religioni. 

 

 Da Peace reporter

 

Da Adnkronos

 

ISLAM: LANO, CONOSCERE MUSULMANI D'ITALIA PER CONVIVENZA E INTEGRAZIONE

Angela Lano - "Islam d'Italia. Inchiesta su una realta' in crescita

(Aki) - ''Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo 'L'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline editore). Il volume contiene il viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti comunità islamiche d'Italia. Partendo da Torino e passando per Milano, Firenze e Roma, la Lano giunge a Napoli descrivendo la situazione dei musulmani che vivono in queste città e facendo una radiografia delle attività e degli esponenti più rappresentativi e noti della realtà islamica italiana. Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l'integrazione''. Il giornalista del quotidiano 'La Repubblica', Nicola Lombardozzi, nella prefazione al libro spiega inoltre che "in queste pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti''. Il cronista spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso l'Università Cattolica di Milano, definisce il lavoro di Angela Lano ''un'indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità''.

Hamza Boccolini

Sep-12-05 14:27

 da. adnkronos

 

Da: Islam  Online

Islam d'Italia, Angela Lano

L’ultimo libro di Angela Lano giornalista torinese esperta di cose islamiche e del mondo arabo, è una ventata d’aria fresca in un panorama abbastanza fosco di testi-spazzatura, istant-books sul mondo islamico ed in ogni caso testi  scritti per alimentare l’odio la diffidenza e la paura o comunque con tesi precostituite di difesa dello scontro tra le civiltà, dell’irriducibilità dell’Islam alla democrazia ed altre amenità del genere.. Ormai è diventato lo sport nazionale dare la colpa all’altro al diverso al povero all’oppresso per qualsiasi cosa non funzioni, compresa la questione degli autobus pieni e delle metropolitane affollate. La colpa è degli extracomunitari non dei tagli del Governo agli enti locali ed alle aziende autonome Nello  stesso modo le persone affrontano il tema della convivenza tra le culture .Angela Lano disvela finalmente in un reportage esauriente delle realtà islamiche italiane viste nel loro pluralismo e nella loro complessità quanto si stia realizzando contro molte aspettative pessimistiche la costruzione di un islam d’Italia libero ed indipendente dagli stati e dagli interessi di attori esterni.. L’Autrice sfata preconcetti ,pregiudizi  ed etichette fasulle appiccicate ad alcune realtà islamiche italiane. Critica come inutilizzabile nel mondo islamico l’aggettivo “laico” etichetta posta su qualunque realtà sia filo- occidentale e filoamericana Smonta la querelle dell’Islam moderato affermando giustamente che l’Islam non moderato non è Islam. E che comunque le realtà islamiche italiane stanno andando verso la democrazia ,prova ne sia che nessuno chiede il califfato. In realtà l’Islam è laico in quanto non esiste nel mondo islamico alcuna Chiesa che possa costruire un mondo separato.,mentre è sempre esistita differenza di piani tra  sultano, che incarna il potere amministrativo e califfo che invece incarna la funzione religiosa e quella politica.. Ad ogni modo laico non significa democratico ,come dimostra l’esempio delle dittature in Tunisia in Siria o nello stesso Iraq di Saddam, dittature laiche e presuntamene espressione di strati filooccidentali ed assimilazionisti. Così come non esiste ateismo in quanto Allah è dappertutto. esiste invece tra i musulmani contemporanei un atteggiamento relativamente diffuso  di disimpegno riguardo alla religione. ragazzi e ragazze che pur definiti musulmani rifiutano la pratica religiosa o la rimandano nel tempo sentendola come lontana rispetto alla loro esperienza.(musulmani senza islam)In ogni caso sia il rifiuto sia l’accettazione della propria identità islamica sono comunque - come nota Allievi e come confermano le interviste di Angela Lano - una prova del fatto che  tutte queste persone praticanti o no, si definiscono musulmani e membri di una comunità (ummah). Emblematiche di questa situazione le interviste ad alcune giovanissime, una delle quali aveva sostituito la propria cultura, religione  e tradizione con la mania dello shopping.è chiaro che questa ragazza quando si stancherà di comperare e   maturerà  riscoprirà in qualche modo la sua fede e i suoi valori. Le interviste provano anche- riguardo alla questione dei matrimoni misti- che i matrimoni reggono di più quanto più è alto lo status e il livello culturale della coppia stessa.. Spesso queste coppie infatti scoppiano per motivi puramente economici o psicologici specialmente quando l’uomo non riesce ad integrarsi  completamente sul piano psicologico nella realtà italiana.e contiua a percepire se stesso come escluso .Per quanto riguarda invece la situazione delle principali associazioni islamiche Angela Lano taccia un quadro di passaggio dall’Islam degli immigrati a quello degli italiani quadro che coinvolge tutti  dalla moschea di Viale Jenner che fino a qualche anno fa rifiutava l’integrazione fino alle associazioni legate all’U.C.O.I.I. e a quelli che fanno Dawa.(appello all’Islam) fino alle associazioni sciite (queste ultime ad esempio si stanno inserendo nel dialogo islamocristiano).L’inserzione dell’Italia tra i paesi del patto o della pace (dar al salam)ha reso possibile il pieno riconoscimento da parte di tutte le associazioni islamiche delle istituzioni democratiche e l’inserimento di importanti dirigenti nel lavoro sindacale interreligioso o etnico specialmente quadri medi. Particolarmente illuminanti sono le belle pagine dedicate al settore islamico –no global dei musulmani che riempiono le piazze chiedendo pace e democrazia sulla scia degli insegnamento di Tareq Ramadan.. Alcuni passaggi del libro sono dedicati al percorso religioso ed esistenziale di Hamza Piccardo un uomo generoso ed integro strenuo difensore della comunità islamica e delle giuste cause, messo in croce per alcune sue dichiarazioni risalenti ad una quindicina di anni fa nelle quali lui non si riconosce più eccessivamente rigide rispetto ad alcuni aspetti della storia e della cultura degli ebrei inserite nelle note alla redazione italiana di una parafrasi del Sacro  Corano  Affermazioni discusse e discutibili all’interno della comunità stessa, nient’affatto gratuite in quanto si appoggiavano comunque su testi tradizionali universalmente riconosciuti (ibn Kathir.ecc.) che invece sono state prese a pretesto per una campagna di calunnie contro il fratello contro l’Ucoii e contro i fratelli musulmani. niente di particolarmente scandaloso se si pensa a quello che dicono certi predicatori medio-orientali quando vogliono infervorare l’uditorio in funzione antiamericana .Angela Lano mette in evidenza il superamento di queste posizioni da parte di Hamza  e l’approfondimento del suo cammino spirituale Per lui  e per molti musulmani contemporanei oggi assieme alla assoluta esigenza della giustizia e dell’autodifesa emerge una esigenza di rispetto assoluto delle creature e del valore della vita, una esigenza nella quale mi riconosco pienamente e che rende veramente e profondamente contemporaneo – nell’accezione migliore- il messaggio islamico.Un Islam di pace di misericordia di pazienza di compassione.Come dice il fratelo sufi Hashim Cabrera imam Andaluso. E pittore..”el Islam es la mas misericordiosa de las vestiduras”.Tra le esperienze di base che emergono dalla ricerca  alcune molto conosciute e mediatizzate vorrei invece sottolineare quelle che più per vari motivi sono rimaste in secondo piano.Sta emergendo nel mondo islamico il discorso della non- violenza, un discorso che piacerebbe  ad Omar Caminetti  di cui Angela Lano mette in rilievo il particolare percorso di un Islam fortemente spirituale ed apolitico- e se esiste un Gandhi in terra d’Islam non puòessere altri che Sheikh Abdelsamad Yassine l’esponente politico certamente più amato dai marocchini .A Torino in via Chiasso esiste una moschea i cui dirigenti fanno riferimento proprio al partito di Yassine e che applicano i suoi metodi- coniugando islam sannita sufismo e accettazione del metodo democratico- nella realtà italiana.Il risultato è una mescolanza di islamismo moderato e di sufismo un insegnamento fortemente spiritualizzato e fortemente caratterizzato per l’inserimento nel  sociale secondo il principio “la ikraha fiddin””non c’è costrizione nella religione”(Corano). . è noto che Yassine è anche un sufi e che il suo movimento si caratterizza per l’accettazione del dialogo tra islamisti e laici ,per il rispetto della libertà di coscienza e dei diritti umani, per la battaglia a fianco delle opposizioni al regime per  la democrazia e a favore dei diritti della donna musulmana senza alcuna concessione al bieco  tradizionalismo che impregna certe realtà rurali marocchine e che caratterizza invece l’islamismo radicale filo- saudita. Nella maggior parte dei paesi islamici..Un'altra caratteristica emergente è il rifiuto di parecchie associazioni islamiche e moschee di avere finanziamenti dai paesi di origine preferendo affidarsi alla sottoscrizione popolare e creando piccole imprese (self service macellerie halal ristoranti call center) per permettere alla comunità stessa di decollare economicamente. Molte di queste imprese costruite  per iniziativa di musulmani praticanti danno lavoro ad islamici e non,italiani compresi .Altro che terroristi o ladri di lavoro “italiano”!!Altro che racket ,anche perchè i proventi di queste attività sono modesti anche per impiegare il maggior numero di persone e sostenere le famiglie.anche con piccoli guadagni  (donne che fanno il pane e lo vendono ecc.)In questi anni l’Islam si è affacciato come attore rilevante anche dal punto di vista della beneficenza .Attraverso grandi associazioni internazionali come l’Islamic Relief Italia filiale di una associazione conosciuta e rispettata in tutto il mondo.

Ma anche attraverso l’associazione di beneficenza col popolo palestinese di Genova  che non solo aiuta palestinesi cristiani e musulmani senza distinzione alcuna  ma solidarizza con i non violenti a fianco dei pacifisti integrali alla Rachel Corrie quelli che praticano la tattica dell’interposizione rischiando la vita nei terrritori occupati per difendere una casa un albero una famiglia.

Completano il quadro le interviste  ai fratelli che lavorano fianco a fianco con i detenuti con i ragazzi maghrebini di strada e cercano di redimere ladri e prostitute Un'altra attività di cui i giornali non si occupano troppo coinvolti nelle inchieste contro presunti terroristi regolarmente scarcerati per non aver commesso il fatto.Fino al punto che sembra che in Italia solo le associazioni cattoliche si occupino dei poveri, e che la poca beneficenza islamica sia destinata solo a poche famiglie il che ancora una volta non è vero.. .Fratelli come Abdelaziz Khounati ed Ahmed Chierkaoui. Si occupano da anni di situazioni a rischio di devianza ed esiste una collaborazione tra alcune moschee gli enti locali e alcune associazioni di volontariato che sta dando i suoi fritti specialmente a Roma Milano  e Torino Emergono anche situazioni divertenti e in cui la realtà supera la fantasia. Mi riferisco in particolare all’intervista al fratello Ismail Castelli  di Roma

(per il quale è stato coniato il termine “islam all’amatriciana” per dire islam vissuto alla romana) una persona che è la negazione del luogo comune del musulmano arcigno e noioso,, che racconta in modo semplice ma rivelando una profonda sensibilità della sua conversione in Somalia davanti ad un cieco che ringraziava Allah (“io invece  ho tutto e non ringrazio Dio “si chiese  fu l’inizio del suo Islam )e alla situazione del fratello napoletano che all’inizio del suo cammino islamico gestiva unna norcineria, dove si vendeva carne di maiale e che per un bel pòdi tempo i musulmani locali si riunirono proprio nel retrobottega della norcineria. Proprio vero che le vie del Signore sono infinite. Consiglio questo libro in particolare a chi è un neofita della materia perchè è di facile ed agevole lettura e ben scritto.

Amina Donatella Salina

Wuz-cafè letterario

Angela Lano
Islam d’Italia
Inchiesta su una realtà in crescita


“Una sessantina di ragazzi, quasi tutti tra i quindici e i vent’anni: i maschi seduti sulla fila di destra, le femmine su quella di sinistra. Sorridenti, disinvolti e cordiali l’uno con l’altro. Vestiti secondo la moda degli adolescenti di oggi, ma con un’unica particolarità: le ragazze indossano lo hijab, il foulard islamico e un soprabito sopra i pantaloni modernissimi. Italiani ma ancora arabi, arabi ma già italiani.”

L’autrice ha tentato di tracciare un quadro politico, sociale e religioso della presenza dell’islam in Italia rivolgendosi non solo a tutti coloro che hanno una buona conoscenza dell’argomento, ma anche a chi necessita di chiarimenti su alcuni termini letti quotidianamente sui giornali e di cui forse non sempre conosce il significato esatto (ad esempio imam, baraka, ecc.).
Diverse sono le modalità di vivere l’Islam da parte degli immigrati: esiste un “Islam privato”, che è di certo il più diffuso, di chi ha solo un legame di tipo culturale ma si considera ateo o agnostico; quindi quello di chi è impegnato a livello sociale e chiede un rinnovamento generale, ponendosi su posizioni vicine al movimento newglobal: si tratta di una élite colta; infine ci sono le posizioni più radicali, tra cui può anche annidarsi il terrorismo. A questo proposito: “Chi sono quei terroristi” - si domanda Abdelwahab Meddeb, autore di La malattia dell’islam (Bollati Boringhieri) – “se non figli dell’americanizzazione del mondo? Figli che non sono guariti dalla ferita di cui ancora soffre il soggetto islamico, per essere stato trasformato in dominato dopo essere stato dominatore.” Questa può essere la causa esterna, ma ne esiste anche una interna: una lettura letterale e acritica del testo sacro.
Ecco a brevi linee la struttura del volume. Otto i capitoli: i giovani, Torino, Milano, la Liguria, la Toscana, Roma, Napoli e le coppie islamo-cristiane.
Il volume si apre con l’incontro con alcuni giovani, ragazzi e ragazze, quasi tutti di seconda generazione che amano la loro patria (l’Italia) e che si sentono anche profondamente musulmani. La loro identità non entra in conflitto con il loro essere italiani e sembrano dimostrare una grande volontà di affermarsi, di vivere una vita sociale attiva e produttiva senza mai dover negare il loro essere arabi e musulmani.
Non c’è però un unico tipo di “giovane musulmano”, così come non c’è un unico tipo di giovane cattolico o ebreo.
“Interessante è il fenomeno del ‘ritorno all’islam’ in terra di immigrazione”: diverse le motivazioni, ci spiega l’autrice, ma di certo la ricerca identitaria è quella dominante ed è anche quella che porta molte donne a mettere il velo (cosa che non facevano in patria) quando giungono in Italia. Di certo (e vediamo questa opinione suffragata dai recenti eventi giudiziari) è stata gonfiata a dismisura la presenza di situazioni di estremismo e di fondamentalismo politico dei musulmani in Italia. Ugualmente però non si può negare che come esistono molte realtà di rispetto all’interno della famiglia musulmana, così vi sono anche numerosi casi di maltrattamenti familiari dovuti a un padre o a un marito che non accetta che le donne abbiano autonomia e libertà di scelta.
La molteplicità della presenza musulmana in Italia sta duramente pagando, spesso ingiustamente, per la drammatica situazione internazionale e sussiste il tentativo di livellare il giudizio su tutte le componenti e le manifestazioni religiose dell’islam additandole come una minaccia e un pericolo. Sarebbe invece utile una maggiore conoscenza di questa complessa e articolata realtà, anche per evitare che il pregiudizio si evolva in forme di razzismo e di persecuzione vera e propria.

Di Grazia Casagrande

Angela Lano
Islam d’Italia

"La percezione che spesso abbiamo del mondo islamico è quella di un nemico oscuro che assiste paziente al nostro inesorabile sgretolamento, pronto a divorare in un solo boccone conquiste, contraddizioni e orrori della nostra civiltà. È una concezione superficiale, ma rivela che qualcosa di questo mondo, che in parte è già dentro di noi, dovremo pur cercare di capire. Angela Lano ha tentato, e mi sembra con grande successo, un'operazione molto ambiziosa: tracciare il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia riuscendo a coinvolgere anche quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". 

 Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di "la Repubblica"

 

da: Arab.it

Islam d’Italia, Angela Lano

Terrorismo e fondamentalismo: se siamo onesti dobbiamo riconoscere che questi termini, pur associabili a realtà politiche, culturali e religiose diverse tra loro, nell’immaginario collettivo occidentale sono spesso associate al mondo e alla cultura islamica. Dell’Islam conosciamo, in prevalenza, quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Questo, però, non è l’Islam, semmai è un’idea di Islam che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell’altro. E tutto questo vale anche per l’Islam d’Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un’informazione, in qualche caso, affrettata e parziale e da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l’integrazione. In queste pagine l’Autrice, A. Lano, traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell’Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti… Con umiltà da cronista, ha messo da parte la sua preparazione specifica spiegandoci, tutte le volte che può, piccole ma fondamentali cose: che vuol dire “sufi”, cosa fa un “imam”… coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia… (dalla Prefazione di Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica).
Nell’Introduzione a questo libro Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano e uno dei più acuti studiosi dell’Islam, definisce il lavoro di Angela Lano un’indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità.

INTERVISTA ALL’AUTRICE

Perché ha scritto questo libro?
E’ un progetto che coltivavo da anni, esattamente dal 1998-99, quando, per la rivista “Missioni Consolata”, ho pubblicato un’inchiesta a puntate sull’Islam in Italia, forse una delle prime a livello giornalistico. Dagli anni ’90 seguo da vicino l’evoluzione della realtà islamica italiana, con le sue potenzialità positive e negative. Vista la svolta islamofoba che ha fatto seguito all’11 settembre del 2001, e la pubblicazione di libri dai toni allarmanti, ho ritenuto importante offrire il mio contributo di studiosa. Senza fare del buonismo – per contrastare il giornalismo terrorizzante e disinformante -, ho cercato di analizzare una variegata ed eterogenea realtà, lasciando parlare i personaggi.

Qual è in Italia la realtà dell’Islam?
Come scrivo nel mio libro, è complessa e per niente omogenea. Co-esistono, con conflittualità palesi e latenti, numerose anime e interpretazioni dello stesso Islam. Come per qualsiasi altra religione, ci sono coloro che si arrogano il diritto di dare la “vera interpretazione”, di testimoniare il vero Islam. C’è poi l’Islam “moderato” e scolorito dei salotti tv, che ha perso ogni connotazione identitaria. C’è quello colto, praticante e tollerante, quello radicale in tutte le sue sfumature…

L’Islam e i mezzi di informazione?
Il rapporto è negativo: l’Islam, nella maggior parte dei casi, deve apparire come il “nemico” della civiltà occidentale. Per raggiungere questo scopo, si inventano casi inesistenti, si invitano in studio o si intervistano persone con visioni fondamentaliste e rozze, ecc. Parallelamente, sono onnipresenti anche personaggi investiti di una rappresentatività che non hanno, e che per sembrare “moderati” rischiano di trasformarsi in burattini senza identità. In quest’epoca di decadenza generalizzata, dove dominano i cristiani senza Cristo, moralisti di comodo e a compartimenti stagni, fondamentalisti e privi di una cultura umanistica di fondo, lo scontro con i musulmani è elevato a missione. Ignorano, i signori, che l’Europa, per secoli, è stata centro di scambi fecondi e colti tra le due sponde del mediterraneo e che l’eredità greco-latina è giunta fino a noi dal Medioevo grazie a studiosi e traduttori musulmani. E che mentre noi ci dibattevamo in un’Europa meridionale oscurata dall’ortodossia fondamentalista, loro erano in pieno rinascimento.

“Dalla conoscenza nasce il dialogo e il rispetto reciproco”, lei scrive. Nel suo “viaggio-inchiesta” ha percepito uno sforzo dei musulmani per conoscere la cultura cristiana?
Sì, soprattutto da parte di un’élite colta e illuminata. La gente comune convive da anni con i cristiani: i bambini frequentano le stesse classi e al pomeriggio giocano insieme – uno dei migliori amici di mio figlio, di 8 anni, è una ragazzetto marocchino – fanno i compiti o frequentano l’oratorio. Ovviamente questo non vale per la parte più intransigente, presente e attiva, che rifiuta il contatto troppo ravvicinato con i non musulmani. Nelle città italiane vengono organizzati molti incontri interreligiosi, dove giovani cristiani e musulmani si incontrano per pregare insieme e discutere. I non praticanti, tra gli immigrati provenienti da paesi musulmani, sono tanti, così come quelli che hanno solo legami di tipo culturale e tradizionale con la religione d’origine. Questi non sono molto diversi dai non credenti italiani o dai “cristiani delle grandi feste”. Talvolta però, il rapporto con le tradizioni di famiglia, per quanto slegate dalla fede, possono creare ugualmente ostacoli alle relazioni interpersonali e alla piena integrazione: i problemi sorgono, magari, quando la figlia vuole sposare un non musulmano… Per il dialogo tra culture diverse sono indispensabili buone conoscenze reciproche e l’umiltà di riconoscere ciò che accomuna più che ciò che divide. E’ più facile che un cristiano che vive pienamente il messaggio di Cristo nella vita quotidiana incontri senza pregiudizi un musulmano praticante e sincero, piuttosto che i cristiani senza Dio – che vanno tanto di moda in questo periodo – e i musulmani letteralisti e dall’ortodossia tutta esteriore.

 

I libri sono distribuiti in tutta Italia da "CDA Consorzio Distributori Associati", Bologna. Se non fossero disponibili dal Vostro libraio potete farli richiedere al distributore o potete ordinarli direttamente alla casa editrice (pagamento in contrassegno) specificando esattamente nome, indirizzo, località e cap.

 

primonumero.it

QUANDO LE PAROLE NON BASTANO, AngelA Lano

Spesso ci si ritrova a dire sempre le stesse frasi sull'incapacità di poter fare qualcosa di concreto per contrastare la guerra e lo stato attuale delle cose. E' in questi momenti, più che in altri, che le testimonianze di altre persone possono giocare un ruolo fondamentale contro quello stato apatico-depressivo che spesso ci colpisce.
"Quando le parole non bastano" di Angela Lano contiene 13 interviste rilasciate da personaggi
impegnati nel campo della pace e della giustizia sociale. Testimonianze di vita che colpiscono per intensità e profondo senso etico, scelte di vita controcorrente, storie di consapevolezza, di crescita interiore e cambiamenti radicali.
Partendo da ciò che ha spinto i protagonisti del libro ad effettuare queste scelte, e cioè dal proprio "momento di svolta",la giornalista Angela Lano ripercorre con loro le tappe salienti delle loro vicende, le paure, le ansie e le gioie che hanno caratterizzato le loro vite. Provengono da ambienti differenti, da situazioni e storie diverse, ma sono tutti accomunati dalla
voglia di lottare per i grandi temi della pace e della giustizia in cui ognuno di loro crede.
La parola qui acquista senso in quanto elemento che scuote le coscienze, fattore di dialogo tra popoli.
La parola si trasforma in azione, in qualcosa di concreto, in ciò che spinge a realizzare ciò in cui si crede.

a cura di Alessia Mendozzi

 

da: altermedia.it

Islam d'Italia, Angela Lano

Terrorismo e fondamentalismo: se siamo onesti dobbiamo riconoscere che questi termini, pur associabili a realtà politiche, culturali e religiose diverse tra loro, nell’immaginario collettivo occidentale sono spesso associate al mondo e alla cultura islamica. Dell’Islam conosciamo, in prevalenza, quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Questo, però, non è l’Islam, semmai è un’idea di Islam che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell’altro.
E tutto questo vale anche per l’Islam d’Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un’informazione, in qualche caso, affrettata e parziale e da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l’integrazione. In queste pagine l’Autrice, A. Lano, traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell’Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti… Con umiltà da cronista, ha messo da parte la sua preparazione specifica spiegandoci, tutte le volte che può, piccole ma fondamentali cose: che vuol dire “sufi”, cosa fa un “imam”… coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia.
Nell’Introduzione a questo libro Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano e uno dei più acuti studiosi dell’Islam, definisce il lavoro di Angela Lano un’indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità.

 

Islam d'italia, Angela Lano

L’intento della scrittrice è dimostrare che “Conoscere il vero volto dell’Islam al di là di stereotipi superficiali è l’unica strada civile per la convivenza e l’integrazione”. Intento non facile, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, ma che l’autrice affronta con professionalità, lucidità e, soprattutto, dimostrando una grande conoscenza del mondo islamico in Italia. Inizia con uno sguardo complessivo, e già qui emergono differenze che, nel corso della lettura, si faranno sempre più numerose ed evidenti... Angela Lano passa poi ad una presentazione approfondita della situazione dei giovani islamici nel nostro paese. Lascia a loro la parola ed emergono situazioni diversissime, che testimoniano quanto siano differenti le modalità d’integrazione (e non…) e quanto siano diversi gli stati d’animo, le speranze, i desideri, i progetti per il futuro di questi ragazzi. La seconda parte è dedicata ad un viaggio attraverso alcune città italiane, partendo da Torino, arriva a Milano, a Genova, a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. L’intento è “ripulire” la mente del lettore da falsità, generalizzazioni, strumentalizzazioni cresciute intorno al mondo arabo, a questo islam che fa tanta paura. Non è un obiettivo facile, ma quel che colpisce è l’assoluta lucidità, il rigore, l’obiettività, la mancanza di pregiudizi e tesi precostituite che l’autrice dimostra, da profonda conoscitrice del mondo arabo. La Lano non esprime pareri, non manifesta opinioni personali, lascia parlare i suoi stessi interlocutori, imam e fedeli, fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti, donne velate e non, uomini con o senza barba. Sono persone diverse fra loro, italiani e non, ognuno con esperienze distinte e non generalizzabili, pacifici ed inquietanti, ma che rappresentano, comunque, un qualcosa che vive all’interno del nostro paese e con il quale, volenti o nolenti, dobbiamo metterci in discussione, comunicare, conoscere, poiché, come dice Nicola Lombardozzi nella prefazione, “l’Islam è un mondo complesso che merita assoluto rispetto, e con mille sfaccettature. Alcune di esse devono metterci in guardia; altre dobbiamo conoscerle a fondo per migliorare il dialogo; da alcune, forse, abbiamo molto da imparare”.

Maria Cristina Rosa

Da: forumlive.net

 

 A colloquio con la Voce d’Italia Angela Lano, islamologa

la Voce d'Italia Anno II N.107 nuova edizione del 17/04/2007 

 

Qual è la situazione palestinese, quale futuro per questo popolo? Lo chiediamo ad Angela Lano: giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, direttrice dell´agenzia www.infopal.it e, autrice di diversi libri sulla questione islamica e la condizione delle donne musulmane.

Quali sono le condizioni del popolo palestinese, privo dei sufficienti aiuti internazionali?

Stando ai rapporti delle agenzie umanitarie, oltre che dei vari ministeri come quello della sanità e il ministero dell´educazione palestinese, emerge una situazione devastante. Il tasso di disoccupazione è ai massimi storici. Di conseguenza anche la povertà è ad altrettanti livelli: le famiglie non hanno i soldi per procurarsi da mangiare, né sono in grado di procurarsi libri e quaderni per i figli o medicinali per curarsi. Le conseguenze di questa povertà latente si risentono anche da un punto di vista sociale ed ecologico. C´è un centro per la salute mentale di Gaza molto famoso ed efficiente, il GCMHP (Gaza Community Mental Health Programm), che racconta appunto che questa situazione di violenza e povertà, di mancanza di tutto, rischia di creare nelle generazioni presenti e future dei disagi psichici molto forti. Ad esempio tra i bambini ci sono dei disturbi che vengono figurati come "patologie da sindrome da stress post-traumatico" che comportano inappetenza, disturbi del sonno, aggressività e tendenza al suicidio.

Affrontiamo la questione politica. Metà dell´esecutivo Hamas si trova nelle carceri israeliane, inoltre deve fare i conti con il boicottaggio internazionale, che a sua volta ha innescato una situazione sociale esplosiva. Quale futuro vede per questo esecutivo

Il futuro di Hamas è abbastanza drammatico. Sono in corso tentativi internazionali, americani e israeliani, di dar vita a un golpe contro il governo Hamas. Del resto, anche una parte di Fatah sembra si stia muovendo in tal senso, e attraverso minacce continue, da parte del presidente dell´Anp (Autonomia Nazionale Palestinese), di licenziare il governo. L´obiettivo è quello di dar seguito alle richieste israeliane. Basta pensare che fino a qualche settimana fa, prima dell´incontro tra Abbas e Bush a Washington in occasione dell´Assemblea annuale dell´Onu, si erano svolti incontri per la formazione di un governo di unità nazionale. Sembrava che Hamas e Fatah fossero vicini ad un accordo. Tornato dagli Usa, Abbas ha cambiato atteggiamento, e questo fa pensare che abbia subito pressioni da parte di Washington. Di conseguenza, ora non vuole più incontrare il premier Haniyah.

Intanto qualche giorno addietro un´agenzia ha annunciato un protocollo d´intesa con l´intermediazione egiziana, fra Hamas e Fatah, per superare i profondi contrasti. Non sarebbe la prima volta, potrebbe essere l´accordo decisivo o una replica di qualcosa già visto??

In queste settimane, per non parlare di esperienze passate, ci sono giunte più volte notizie in cui si parlava di un imminente accordo tra le fazioni. Ma l´obiettivo sperato non è mai stato raggiunto. Ben venga che, questa volta, attraverso l´Egitto siano riusciti e trovare una qualche intesa.

Ma in passato abbiamo visto più volte una intermediazione egiziana, ottenendo comunque un nulla di fatto. Sicuramente per Hamas e Fatah serve qualcosa che vada al di là dell´intermediazione egiziana e di quella internazionale. E´ anche un discorso politico interno. Non crede?

All´interno di Fatah ci sono divisioni: abbiamo letto le dichiarazioni di Qaddoumi, leader politico di Fatah in esilio a Tunisi, contrarie al licenziamento del governo Hamas. All´interno del movimento non manca certo un dibattito forte. Esistono correnti diverse, dirette da personaggi di spicco, come Abbas e Qaddoumi, che sono su posizioni differenti. Sicuramente quella di Qaddoumi rispecchia maggiormente la volontà del popolo palestinese, che in maggioranza è contraria allo scioglimento dell´attuale esecutivo. Non dobbiamo dimenticare che in Palestina, nel mondo politico e sociale, anche coloro che non sono legati a movimenti islamici o a partiti politici, sono dell´idea che questo governo non vada licenziato. O meglio, sostengono l´ipotesi di un governo di unità nazionale, quindi la linea di Abbas non rispecchia i reali desideri dal popolo palestinese Invece, una parte di Fatah è legata, per convinzioni personali o di realpolitik, ad una linea più israelo-americana.

Hamas e Fatah si contendono il predominio politico e sociale dei territori palestinesi. Qual è la reazione del popolo palestinese rispetto a questo scontro?

Ci sono delle aree che sono più legate a Fatah, ed altre più legate ad Hamas, come la Striscia di Gaza. Ma al di là delle divisioni territoriali e della realtà sociali, come le forze di polizia dipendenti dalla Presidenza o gruppi di settore pubblico esplicitamente fedeli a Fatah, il resto della popolazione ha votato per Hamas esprimendo una serie di istanze: cambiamento, moralizzazione, liberazione nazionale. E´ stato anche un voto di protesta, che ha segnalato la delusione per anni di corruzione. La gente chiede che le fazioni riescano a raggiungere un accordo e che si ponga fine a questa violenza fratricida. Fra i tanti palestinesi che hanno votato Hamas ci sono anche cristiani. Ci sono religioni cristiani che hanno espresso giudizi positivi sull´operato e la moralità politica di Hamas. Questo vorrà ben dire qualcosa, no? Tuttavia, il cambiamento tanto atteso dalla popolazione è stato boicottato sia dal feroce embargo internazionale che sta affamando e immiserendo strati sempre più ampi di palestinesi, sia dall´arresto da parte di Israele di metà esecutivo Hamas e di molti membri del Parlamento. Questo li ha privati della maggioranza utile a governare. Il blocco esterno ha svuotato le casse palestinesi, dunque, come può Hamas portare avanti un programma politico? Mi sembra altamente scorretto, immorale direi, l´atteggiamento di alcuni esponenti di Fatah, come Dahlan e altri, che hanno rinfacciato al governo il mancato raggiungimento di questi obiettivi. E´ un esecutivo assediato, e sta facendo ciò che può. Per poterlo giudicare onestamente bisognerebbe dargli le condizioni di governare: porre termine al boicottaggio internazionale, restituire gli ingenti capitali dei dazi palestinesi illegalmente sottratti da Israele, liberazione dei politici e amministratori ingiustamente reclusi, possibilità di esercitare commerci e attività economiche, ecc. Tutte condizioni "normali" per il corretto espletamento delle funzioni di un esecutivo.

Durante le trattative di pace in Libano, il ministro degli esteri italiano, Massimo D´Alema, ha avanzato la proposta di un contingente internazionale Onu nella Striscia di Gaza. Cosa ne pensa e come giudica l´atteggiamento italiano verso la causa palestinese?

Sicuramente l´approccio di D´Alema alla questione mediorentale è migliore di quella del precedente governo, che invece aveva sposato la causa israeliana in modo unilaterale, abbandonando totalmente una storica politica filo-araba, sostenuta da Andreotti e Craxi. La dichiarazione di D´Alema può essere presa in senso positivo. Sicuramente una forza di contrapposizione a Gaza potrebbe essere utile. A Hebron c´è già un contingente italiano, ma non mi risulta che impedisca agli israeliani di esercitare violenze contro i palestinesi, di sottrarre loro le case o di trasformarle in postazioni militari o di occupare la Moschea di Ibrahim. Non mi pare utilissima come forza di contrapposizione. Come purtroppo non mi sembra positiva la forza internazionale in Libano. Di fatto Israele continua a violare lo spazio aereo libanese - ha persino attaccato una nave militare tedesca. Israele agisce sempre nell´impunità generale. La risoluzione Onu è ambigua e parla soprattutto di "disarmare Hezbollah", e alla fine questa sarà la missione Unifil, con tutti i gravi rischi che ne seguiranno. Ci ritroveremo come in Afghanistan, dove l´Onu ha lasciato il posto alla Nato, e si spara contro i civili. Una forza di interposizione, come dice chiaramente il termine stesso, si deve interporre tra i due litiganti. Se invece si impone la linea solo su uno dei contendenti, il suo ruolo perde di credibilità. Il nostro governo di centro-sinistra che ha accreditato questa pericolosa missione in Libano e ha rifinanziato le altre dovrebbe riflettere sulle drammatiche conseguenze a cui si andrà incontro. Israele e gli Usa non scherzano, sono pronti a tutto per raggiungere i loro obiettivi: totale occupazione e controllo di tutto il Vicino e Medio Oriente (importanti strategicamente ed economicamente).

Quali sono le condizioni delle donne palestinesi da un punto di vista sociale?

Purtroppo il mondo femminile, come quello infantile, subisce direttamente una situazione di precarietà, di miseria e di violenza inflitta al popolo palestinese. La società che è oppressa dall´esterno, a sua volta opprime al suo interno. Nei miei ultimi viaggi in Palestina ho notato un netto peggioramento della condizione della donna e dei bambini. Gli uomini sono frustrati perché disoccupati o per le angherie e umiliazioni a cui sono sottoposti tutti i giorni, e a casa si sfogano. Sono in aumento preoccupante anche i "delitti d´onore". Bisogna anche dire, però, che l´universo femminile è molto attivo, vivace: ci sono tanti movimenti che mostrano un dinamismo interessante. Spesso, comunque, le condizioni cambiano a seconda che si tratti di realtà cittadine, periferiche o rurali. Le differenze sociali e culturali sono molto forti. Le comunità nelle campagne sono spesso molto più tradizionaliste e chiuse.

Qual è invece la condizione della donna palestinese che vive in Italia? Come vengono trattate dalla società?

La loro presenza è sicuramente minoritaria rispetto ad altre realtà etniche, come quella magrebina. Si tratta di una élite, solitamente sono donne diplomate o laureate e ben integrate. Ci sono quelle che lavorano, e magari portano il velo, e che vengono discriminate allo stesso modo delle donne musulmane. L´italiano medio non è capace di distinguere la storia che c´è dietro a ogni gruppo nazionale: un arabo per molti significa Arabo Saudita o Marocchino. Non sanno dove collocarlo geograficamente e culturalmente. Nelle scuole superiori i ragazzi spesso non sanno quali sono gli stati di appartenenza di questo o quel popolo. Non parliamo di quanti si fanno annientare il cervello dai programmi trash in tv e che fanno di tutta l´erba un fascio. Cosa vuole che gliene importi della donna palestinese o di quella marocchina. Quanto alla causa palestinese, molto sostenuta, in passato, dalla sinistra e da certa destra, ora non è quasi più di moda. Ora c´è la "sinistra per Israele" o l´equivicinanza dalemiana. Il problema è anche il tentativo di far sparire la questione palestinese dalla pubblica informazione: la maggior parte dei quotidiani italiani, ma anche delle tv, sono finanziati o controllati da lobby politico-economiche che sono pro-sioniste e pro-governo israeliano e che considerano i palestinesi né più né meno che dei "terroristi". Che informazione vuole che passi? Fino agli anni ´90, l´italiano, anche quello medio, aveva ben presente chi erano i palestinesi. Adesso i media descrivono, e contribuiscono a creare, la figura del palestinese semplicemente come un terrorista. Abbracciano per intero solo il punto di vista israeliano. Anche la storia della Questione palestinese è ormai entrata nell´oblio e ha lasciato il posto alla versione israeliana: tanto che anche il nostro attuale governo ha festeggiato con l´Ambasciata israeliana a Roma l´anniversario della "liberazione" israeliana. Liberazione da chi?

A cura di Stefano Totaro

Corso di aggiornamento
per insegnanti della scuola Elementare e Media Inferiore ,Cei, piemonte

DOCENTI:


Angela Lano, giornalista presso il quotidiano "la Repubblica". Si occupa di immigrazione con particolare attenzione alle problematiche relative all'area arabo-islamica.

Ada Lonni, ricercatrice presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Torino dove insegna Storia sociale. Si occupa di rapporti tra istituzioni, economia e società nell'Italia degli ultimi tre secoli; emigrazione italiana (sec.XIX e XX); immigrazione in Italia e in Europa (seconda metà del XX sec.); migrazioni mediterranee Medio Oriente: società, cultura, conflitti. Collabora con il Comune di Torino in qualità di consulente e svolge regolare attività di formazione sui temi relativi alle migrazioni e al Medio oriente.


Adriana Luciano, docente associato di Sociologia del Lavoro presso il corso di Laurea in Scienze dell'educazione dell'Università di Torino. Si occupa, tra le altre cose, di politiche del lavoro, relazioni di genere in ambito lavorativo e politiche di pari opportunità, formazione professionale e formazione continua, diseguaglianze etniche, mediazione interculturale.

Andrea Bocco, ricercatore presso la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Si occupa di studi di riqualificazione urbana; è il responsabile del Settore Sviluppo Ubano del CICSENE di Torino e dirige l'Agenzia Sviluppo Locale San Salvario


Brunello Mantelli, docente associato di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell'Università di Torino. Esperto in Storia del fascismo e del razzismo.

Bruno Ducoli, insegna teoria dell'interculturalità presso l'Università di Mons (Belgio). E' stato il fondatore della prima iniziativa di formazione organica per giovani immigrati a Bruxelles. Per unidici anni ha coordinato - a Bruxelles, Madrid, Siviglia e Barcellona - programmi europei rivolti alla formazione di insegnanti sui temi della pedagogia interculturale. Direttore dal 1980 al 2000 del Centro regionale per le migrazioni di Bruxelles è stato per dieci anni vicepresidente della Commissione parlamentare mista istituita e voluta per favorire un'integrazione armoniosa delle seconde/terze generazioni di immigrati in Belgio.

Duccio Scatolero, ricercatore presso l'Istituto di Antropologia criminale dell'Università di Torino. Responsabile scientifico dei primi Centri per la Gestione dei conflitti e la mediazione aperti a Torino ed in via di apertura in altre città italiane. Svolge per l'Università della Strada e per la coop. G.A.P corsi di formazione in Mediazione sul territorio nazionale per Enti pubblici e privati. Nel 2001 ha istituito ed è responsabile del Centro di Servizi Europeo per la gestione dei conflitti e la mediazione creata dall'istituto universitario Svizzero (Sion) IUKB a lato del master Europeo in mediazione.

Enrico Allasino, sociologo, è ricercatore dell'Ires Piemonte e docente di Metodologia della ricerca sociale presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Torino. Si occupa di politiche di integrazione dei migranti, degli aspetti sociali dell'immigrazione e di minoranze etniche.

Federico Faloppa, ricercatore presso il Department of Italian, Royal Holloway, University of London, visiting professor di lingua e letteratura italiana presso l'Università di Granada. Si occupa prevalentemente di storia della lingua italiana e di sociolinguistica, con particolare riguardo agli aspetti legati al multiculturalismo e alla formazione storica di stereotipi linguistici.

Filippo Furioso, insegnante, esperto sui temi del disagio giovanile (tossicodipendenza, bullismo, violenza), responsabile del settore Educazione alla Legalità e alla convivenza democratica dell' U.T.S. - Dipartimento Scienze Umane Sociali ed Umanistiche. Giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Torino.

Luciano Scagliotti, esperto di politiche europee in materia d'immigrazione e lotta al razzismo e alla discriminazione; dirigente di ENAR (European Network Against Racism); dal 1996 - 2001 è stato consulente per le politiche migratorie presso il Dipartimento Internazionale di CGIL Piemonte.

Marco Bertoluzzo, esperto in Criminologia clinica indirizzo socio-psicologico. Coordina progetti di mediazione nelle scuole primarie e secondarie per conto della I Circoscrizione e della IV Circoscrizione del Comune di Torino, dell'Assessorato alla Politiche Giovanili del Comune di Bra (CN), per l'Ufficio della Pace del Comune di Alba (CN) e per il Dipartimento Solidarietà Sociale e politiche per i giovani della Provincia di Torino. Svolge regolare attività di formazione su tecniche di mediazione e di gestione dei conflitti.

Roberta Valetti, ricercatrice presso l'Ires Lucia Morosini di Torino. Svolge, per lo Sportello Apoliè di Torino, attività di consulenza rivolta agli immigrati. Gestisce attività di sostegno per giovani migranti presso il Centro interculturale Aluan di Torino. Svolge attività di formazione e sensibilizzazione sui temi dell'immigrazione presso Enti pubblici e privati.

Saida Ahmed Ali, giurista, esperta in politiche di genere. Membro del Comitato cittadino contro la violenza sulle donne presso il Comune di Torino; garante alla Rete d'Urgenza contro il razzismo di Torino.

Vittorio Castellani, noto come Chef Kumalé, anima e coordina l'Indigenous Cook Tribe, una rete di cuochi di ventiquattro paesi che organizza cene culturali, corsi di cucina multietnica e manifestazioni pubbliche e private. Ha fondato e presiede l'associazione culturale The Cous Cous Clan che ha promosso l'iniziativa "Turisti per casa" : visite guidate ai quartieri multietnici della città. Conduce una rubrica radiofonica xenofila, di cucina e musica dal mondo, in onda su Radio Flash e Radio Torino Popolare.

Argomenti del corso:

  • l'incontro con l'altro: dinamiche migratorie e regole di convivenza sociale
  • il linguaggio come strumento di inclusione e di esclusione
  • razzismo e discriminazione
  • gli stranieri e la città
  • gli stranieri e la scuola
  • il ruolo della mediazione interculturale nel rapporto immigrato/società ospite
  • il passaggio dall'integrazione degli stranieri nel contesto ospite alla formazione della società interculturale

Particolare attenzione sarà dedicata al tema dell'uso del linguaggio in rapporto alla diversità etnica e di genere, al fenomeno dell'immigrazione, a quello delle minoranze e, più in generale, ai temi della società multiculturale. Tale assunto, rappresenterà il filo rosso del corso e sarà sottolineato ogni qualvolta l'argomento lo richieda.
Infatti, Il linguaggio comune e la comunicazione di massa hanno spesso generato, nel corso della storia, immagini stereotipate, superficiali, distorte e aberranti dell'alterità, che assai facilmente si sono coniugate con atteggiamenti di intolleranza e di razzismo nei confronti di specifici gruppi umani (pensiamo agli ebrei, ai nomadi, agli arabi).
Negli ultimi due decenni, in particolare, il fenomeno migratorio ha subito delle connotazioni negative che, per molti aspetti, sono state il frutto d'indebiti conî terminologici (emblematica quella di "extracomunitario") o di una confusione del significato delle parole (si pensi alle controverse accezioni del termine "clandestino").
Alla luce di ciò, un esame critico delle espressioni che quotidianamente leggiamo o ascoltiamo appare indispensabile e preliminare per definire i principi di un corretto comportamento comunicativo nella prassi dell'educazione interculturale. L'educazione interculturale, infatti, costituisce una prospettiva formativa e didattica imprescindibile per un'educazione alla convivenza che richiede l'adozione di un lessico rispettoso della pluralità e il più aperto possibile allo scambio dei diversi patrimoni formativi.

 

Da: Megachip

L'informazione da parte Palestinese - 15-2-07

Intervista con Angela Lano di Davide Pelanda - Megachip

Da poco più di un anno è nata l'agenzia di stampa Infopal.it. A dirigerla è stata chiamata Angela Lano, giornalista torinese ed orientalista, già collaboratrice di numerose testate tra cui La Repubblica, e autrice di numerosi libri come, ad esempio, “Islam d'Italia”, un volume edito dalle Edizioni Paoline che racconta di un interessante viaggio nelle varie comunità islamiche della nostra penisola. L'abbiamo intervistata.

Come nasce www.infopal.it ? Perché quest'agenzia?

«L'idea è venuta a un gruppo di palestinesi e italiani. Ci hanno pensato per qualche anno, poi hanno concretizzato l'idea. Avevano soprattutto valutato la qualità e la scarsezza di notizie sulla Palestina nei nostri quotidiani e nelle nostre tv. Questo sogno di creare una agenzia stampa che diffondesse notizie veritiere sulla Palestina in Italia, un anno fa circa è diventato realtà. Mi è stata proposta la direzione e l'organizzazione dell'Agenzia stampa nel novembre del 2005, forse perché, oltre che giornalista sono un'orientalista (laureata in Lingua e Letteratura araba con una tesi di laurea sulla Questione Palestinese). Abbiamo cominciato dal niente: non c'erano traduttori, non c'erano giornalisti, non c'era nulla. Sostanzialmente solo un computer e l'ufficio, al piano terra di casa mia. Sono poi stati stipulati contratti di collaborazione con corrispondenti e giornalisti che vivono in Palestina, a Gaza e nei territori. Da loro tutti i giorni, e più volte al giorno, ci arrivano notizie di cronaca, commenti e tutto ciò che attiene alla Palestina e ai palestinesi che sono in Iraq, Libano, ecc. Il materiale è in arabo e va tradotto il più velocemente possibile. La redazione vera e propria è on-line, sparsa per tutta Italia: Genova, Milano, Firenze e Torino. La tecnologia e internet, compreso il preziosissimo Skype, ci aiutano a comunicare continuamente. Facciamo riunioni di redazione on-line, decidiamo cosa tradurre e cosa lanciare nel sito, e mano a mano arricchiamo il nostro sito».

Il flusso di notizie che arriva a voi è diverso da quello che leggiamo sui giornali, dalle notizie che arrivano alle varie altre agenzie, come l'ANSA, ad esempio ?

«Ci sono notizie che riportano tutti, soprattutto quando si tratta di scontri inter-palestinesi: queste notizia sono quasi contemporaneamente pubblicate anche dalle grandi agenzie. Sono queste le notizie che interessano i media ufficiali: quando sono i palestinesi a fare attacchi contro gli israeliani o a uccidersi tra di loro. Puntualmente giornali e tg dedicano ampio spazio. Nel resto dei casi, cioè quando è Israele a uccidere, opprimere, ecc., cioè, la maggior parte delle volte, nessuno ne parla. La nostra diversità, dunque, oltre che nei mezzi limitati a nostra disposizione, sta anche nel riportare finalmente il punto di vista palestinese e notizie viste da altri punti di osservazione.

Normalmente, giornali e tv ricevono e trascrivono le “veline” dell'esercito israeliano, comunicando solo la prospettiva israeliana. Noi parliamo di civili massacrati, non di terroristi, come spesso sono definite le vittime – donne, bimbi, ragazzi, vecchi – ammazzati dalle bombe israeliane.

Per esempio, durante la recente guerra civile palestinese, abbiamo raccontato chi c'è dietro gli scontri… Nei giorni scorsi abbiamo riportato tre notizie eclatanti. Una di queste parlava dell'arrivo via mare di navi israeliane con armi dirette alla Guardia presidenziale di Abbas. La seconda, dell'invio attraverso Gaza di camion pieni di armamenti, sempre destinati alla presidenza dell'Anp (cioè ad Abbas): in tv è stato detto che erano carichi umanitari, medicine ecc., ma non era verso. Abbiamo riportato il racconto di testimoni oculari. Nessun tg o giornale nazionale o agenzia aveva la stessa nostra notizia. Ma anche se l'avessero avuta, non l'avrebbero pubblicata».

Quanti vi leggono? Avete dei clienti che si abbonano al vostro servizio così come succede in qualsiasi agenzia di stampa come ad esempio l'ANSA? Oppure è un servizio libero, in copyleft?

«Questo mese abbiamo raggiunto 90 mila visite. Tra le agenzie italiane, chi riporta spesso i nostri lanci è l'Adnkronos, ma anche altre agenzie. E' capitato di vedere le nostre notizie sui quotidiani nazionali online senza che venissimo citati!

Vogliamo divulgare queste notizie il più possibile a chiunque, non solo agli addetti ai lavori, cioè ai giornalisti. Se infatti inserissimo un servizio di agenzia a pagamento limiteremmo molto gli accessi ai non giornalisti. Così, invece, c'è tanta gente comune che ci legge. Al fondo di ogni articolo abbiamo inserito il copyright, ma si sa come funzionano le cose…».

Le voci maligne dicono che dietro a voi ci sarebbero quelli di Hamas. E' così?

 

«Ovviamente non è così. Noi cerchiamo di essere equilibrati. E' chiaro che siamo dalla parte dei palestinesi. Il governo attuale lì è Hamas e quindi, come in Italia, diamo leggermente più spazio al governo invece che all'opposizione, ma ciò non significa assolutamente che siamo finanziati da Hamas: i soldi per proseguire nel progetto arrivano da una serie di donazioni interne alle comunità arabe e musulmane, palestinesi italiane. Hamas non ha soldi per pagare i propri dipendenti, figuriamoci se può venire a pagare noi! Ridicolo anche solo insinuarlo. Eppoi, non ci interessa essere l'organo di un partito, di un movimento. Siamo e vogliamo restare liberi».

Vi avvalete anche di esperti del mondo arabo e israeliano?

«Sì, riportiamo anche articoli di intellettuali, arabi, ebrei pacifisti o altri nomi eccellenti, quali, per esempio Noam Chomsky, Michel Chossudovsky del Global Research, Ilan Pappe, ecc. Con noi collaborano storici e orientalisti italiani: ormai si è attivato circuito di persone che ci aiutano facendoci arrivare articoli. Noi li accettiamo a patto che non siano denigratori o razzisti».

C'è un comitato di redazione di esperti ed illustri firme che vi aiutano nella selezione di articoli e notizie?

«Lo stiamo formando con alcuni esperti, docenti universitari, eppoi ancora cristiani, ebrei, musulmani che abbiano voglia di confrontarsi. Stiamo avviando una specie di comitato scientifico di cui presto pubblicheremo i nomi».

Il vostro scopo è quello di essere corretti, equilibrati nel vostro lavoro, oppure di essere schierati? Siete per così dire “politically correct”? Oppure seguite un certo modello di denuncia?

«Se si tratta di seguire il modello, per esempio, di Stefano Chiarini (giornalista de “Il manifesto” recentemente scomparso ndr), che poteva essere tacciato “partigianeria”, ebbene sì: quello è un modello. Così come lo è Giulietto Chiesa e altri bravi giornalisti italiani. Sono persone schierate che denunciano certe situazioni senza mezzi termini. Se moderazione vuol dire quel mesto tentativo italiano di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte e di essere “equivicini” alla D'Alema, ebbene, no, non ci interessa. Ma il nostro modello non è neanche lanciare slogan guerrafondai. Vogliamo solo informare nel modo più corretto e scientifico possibile, senza insultare nessuno e senza usare terminologie da parata militare».

Il vostro è un compito delicatissimo, dato il “surriscaldamento” delle zone mediorientali. Avete paura? Siete mai stati minacciati con lettere o con altri avvertimenti?

«Per il momento no. Diciamo che gli attacchi, paradossalmente, ci sono arrivati dall'interno della comunità palestinese stessa, cioè da una parte di esse. Per esempio, a Torino ci hanno accusato di essere, appunto, pagati da Hamas. Un'accusa in cattiva fede perché, come già detto, Hamas non ha i soldi per pagare i suoi uomini, figurarsi se li manda a noi; sempre persone interne alla comunità palestinese di Roma ci hanno attaccato, probabilmente per invidia».

Tu hai un'esperienza giornalistica molto variegata, ma il filo conduttore del tuo lavoro è sempre stato il mondo arabo, anche a causa dei tuoi studi universitari. Ti chiedo: non sei un po' stanca di vedere stragi, sentire di attentati e morti tra le più crudeli, vedere foto terribili che metti regolarmente sul sito da te diretto? Non ti sembra di fare una lotta contro i mulini a vento? Cosa speri di cambiare con questo lavoro?

«Che bella domanda! L'estate passata, quando erano in corso i bombardamenti contro Gaza passati un po' in silenzio per via di quelli contro il Libano, sono arrivata ad una sorta di burn-out: ero proprio fuori di me, non ce la facevo più. Sono andata via tre giorni perché avevo l'angoscia, lasciando ai miei colleghi l'onere dei servizi.

Anche se si cerca di essere professionali e distaccati, più di tanto non si riesce, soprattutto quando si scrive di massacri, di bambini fatti a pezzi. Ricordo foto così sconvolgenti…

E lì non si hanno più strumenti, parole…

Questo lavoro è comunque molto bello: da una parte c'è l'interesse professionale, dall'altra quello umano, anche se può sembrare una ‘lotta contro i mulini a vento', come il Manifesto stesso ha definito il lavoro dello scomparso e bravissimo Stefano Chiarini».

Dal tuo particolare osservatorio come vedi il futuro, tra dieci-quindici anni, del Medioriente? Secondo te come si evolverà?

«Credo si evolverà in peggio…se scoppierà anche la guerra contro l'Iran…

Da quello che dice Michel Chossudovsky nel suo bel sito Global Research, tutto fa pensare a questo! Anche perché nel Mediterraneo stanno arrivando molte navi da guerra statunitensi, proprio in previsione di un'escalation mediorientale. Ciò infiammerà tutta la regione e quindi sarà un disastro. Non sono ottimista. Inoltre, non credo che Israele accetterà mai uno Stato palestinese con i confini pre-guerra del '67. Quinidi, da una parte abbiamo l'aggressione coloniale israeliana, dall'altra quella statunitense. Poi, per quanto riguarda la formazione di un governo palestinese di unità nazionale…chissà. Gli accordi di Mecca hanno rappresentato un momento storico, vedremo a cosa porteranno…».

di Davide Pelanda - Megachip

Da: Popoli

Islam d'Italia, Angela Lano

Chi segue con attenzione i temi dell’immigrazione islamica, della presenza ormai diffusa dei musulmani in Italia non manca di lamentarsi - con ragione - della scarsa qualità delle informazioni disponibili su stampa e tv, spesso imprecise, a volte distorte, sempre a rischio di strumentalizzazione. Una situazione che affonda le radici, tra l’altro, nella mancanza di preparazione specifica dei giornalisti che si occupano della questione. È stato appena pubblicato un libro sulla presenza musulmana in Italia che, invece, ha tutte le caratteristiche per ribaltare il panorama dell’informazione su questo argomento. Ne è autore Angela Lano, giornalista torinese, laureata in arabo, che segue da anni con attenzione e competenza le vicende dell’Islam italiano per varie riviste missionarie e per il quotidiano La Repubblica. Il libro è prezioso perché si presenta come un’inchiesta vecchio stile, nel senso migliore del termine di buon giornalismo: l’autrice ha cercato, incontrato, parlato e discusso con decine di musulmani, una circostanza che, in un’epoca di computer, di internet e di notizie compilate al desk, è già di per sé eccezionale. Quello che viene offerto al lettore è un viaggio all’interno della variegata comunità islamica in Italia, suddiviso nelle sue tappe più significative: otto capitoli dedicati rispettivamente ai giovani (un argomento assai poco trattato dai media), alle realtà di Torino, di Milano, della Liguria, della Toscana, di Roma, di Napoli, delle coppie islamo-cristiane (anche questo è un tema delicato e assai poco noto) che rappresenta uno spaccato aggiornato e accurato di un mondo complesso, a volte contraddittorio, a volte imprevedibile. Particolarmente interessante l’attenzione che l’autrice riserva ai suoi incontri con le donne musulmane, ai temi della famiglia, dell’educazione e dell’istruzione, affrontati con equilibrio e rispetto. Un libro da non perdere, Islam d’Italia, perché è un libro «non libresco» (perdonate il gioco di parole!): parla della vita, delle persone, della loro storia. Non è poco, immergersi nell’elemento umano e sapersi tenere lontano da intellettualismi, pregiudizi e luoghi comuni.

Federico Tagliaferri

Da: Missionari della Consolata

 

Quando le Parole non bastano

 

Da leggere

 

«Hanno il cuore pieno d’amore, non sono interessati ai costumi.

Non sono mai stanchi delle sofferenze che li circonda,

sono loro che ci danno il coraggio di vivere,

vanno nei luoghi più infelici ad aiutare gli altri». (Thich Nhat Hanh)

Nella nostra società, troppo spesso la parola ha il valore di una falsa comunicazione per imporre prodotti, potere e politica. Oggi le parole non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano. Angela Lano, in questo suo libro, ci presenta persone che invece hanno un'idea diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri che arrivano diritti al cuore e appassionano, contaminano, lanciano stimoli alla nostra coscienza: Luigi Bettazzi, Arturo Paoli, Rita Borsellino, Marco Paolini, Gian Carlo Caselli, Manuela Sadun Paggi, Giulietto Chiesa, Alessandro Santoro, Luigi Ciotti, Teresa Sarti Strada, Francesco Gesualdi, Alex Zanotelli, Moni Ovadia

Uomini e donne che hanno «buttato» la loro vita per il genere umano smarrito, perduto; che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.

 

Fondazione CUM, centro unitario per la cooperazione missionaria tra le chiese

Libro del Mese

 Quando le parole non bastano,di Angela Lano

Oggi le parole non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano.Angela Lano in questo suo libro ci presenta uomini che invece hanno un'idea  diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri che  arrivano diritti al cuore e alla mente e appassionano, contaminano,
lanciano stimoli alla nostra coscienza:

- Luigi Bettazzi,Arturo Paoli, Rita Borsellino, Marco Paolini,Gian Carlo Caselli,Manuela Sadun Paggi, Giulietto Chiesa,Alessandro Santoro,Luigi Ciotti,Teresa Sarti Strada,Francesco Gesualdi, Alex Zanotelli,Moni Ovadia.

Uomini e donne che hanno "buttato" la loro vita per il genere umano
smarrito, perduto, che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.

 

Da: Carta,  n.42/2005

Islam d'Italia, Angela Lano

Non sorprendetevi se una delle case editrici più cattoliche dedica un libro alla crescita dell’Islam che parla italiano. I settori più attenti e progressisti della chiesa da tempo si sono sottratti alla logica da crociata dei Ratzinger, Biffi, Ruini e via dicendo. L’autrice di questa inchiesta è una giornalista [www.aljazira.it, Nigrizia] specializzata sull’analisi del rapporto tra media e Islam e sull’immagine dei musulmani nei mezzi di comunicazione di massa italiani. Ha il pregio, questo volume, di essere una raccolta di voci in diretta dalle diverse comunità islamiche d’Italia impossibili da ridurre allo schema «moderati contro estremisti» del ministro Pisanu. Un vaccino contro la retorica degli editorialisti d’attacco preventivo alla Magdi Allam.

Da: Kelebek

Islam d'Italia, Angela Lano

giovedì, 22 dicembre 2005

Sembra banale dire che un esperto di immigrazione islamica dovrebbe avere una buona conoscenza della religione islamica e una padronanza della lingua araba, e anche aver incontrato e parlato con un buon numero di immigrati musulmani.

Peccato che tra le migliaia di persone che in Italia sanno tutto sull'Islam, ce ne siano appena due o tre che corrispondono a questi requisiti.

Una delle pochissime persone ad aver i requisiti minimi per essere definita esperta di immigrazione islamica in Italia è Angela Lano, che ha pubblicato da poco "Islam d'Italia. Inchiesta su una realtà in crescita".

Angela Lano si basa, non sull'ultimo articolo riciclato di qualche think tank statunitense, o su creative informative del Sisde, ma sulla sua conoscenza diretta della realtà dell'Islam in Italia e soprattutto delle persone che vivono, ciascuna a modo suo, l'impatto con l'Italia. Raccontando storie di Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Napoli, vicende di matrimoni tra cristiani e musulmani.

Un libro vero. E fate ancora in tempo a regalarlo per Natale

 

Da: viottoli.it    LUGLIO - DICEMBRE 2005

ANGELA LANO, Islam d’Italia - Inchiesta su una realtà in crescita, edizione Paoline, 2005, pag. 245, €  9,50.

Un libro che volentieri vorremmo regalare al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. 

Perché gli farebbe bene leggerlo e capirne di più sull’Islam in Italia. Perché «è una realtà in continua evoluzione, contraddistinta da una forte eterogeneità e complessità» dice l’autrice, giornalista torinese. Con molta umiltà ed onestà intellettuale, affronta questo vasto argomento che oggi troviamo descritto in maniera approssimativa sui quotidiani e televisioni del nostro Paese. 

Una immagine certe volte falsata rispetto alla realtà, un’idea di Islam che crea tensioni, paure immotivate, un’idea di Islam descritta superficialmente ma che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che così giustifica la paura e la diffidenza nell’altro straniero.

In queste pagine della Lano troviamo descritte le tante anime dell’Islam italiano, partendo dalla realtà torinese, passando per le tante anime milanesi, andando in Liguria, Toscana, nella capitale e nel meridione d’Italia. Una descrizione è riservata anche all’Islam dei giovani, alle coppie islamo-cristiane, all’editoria islamica ed ai numerosissimi siti internet sull’argomento. Con dovizia di particolari, poi, l’autrice ci spiega parole chiave come, per esempio, il termine muhajirun, ansar, ci spiega chi sono i sufi, cosa fa un imam, che cosa vuol dire impartire una baraka.

Per ogni tappa del viaggio, intrapreso dalla Lano su e giù per il nostro stivale, troviamo una presentazione delle tendenze, dei centri di preghiera, delle organizzazioni culturali e formative. In ogni città vengono poi intervistati numerosi testimoni, cioè tutti i personaggi di spicco del mondo islamico italiano. Nel panorama dell’editoria italiana libri del genere, così seri, documentati ed approfonditi, sui musulmani se ne trovano bene pochi.

I più tendono solo a descriverci una realtà contro cui restare in guardia, una realtà che fa paura, contro cui combattere. Per non dire dell’informazione dei mass media che, in qualche caso, appare affrettata e parziale, influenzata anche da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l’integrazione.

Ma la serietà del lavoro sta anche in una solida preparazione dell’autrice sul tema in quanto, dopo una laurea in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia, collaborando per il quotidiano “La Repubblica”, per le riviste “Nigrizia”, “Tempi di Fraternità” e “Missioni Consolata”, con il sito web www.aljazira.it, scrivendo e tenendo conferenze sul rapporto tra mass-media e Islam, ma anche come formatrice in enti pubblici e scuole superiori piemontesi.

Una esperienza valida, nata sul campo, sfociata in modo naturale in questo libro-indagine che a tutto l’intento di aiutare a capire e far dialogare tra loro uomini e donne, anziani e giovani di altre culture.

Un «giro d’orizzonte - scrive nell’introduzione Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano - che non intende tranquillizzarci, fugando legittimi timori e opportune cautele. Serve solo a farci aprire gli occhi e la mente, per accorgerci che non potremo cavar nulla da un fenomeno che ci stiamo limitando a subire passivamente.

Scorrendo queste pagine ognuno di noi potrà immaginare un proprio ruolo attivo, un settore in cui prendere l’iniziativa rispetto a quello che sfortunatamente potrebbe certo diventare un campo di scontro, ma anche e forse soprattutto perché non avremo fatto nulla perché diventasse un terreno di incontro».

 

La Fragola.it

Ospite della nostra classe 3H della Scuola Media "Aldo Palazzeschi" di Torino nel mese di gennaio è stata Angela Lano, specializzata nelle discipline arabo-islamiche, membro della Società per gli studi sul Medio Oriente dell'Università di Firenze, giornalista e collaboratrice di alcune testate tra cui "La Repubblica". Argomento della mattina era: la donna nell'Islam.
Federico T. R. classe 3H

 

Puralanadivetro.com

Premio lo sguardo dell’altro, anno secondo


È fissata per il prossimo 30 giugno il limite per la presentazione dei propri lavori e per partecipare alla seconda edizione del concorso "Lo Sguardo dell'Altro", competizione rivolta a tutti gli autori stranieri in Italia che scrivono in italiano.
La manifestazione organizzata dall'editrice Traccediverse con il supporto di Regione Campania, Regione Piemonte,  Anci, Città di Torino, Associazione Radici ritorna dopo il successo dell'anno scorso che ha raccolto ben 31 autori da tutta Italia per residenza ma da tutto il mondo per origine.
Forte del successo della scorsa edizione ritorna la stessa formula, il clichè più semplice ma anche più vincente: visionare e premiare il lavoro di autori che parlano di noi nella nostra lingua, per un discorso di apertura nei nostri confronti e di integrazione, in un paese che sta duramente lottando per adeguarsi.
Ed il grande valore di questa manifestazione, come scrive Silvia De Marchi di Traccediverse, è che una nuova lingua si sta affacciando sullo stivale, fatta non solo delle inflessioni delle varie regioni ma anche di nuovi idiomi importati da questi nuovi italiani.
Le opere devono pervenire in formato sia digitale che cartaceo entro e non oltre il 30 giugno 2007, all'indirizzo della casa editrice indicato nel bando - e che riportiamo anche noi.
Le opere spedite devono essere assolutamente inedite e perciò non sono consentiti né rifacimenti, né riedizioni, pena l'esclusione. Chi vince troverà il proprio lavoro pubblicato a spese della casa editrice.
Il concorso è articolato in due sezioni: la sezione romanzi che cataloga i lavori di una lunghezza massima di 250 cartelle dattiloscritte e la sezione racconti la cui minima lunghezza è di 10 cartelle - riportiamo il link dal quale scaricare il bando del concorso.
Ed il comitato che visionerà i lavori è composto da:

Christiana de Caldas Brito (scrittrice brasiliana),
Ron Kubati (scrittore albanese),
Tahar Lamri (scrittore algerino),
Raphael D'Abdon (ricercatore Università di Udine), 
Maurizio Gomboli (blogger e giornalista ),
Lily-Amber Laila Wadia (scrittrice indiana),
Viorica Nechifor (giornalista),
Angela Lano (giornalista e arabista),
Francesco Vietti (laureato in lingue)

venus.unive.it

Voci di donne in un hammam, Angela Lano, EMI, 2002.

Il libro è una raccolta di esperienze di donne islamiche fatta da una giornalista italiana all’interno di una hammam di Torino. L’hammam è sempre stato per le donne arabe un luogo di ritrovo e di confidenze e tale abitudine viene rivissuta anche in Italia laddove è possibile. Queste donne si raccontano e raccontano il loro rapporto con l’islam, con la legge, i precetti e la filosofia di vita nell’interpretare il loro ruolo di donna nella società islamica prima e italiana ora. È un utile strumento per capire gli "islams", ovvero il fatto che la religione islamica non è da prendere come un blocco monolitico ma può essere interpretata e vissuta in molti modi diversi in base a molte variabili personali e socioculturali. È anche un utile contributo per affrontare la questione femminile nel mondo arabo – islamico.

  Dimitalia.com, Commissione Italiana DIM (DIALOGO INTERRELIGIOSO MONASTICO)

ISLAM D’ITALIA, INCHIESTA SU UNA REALTà IN CRESCITA, di Angela Lano, Milano, Figlie di San Paolo, 2005, pp. 246, € 9, 50. L’Autrice, giornalista, laureata in lingua e letteratura araba, presenta in uno sguardo complessivo l’Islam in Italia, approfondisce la condizione dei giovani islamici nel nostro Paese, descrive attentamente la situazione a Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Napoli e nelle regioni circostanti, con descrizione delle tendenze, dei centri di preghiera, delle organizzazioni culturali e formative, intervistando in ogni città numerosi testimoni, personaggi di spicco del mondo islamico italiano, dedicando anche un capitolo ai matrimoni tra cristiani e musulmani. Dobbiamo cercare di conoscere e capire l’Islam che è già dentro di noi.

Geopolitica

ANGELA LANO
Islam d’Italia
(Edizioni Paoline, 2005) - Il volume è un interessante mezzo di scandaglio della realtà composita interna alla religione islamica d’Italia, da nord a sud della penisola. Secondo l’autrice, l’Islam “italiano” può essere suddiviso in tre tipologie cui se ne affianca una quarta, radicale ed estremista. Una prima forma è quella “privata”, tipica dei credenti che limitano la frequenza in moschea al venerdì. C’è poi l’Islam “laico” di coloro che non frequentano i luoghi di culto ed i centri islamici, mantenendo con la religione di appartenenza soltanto un legame culturale. La terza ed ultima forma di Islam è quella dei credenti committed, impegnati a livello sociale, culturale e religioso. Sono fedeli praticanti che si ritengono aperti alla modernità e che tentano un’opera di re-interpretazione della shari'a e del diritto in accordo con i tempi e che hanno una concezione di jihad come “sforzo sulla via di Dio”, pur giustificando la guerra come risposta armata ad un’invasione. La quarta posizione, interna alla religione islamica, la più temuta, è quella animata da tendenze radicali, vicine a ideologie e pensieri di tipo salafita e wahhabita. L'Islam delineato dalla Lano non è però solo religione e fondamentalismo. E’ quotidianità raccontata dai suoi protagonisti, è amore verso la famiglia descritto dalle donne che la giornalista ha avvicinato e intervistato che narrano il loro modo di vivere la poligamia e i matrimoni misti. E’ infine anche racconto della conversione di alcuni italiani, perlopiù appartenenti ad ambienti di estrema destra o di estrema sinistra, che hanno aderito a questa religione avvertendola quale ultimo baluardo contro il decadere dei valori umani. (Barbara Carmignola)

Recensione su Regno-att 2006, 10

Dopo uno sguardo complessivo sull’islam italiano e in particolare sui giovani musulmani, vengono messi a fuoco i casi di sei grandi città (Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma, Napoli) presentando tendenze generali, i centri di preghiera e le organizzazioni culturali e formative presenti. Chiude un c. sui matrimoni tra cristiani e musulmani

La rivista Il Regno è edita dal Centro editoriale dehoniano di Bologna, un’opera della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani (dal nome del fondatore, p. Leone Giovanni Dehon).

 

Primonumero.it

Quando le parole non bastano

Spesso ci si ritrova a dire sempre le stesse frasi sull'incapacità di poter fare qualcosa di concreto per contrastare la guerra e lo stato attuale delle cose. E' in questi momenti, più che in altri, che le testimonianze di altre persone possono giocare un ruolo fondamentale contro quello stato apatico-depressivo che spesso ci colpisce.
"Quando le parole non bastano" di Angela Lano contiene 13 interviste rilasciate da personaggi
impegnati nel campo della pace e della giustizia sociale. Testimonianze di vita che colpiscono per intensità e profondo senso etico, scelte di vita controcorrente, storie di consapevolezza, di crescita interiore e cambiamenti radicali.
Partendo da ciò che ha spinto i protagonisti del libro ad effettuare queste scelte, e cioè dal proprio "momento di svolta",la giornalista Angela Lano ripercorre con loro le tappe salienti delle loro vicende, le paure, le ansie e le gioie che hanno caratterizzato le loro vite. Provengono da ambienti differenti, da situazioni e storie diverse, ma sono tutti accomunati dalla
voglia di lottare per i grandi temi della pace e della giustizia in cui ognuno di loro crede.
La parola qui acquista senso in quanto elemento che scuote le coscienze, fattore di dialogo tra popoli.
La parola si trasforma in azione, in qualcosa di concreto, in ciò che spinge a realizzare ciò in cui si crede.

a cura di Alessia Mendozzi

Da: Kataweb libri

Una giornalista laureata in lingua e letteratura araba comincia a scrivere di musulmani e delle vicende di cronaca legate all’islam. Lo fa in tempi non sospetti, quando ancora analizzare le istanze degli immigrati musulmani di casa in Italia era tutto fuorché “trendy”. Poi si accorge che l’islam “tira”, che la stampa ci si butta, che qualcosa alla fine non torna più. E scrive “Islam d’Italia – Inchiesta su una realtà in crescita”.

Angela Lano parte da Torino, la città dove vive, per smascherare quelle che denuncia come falsità, generalizzazioni, strumentalizzazioni lievitate sul mondo arabo. Arriva a Milano, a Genova, a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. Parla con imam e fedeli, fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti, donne velate e non, uomini con o senza barba. Scopre che non esiste un solo islam, ma tanti modi di vivere la fede. E per dimostrarlo ai lettori, dà la parola ai suoi stessi interlocutori.

La galleria di personaggi che ne viene fuori è ampia e differenziata. Ci sono le voci ufficiali di chi rappresenta una comunità cresciuta intorno a un’organizzazione, un centro culturale, una moschea e i modi di vedere la religione della gente comune. Sono realtà spesso contrastanti, sempre immerse nelle città che fanno da sfondo. Al lettore la riproduzione fedele del pensiero dei protagonisti, discorsi diretti trascritti senza filtri.

C’è l’imam di Torino Mohammad el-Idrissi che spiega il suo mestiere: “Guido la preghiera e mi tengo lontano dalle tentazioni politiche e ideologiche”. O shaikh ‘Abd al-Wahid Yahya Pallavicini, fondatore della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), a denunciare: “Il perdersi nella dicotomia destra-sinistra è un segno di appiattimento della spiritualità”. E anche Hamza Piccardo, segretario generale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, che insieme ad altri avverte: “Il risentimento non è tanto contro la società occidentale, quanto contro le sue scelte politiche e militari”.

Con loro anche i musulmani senza incarico, quelli che difficilmente parlano ai microfoni, quelli che piacciono alla Lano e meno all’informazione che la giornalista torinese contesta. Perché trasforma le persone in personaggi solo se spaventano o consolano rispetto alle certezze grandi e piccole di cattolici e laici. Ecco Iman, diciannove anni, italiana di origine siriane, spiega cosa vuol dire uscire di casa indossando lo hijab. Sarah, stesse origini e una sorella rockettara, descrive i terroristi e dice: “sono prodotti politici”. Anis, ventidue anni, tunisino arrivato dalla Francia, racconta la sua vita di immigrato innamorato di una ragazza italiana.

“Islam d’Italia” è alla fine una bussola, uno strumento per orientarsi tra le “mille vie dell’Islam”, come scrive l’autrice, che scaturisce da un percorso cominciato senza guide che indirizzano lo sguardo, condizionandolo inevitabilmente. Senza pregiudizi, dunque, e senza sconti. “Esistono musulmani che contestano fortemente il modo di vivere occidentale – ammette Angela Lano – non dobbiamo negarlo. Ma da qui a pensare che viviamo circondati da presunti terroristi ce ne vuole”. Allora serve capire. E un libro può aiutare a farlo.

Angela Lano, giornalista, è laureata in lingua e letteratura araba. Ha viaggiato nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, e collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Nigrizia e Missioni Consolata e con il sito www.aliazira.it. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Voci di donne in un hamman, Quando le parole non bastano, e L'Iraq, la guerra dei bugiardi (in La guerra, le guerre).

di Alessia Ripani

 Da: Cipmo, Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente

Islam d'Italia.Inchiesta su una realtà in crescita, Angela Lano

27-09-2005

"Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo 'L'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline). Il volume contiene il viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti comunità islamiche d'Italia. Partendo da Torino e passando per Milano, Firenze e Roma, la Lano giunge a Napoli descrivendo la situazione dei musulmani che vivono in queste città e facendo una radiografia delle attività e degli esponenti più rappresentativi e noti della realtà islamica italiana. Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l'integrazione''. Il giornalista del quotidiano 'La Repubblica', Nicola Lombardozzi, nella prefazione al libro spiega inoltre che "in queste pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti''. Il cronista spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso l'Università Cattolica di Milano, definisce il lavoro di Angela Lano ''un'indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità''L'autrice
Angela Lano, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Missioni Consolata e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come formatrice, con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha pubblicato, con la EMI di Bologna Voci di donne in un hammam. Quando le parole non bastano e L'Iraq, la guerra dei bugiardi (in La guerra, le guerre). Si occupa inoltre del rapporto tra mass-media e Islam, attraverso articoli e conferenze

volontariperlosviluppo.it

Quando le parole non bastano
Angela Lano
Emi, 2003
pp.255,

Cosa hanno in comune Moni Ovadia, Teresa Sarti Strada, Alex Zanotelli, Don Ciotti, Giancarlo Caselli, Marco Paolini? Si sono impegnati nella loro vita nella lotta per la pace e la giustizia. Ma l'originalità di questo libro sta nel racconto di quel momento all'interno del percorso umano ed esistenziale dei tredici personaggi intervistati che ha dato una svolta alle loro vite. Per il missionario Arturo Paoli, oggi novantenne, è stata la vista dell'omicidio di un uomo ad opera di fascisti di cui è stato testimone all'età di 8 anni. Mentre Alex Zanotelli, proveniente da una famiglia di partigiani che non escludeva il ricorso alla violenza nella lotta per la libertà, è rimasto folgorato da un gruppo nonviolento che partecipava ad una manifestazione negli anni Settanta. Ma ci sono anche le letture di Caselli o le esperienze di ribellione di Don Ciotti e tanta bibliografia. È il racconto di questi "traumi" , il filo conduttore e la molla che ha spinto questi uomini a seguire una missione di lotta per la pace e per la giustizia.

 

Ismico.org, missionari della consolata

Quando le parole non bastano, Angela Lano

«Hanno il cuore pieno d’amore, non sono interessati ai costumi.

Non sono mai stanchi delle sofferenze che li circonda,

sono loro che ci danno il coraggio di vivere,

vanno nei luoghi più infelici ad aiutare gli altri». (Thich Nhat Hanh)

Nella nostra società, troppo spesso la parola ha il valore di una falsa comunicazione per imporre prodotti, potere e politica. Oggi le parole non bastano più, talvolta ingannano, inquietano, disorientano. Angela Lano, in questo suo libro, ci presenta persone che invece hanno un'idea diversa della parola. Tredici storie di vite straordinarie e pensieri che arrivano diritti al cuore e appassionano, contaminano, lanciano stimoli alla nostra coscienza: Luigi Bettazzi, Arturo Paoli, Rita Borsellino, Marco Paolini, Gian Carlo Caselli, Manuela Sadun Paggi, Giulietto Chiesa, Alessandro Santoro, Luigi Ciotti, Teresa Sarti Strada, Francesco Gesualdi, Alex Zanotelli, Moni Ovadia

Uomini e donne che hanno «buttato» la loro vita per il genere umano smarrito, perduto; che hanno ridato alla parola il suo valore di salvezza.

Salam(e)lik

Islam d'Italia, Angela Lano

Conoscere il vero volto dell'Islam al di là di stereotipi superficiali è l'unica strada civile per la convivenza e l'integrazione''. E' questo il messaggio che la giornalista e scrittrice Angela Lano ha voluto lanciare attraverso il suo ultimo libro dal titolo 'Islam d'Italia' (Edizioni Paoline, 2005, 248 pagine). Il volume contiene il viaggio che la scrittrice ha condotto attraverso le più importanti comunità islamiche italiane. Angela Lano parte da Torino, la città dove vive, per smascherare quelle che denuncia come falsità, generalizzazioni, strumentalizzazioni lievitate sul mondo arabo. Arriva a Milano, a Genova, a Firenze. Va a Roma e anche a Napoli. Parla con imam e fedeli, fondamentalisti, integralisti, moderati, giovani musulmani e convertiti, donne velate e non, uomini con o senza barba. Scopre che non esiste un solo islam, ma tanti modi di vivere la fede. E per dimostrarlo ai lettori, dà la parola ai suoi stessi interlocutori. La galleria di personaggi che ne viene fuori è ampia e differenziata. Ci sono le voci ufficiali di chi rappresenta una comunità cresciuta intorno a un’organizzazione, un centro culturale, una moschea e i modi di vedere la religione della gente comune. Sono realtà spesso contrastanti, sempre immerse nelle città che fanno da sfondo. Al lettore la riproduzione fedele del pensiero dei protagonisti, discorsi diretti trascritti senza filtri. C’è l’imam di Torino Mohammad el-Idrissi che spiega il suo mestiere: “Guido la preghiera e mi tengo lontano dalle tentazioni politiche e ideologiche”. O shaikh ‘Abd al-Wahid Yahya Pallavicini, fondatore della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), a denunciare: “Il perdersi nella dicotomia destra-sinistra è un segno di appiattimento della spiritualità”. E anche Hamza Piccardo, segretario generale dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, che insieme ad altri avverte: “Il risentimento non è tanto contro la società occidentale, quanto contro le sue scelte politiche e militari”. Con loro anche i musulmani senza incarico, quelli che difficilmente parlano ai microfoni, quelli che piacciono alla Lano e meno all’informazione che la giornalista torinese contesta. Perché trasforma le persone in personaggi solo se spaventano o consolano rispetto alle certezze grandi e piccole di cattolici e laici. Ecco Iman, diciannove anni, italiana di origine siriane, spiega cosa vuol dire uscire di casa indossando lo hijab. Sarah, stesse origini e una sorella rockettara, descrive i terroristi e dice: “sono prodotti politici”. Anis, ventidue anni, tunisino arrivato dalla Francia, racconta la sua vita di immigrato innamorato di una ragazza italiana. Secondo l'autrice, dell'Islam conosciamo in prevalenza quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Quello che viene trasmesso, però, non è l'Islam in se'. Semmai, ritiene l'autrice, è un'idea di Islam che ''fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell'altro. E tutto questo vale anche per l'Islam d'Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un'informazione in qualche caso affrettata e parziale, oltre che da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l'integrazione''. Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica, nella prefazione al libro spiega che "in queste pagine l'autrice traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti'' poi aggiunge "Diciamo la verità: qualche brivido è anche legittimo provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro il signor Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente a Milano, convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le ideologie umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…". Il cronista spiega poi come nel libro vengano spiegate ''piccole, ma fondamentali cose: che vuol dire 'sufi', cosa fa un 'imam', coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". Nell'introduzione al libro Paolo Branca, docente di arabo presso l'Università Cattolica di Milano, riassume il lavoro di Angela Lano scrivendo "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per essere riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque, che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte con perizia e sistematicità…". Otto i capitoli: i giovani, Torino, Milano, la Liguria, la Toscana, Roma, Napoli e le coppie islamo-cristiane. Due sono le tendenze principali che emergono dall'indagine di Angela Lano: c’è chi vive la fede interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un "Islam privato". E c’è poi la categoria del "laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici, che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo culturale: una piccola élite colta. C’è poi l’Islam dei giovani, ragazzi tra i tredici e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti insieme ai compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri, valori e bagagli culturali. Ci sono infine le pagine dedicate all’editoria islamica, con edizioni in lingua araba o con traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. L’autrice affronta anche il problema spinoso e delicato delle coppie islamo-cristiane. Il numero di coppie aumenta infatti di anno di anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Ma alto è anche il numero delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il partner per tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo all’interno della propria cultura". Il volume si apre con l’incontro con alcuni giovani, ragazzi e ragazze, quasi tutti di seconda generazione che amano la loro patria (l’Italia) e che si sentono anche profondamente musulmani. La loro identità non entra in conflitto con il loro essere italiani e sembrano dimostrare una grande volontà di affermarsi, di vivere una vita sociale attiva e produttiva senza mai dover negare il loro essere arabi e musulmani. “Una sessantina di ragazzi, quasi tutti tra i quindici e i vent’anni: i maschi seduti sulla fila di destra, le femmine su quella di sinistra. Sorridenti, disinvolti e cordiali l’uno con l’altro. Vestiti secondo la moda degli adolescenti di oggi, ma con un’unica particolarità: le ragazze indossano lo hijab, il foulard islamico e un soprabito sopra i pantaloni modernissimi. Italiani ma ancora arabi, arabi ma già italiani.” Non c’è però un unico tipo di “giovane musulmano”, così come non c’è un unico tipo di giovane cattolico o ebreo. "Scrivere di Islam in Italia - afferma la Lano - non è facile, né definitivo: si tratta, infatti, di una realtà in continua evoluzione, contraddistinta da una forte eterogeneità e complessità. Innanzitutto, all'interno del generale fenomeno immigratorio, la componente islamica si aggira intorno al milione e trecento mila individui". “Islam d’Italia” è una bussola, uno strumento per orientarsi tra le “mille vie dell’Islam”, come scrive l’autrice, che scaturisce da un percorso cominciato senza guide che indirizzano lo sguardo, condizionandolo inevitabilmente. Senza pregiudizi, dunque, e senza sconti. “Esistono musulmani che contestano fortemente il modo di vivere occidentale – ammette Angela Lano – non dobbiamo negarlo. Ma da qui a pensare che viviamo circondati da presunti terroristi ce ne vuole”. Allora serve capire. E un libro può aiutare a farlo.

Saveriani.bs.it

Quando le parole non bastano, Angela Lano 2003

I personaggi presentati in questo libro hanno seguito, sono ascoltati e avvertiti come testimoni perché quello che dicono è vita vissuta

www.parelli.org

Stefanella Campana:  In questi ultimi dieci anni il  sistema  mediatico è stato attraversato da profondi cambiamenti. La nascita di nuove reti satellitari del mondo arabo come Al Jazeera e Al Arabiya (in tutto se ne contano almeno cento) hanno modificato il monopolio della "verità" informativa dell'Occidente. Internet ha creato nuovi spazi di discussione favorendo una maggiore libertà d'informazione ma anche usi strumentali, come i siti dei fondamentalisti che cercano proseliti per azioni terroristiche. In un mondo globalizzato, sommersi da un flusso continuo di notizie, i mass media si trovano a fare i conti con una realtà complessa influenzata dai flussi migratori, dove non mancano tensioni e incomprensioni. E, in questo contesto, si trovano ad assumere un ruolo importante per combattere razzismi e discriminazioni, per rendere conto di  identità multiple e nuovi problemi, per agire da strumenti preziosi nella costruzione di una società plurale. Compito questo considerato però da più parti ancora carente. Una recente indagine sull'immagine degli immigrati sulla stampa in Provincia di Torino promossa dalla Onlus Piemondo che ha monitorato per sei mesi undici testate - nazionali e locali, ha dato un risultato ancora scoraggiante (riferirà Karim Metref).  Non a caso quotidiani, periodici, siti internet, programmi radio-televisivi coinvolgono sempre più in veste di produttori, o di principali fruitori, diversi gruppi di migranti fornendo notizie che non trovano spazio nei media a larga diffusione. Sono iniziative mediatiche multiculturali in crescita nella nuova Unione Europea che coprono le carenze di una visione che riflette una società vista come prevalentemente monoculturale. Anche in Italia il fenomeno è rilevante. Secondo l'Osservatorio dei media etnici della ISI Etnocommunication agli stranieri sono dedicati 22 giornali in 15 lingue diverse che raggiungono la rispettabile tiratura di 250 mila copie (15 hanno periodicità mensile, quattro sono quindicinali e due bisettimanali). Le radio che ospitano programmi per gli immigrati sono 46 e si contano 86 trasmissioni a loro dedicate che vanno in onda in 17 lingue. Le 26 emittenti televisive che si rivolgono al pubblico degli stranieri mandano in onda 26 trasmissioni in 17 lingue con programmi generalisti (13) e notiziari (12). C'è un solo programma televisivo di approfondimento sull'immigrazione. Senza dimenticare il nuovo portale del Cospe su media e diversità culturale. Tali strumenti svolgono un ruolo sociale importante per migliorare la comunicazione interculturale e il dialogo.

Nel primo incontro a Firenze dei Media Multiculturali è stata costituita una piattaforma nazionale  in cui, tra l'altro, si chiede di riconoscere la necessità di competenze interculturali in tutte le redazioni e di considerare il contributo dei professionisti di origine immigrata.Nondimeno si registrano interessanti nuove iniziative anche nei mass media italiani per favorire una migliore comunicazione multiculturale. Per citarne alcune: la nascita di Metropoli (la Repubblica), spazi su Torino Sette (La Stampa), AnsaMed (la nuova agenzia internazionale del Mediterraneo), i magazine della Rai "Mediterraneo" e Shukran, RAInews e il canale satellitare Raimed. Importante anche il ruolo della Copeam (Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo) che raggruppa la maggioranza delle radiotelevisioni pubbliche delle due rive del Mediterraneo come pure produttori indipendenti e istituti culturali. La Copeam è promotore della Carta di Siviglia sottoscritta da venti paesi per sostenere una comunicazione fondata sul rispetto delle identità, la promozione dell'interculturalità e la difesa dei valori umani.  Ma come è cambiato il lavoro del giornalista dei quotidiani, delle agenzie, delle reti televisive alle prese con una realtà multietnica e multiculturale che richiede nuove conoscenze,  l'uso corretto delle parole per definire "l'altro", il superamento di discriminazioni e stereotipi? Lo abbiamo chiesto a cinque giornaliste: Emmanuela Banfo (Ansa), Milena Boccadoro (Rai Piemonte), Angela Lano (Agenzia Stampa INFOPALIT), Maria Teresa Martinengo (La Stampa).Nella tavola rotonda che chiuderà il convegno,  importanti giornalisti  della  sponda Sud del Mediterraneo (di Algeria, Egitto, Emirati Arabi, Libano, Marocco, Turchia) ci aiuteranno a capire gli aspetti complessi della multiculturalità da altri punti di vista in un confronto con giornalisti italiani.

(ANSA) - ROMA, 2 dic - Il gup di Milano Maria Clementina Forleo, che il 29 gennaio scorso assolse tre islamici accusati di terrorismo internazionale scatenando forti polemiche, ricevera' la ''Mezzaluna d'Oro'', il premio attribuito dalla Islamic Anti-Defamation League (Iadl) per attivita' a favore del dialogo e per la difesa dei diritti civili. Tra i premiati anche il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici; il sindaco di Marano, Mauro Bertini; la scrittrice e giornalista, Angela Lano; il giornalista e collaboratore del Manifesto Sherif El Sebaie, e la piccola Oriana Napoli, brutalizzata da razzisti a Biella. La consegna del riconoscimento si terra' il 7 dicembre a Firenze, alle 16, nella Sala Incontri a Palazzo Vecchio. Il magistrato Forleo, e' detto nella motivazione, ''si e' distinto per aver emesso una sentenza basilare per tutti - procuratori, giudici e difensori - che ha fatto la storia del diritto in tempo di guerra preventiva e per aver confermato il coraggio dei funzionari fedeli alla legge ed alla giustizia degli uomini, per le donne e gli uomini che chiamati dal paese per giudicare non si sono lasciati influenzare dalle facili lusinghe del consenso popolare nelle loro decisioni e hanno privilegiato il rigore dell'attaccamento alla loro funzione''.

ADNK: IL GUP FORLEO E IL SINDACO DI MARANO TRA I 6 PREMIATI CON LA 'MEZZALUNA D'ORO'

Firenze, 2 dic. (Adnkronos) - Ci sono anche Clementina Forleo, il il gup di Milano che ha assolto il marocchino Mohammed Daki dall'accusa di terrorismo internazionale, e il sindaco di Marano Mauro Bertini, che ha voluto chiamare ''via Yasser Arafat'' una strada che avrebbe dovuto chiamarsi ''Via martiri di Nassiriya'', tra i sei premiati dal prima edizione del premio ''Mezzaluna d'Oro'', attribuito dal Consiglio generale della Islamic Anti-Defamation League per attivita' a favore del dialogo e per la difesa dei diritti civili. La premiazione si terra' a Firenze nella sala Incontri a Palazzo vecchio il 7 di dicembre alle 16.00 e tra i premiati ci saranno anche il sindaco della citta' Leonardo Domenici, l'opinionista del ''Manifesto'' Sherif El Sebaie, la giornalista e scrittrice Angela Lano e Oriana Napoli, la ragazza brutalizzata da razzisti a Biella che hanno inciso una svastica sulla sua pelle. La Islamic anti-defamation league spiega che Domenici verra' premiato ''per l'azione continuativa rivolta al dialogo, alla comprensione tra le persone e le culture, per aver contribuito ad evitare che la differenza possa essere motivo di scontro, per aver dimostrato comprensione nei confronti delle diversita', umanita' per i deboli e aver tenuto una posizione ferma e coerente contro ogni provocazione e pressione per la concessione di onorificenze a chi invece dell'incontro tra civilta' privilegia lo scontro tra le stesse decidendo di non premiare il razzismo antislamico ed antisemita''. Il giudice Forleo, invece, ''per aver confermato il coraggio dei funzionari fedeli alla legge ed alla giustizia degli uomini, donne e uomini che chiamati dal paese a giudicare che non si lasciano influenzare dalle facili lusinghe del consenso popolare nelle loro decisioni e privilegiano il rigore dell'attaccamento alla loro funzione piuttosto che alle poltrone e per aver emesso una sentenza che e' basilare per tutti (procuratori, giudici e difensori) e che ha fatto la storia del diritto in tempo di guerra preventiva''. Quanto al sindaco Bertini sara' invece premiato ''per aver rappresentato al meglio la volonta' di una citta' che sostiene il diritto del popolo di Palestina ad avere un luogo da considerare la propria patria, intitolando una via della sua citta' all'uomo che piu' di ogni altro ha dedicato la sua vita alla realizzazione del sogno di uno stato per il suo popolo''. Sherif El Sebaie otterra' poi il riconoscimento perche' rappresenta ''nel panorama dei giornalisti stranieri o di origine straniera in Italia, ma anche di quelli italiani, una voce decisamente fuori dal coro, incurante dei premi che l'antislamismo concede in termini di contratti e spazi per scrivere, fornendo ai lettori delle cronache fedeli alla realta' senza rinunciare alla sua personalita', alle sue idee ed al suo credo''. Angela Lano sara' premiata ''per aver descritto in maniera efficace e scevra di pregiudizi la realta' dei fili islamici che compongono la trama del tessuto sociale italiano, facendosi interprete qualificata del vissuto della comunita' piu' discussa del paese, rendendola meno aliena e piu' vicina alla vita quotidiana di tutti quanti noi. Infine, Oriana Napoli ricevera' il riconoscimento ''per aver difeso la sua famiglia e per il semplice fatto di essere una 'meticcia' e una piccola musulmana italiana, diventando la vittima non solo dei teppisti che l'hanno seviziata ma di quelli che hanno dato loro gli strumenti di incultura politica e sociale''.

AGI: PREMIO MEZZALUNA D'ORO AL GIP DI MILANO FORLEO

(AGI) - Milano, 2 dic. - Tra i vincitori del Premio islamico Mezzaluna d'Oro 2005, c'e' anche il giudice Clementina Forleo, nota alle cronache per aver assolto, il 24 gennaio scorso, a Milano, tre islamici dall'accusa di terrorismo internazionale. La sua sentenza aveva sollevato forti polemiche, soprattutto fino a martedi' scorso quando i tre magrebini hanno incassato anche l'assoluzione dai giudici d'Appello. Adesso per il gup Forleo un'altra soddisfazione: un premio "per aver confermato il coraggio dei funzionari fedeli alla legge ed alla giustizia" si legge nella motivazione "che chiamati dal paese a giudicare non si lasciano influenzare dalle facili lusinghe del consenso popolare nelle loro decisioni e privilegiano il rigore dell'attaccamento alla loro funzione piuttosto che alle poltrone e per aver emesso una sentenza che e' basilare per tutti - procuratori, giudici e difensori - e che ha fatto la storia del diritto in tempo di guerra preventiva". I premi "Mezzaluna d'Oro", attribuiti con una risoluzione del Consiglio Generale della IADL, verranno assegnati il 7 dicembre nella sede del Comune di Firenze, anche ad altre quattro personalita': il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, quello di Marano, Mauro Bertini, all'opinionista de il Manifesto, Sherif El Sebaie, alla giornalista e scrittrice Angela Lano, la giovane Oriana Napoli, vittima di alcuni razzisti, a Biella. Il premio a Domenici e' stato assegnato "per aver tenuto una posizione ferma e coerente contro ogni provocazione e pressione per la concessione di onorificenze a chi invece dell'incontro tra civilta' privilegia lo scontro tra le stesse decidendo di non premiare il razzismo antislamico ed antisemita". Il sindaco Bertini ha "rappresentato al meglio la volonta' di una citta' che sostiene il diritto del popolo di Palestina ad avere un luogo da considerare la propria patria, intitolando una via della sua citta' all'uomo che piu' di ogni altro ha dedicato la sua vita alla realizzazione del sogno di uno stato per il suo popolo". Mezzaluna d'Oro anche a Sherif El Sebaie, perche' rappresenta "una voce fuori dal coro, incurante dei premi che l'antislamismo concede in termini di contratti e spazi per scrivere" e alla giornalista e scrittrice Angela Lano per essersi fatta "interprete qualificata del vissuto della comunita' piu' discussa del paese, rendendola meno aliena e piu' vicina alla vita quotidiana di tutti quanti noi". Il riconoscimento sara' assegnato anche alla piccola Oriana Napoli "brutalizzata da razzisti a Biella che hanno inciso una svastica sulla sua pelle, per aver difeso la sua famiglia e per il semplice fatto di essere una "meticcia" e una piccola musulmana italiana, diventando la vittima non solo dei teppisti che l'hanno seviziata ma di quelli che hanno dato loro gli strumenti di incultura politica e sociale trasformandoli in crociati post litteram, con riferimento al presidente del Senato Marcello Pera e ad Oriana Fallaci.

 

L'Islam premia i giudici libera-tutti
di Andrea Colombo
"MEZZALUNA D'ORO" ALLA FORLEO CHE HA SCARCERATO L'ACCUSATO DI TERRORISMO

Dopo la rivincita giudiziaria, arriva puntuale il premio islamico. Il 7 dicembre il giudice Clementina Forleo, diventata famosa per aver assolto tre maghrebini dall'accusa di terrorismo internazionale definendoli "guerriglieri" (sembra che reclutassero kamikaze per l'Iraq), riceverà dalle mani dell'Islamic Anti-Defamation League (Iadl) il riconoscimento "Mezzaluna d'Oro". Tra i premiati c'è anche il sindaco dei Comunisti italiani di Marano (Na) Mauro Bertini, che ha voluto chiamare via Yasser Arafat una strada che avrebbe dovuto essere dedicata ai martiri di Nassiriya, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici (Ds), l'opinionista del Manifesto Sherif El Sebaie, la giornalista e scrittrice Angela Lano e Oriana Napoli, la ragazza brutalizzata da razzisti a Biella che hanno inciso una svastica sulla sua pelle. La "mezzaluna d'Oro" è assegnato dal Consiglio generale della Iadl a persone che si sono distinte in «attività a favore del dialogo e per la difesa dei diritti civili». Ma a fare la parte del leone sarà sicuramente lei, il giudice che aveva creato scalpore, il 24 gennaio scorso, a Milano, assolvendo tre islamici, fra cui Mohammed Daki, dall'accusa di terrorismo internazionale...

Giovedì 26/5
ore 21,30

Presentazione del libro "voci di donne in un hammam" con Monica Cerutti e l’autrice Angela Lano, nel bagno turco di villa5
Oggi vi sono hammam anche in Italia ed è qui che la giornalista Angela Lano, specializzata nel settore arabo-islamico, ha raccolto dal vivo i dialoghi e le testimonianze riportati in questo libro. Un’ eccezionale opportunità per conoscere sentimenti., aspirazioni, difficoltà di donne nate sull’altra sponda del Mediterraneo. L’interesse del libro si arricchisce dal confronto tra le donne arabo-musulmane con le donne italiane che frequentano anche loro l’hammam, ma soprattutto ci mostra –attraverso gli accesi dialoghi – che le donne arabo-musulmane sono diverse tra loro, che la loro condizione varia da un paese all’altro, come variano le loro opinioni sulla cultura islamica.

LA PALESTINA E I MEDIA A ROMA 30/11/06

“La Palestina dei media, i media della Palestina.
Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera”

giovedì 30 novembre

dalle 14,00 alle 19,45

Senato della Repubblica, Palazzo Bologna,
via di Santa Chiara, 4A.

Roma

Giovedi' 30 Novembre 2006
Convegno a Roma, 30 novembre

«La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera.»

L’Associazione Infopal.it e l’Agenzia stampa www.infopal.it
Organizzano il Convegno “La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera”,

che si svolgerà a Roma giovedì 30 novembre, dalle 14,00 alle 19,45, presso il Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, 4A.

Relatori: Ministro dell’Informazione Palestinese, on. Yousef Rizka; Vice-Ministra degli Esteri, on. Patrizia Sentinelli (da confermare); on.Paolo Cento, sottosegretario all'Economia e Finanze; on. Silvana Pisa; on. Luisa Morgantini; on.Oliviero Diliberto (da confermare); on. Fernando Rossi; dott. Sabri Ateeya, ambasciatore ANP in Italia; Stefano Chiarini, Il Manifesto; Sandro Provvisionato, Tg5; Hamza Roberto Piccardo, Al-Hikma-Islam-online; Imad Efranji, direttore Agenzia Stampa Al-Watan e presidente Ordine dei Giornalisti di Gaza; Samir Qaryuti; Jivara Al-Buderi, corrispondente Aljazeera, Gaza; Maurizio Musolino, “La Rinascita”; Michela Sechi, Radio Popolare Network; dott. Massimo De Santi, Area della Sinistra toscana; corrispondenti dei website “Comedonchisciotte.org”.

Ore 14 - Conferenza stampa con il Ministro dell’Informazione palestinese, on. Yousef Rizka. In collegamento da Gaza con il Primo Ministro dell’ANP, on. Ismail Haniyah.

ore 14,30 - Saluti: Vice-ministra degli Esteri, on. Patrizia Sentinelli; Ambasciatore ANP in Italia, dott. Sabri Hateeya; on. Silvana Pisa, on. Oliviero Diliberto (da confermare); on. Fernando Rossi; rappresentante Ordine dei Giornalisti.

ore 15 - Proiezione del documentario di Rai News24: “Gaza. ferite inspiegabili e nuove armi”, di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta.

ore 15,30- Apertura del seminario: Luisa Morgantini, Silvana Pisa, Fernando Rossi, Stefano Chiarini, Imad Efranji, Massimo De Santi, Jivara Al-Buderi, Samir Qaryuti, Sandro Provisionato.

Coordina: Angela Lano, agenzia stampa Infopal.it

ore 17,30 - coffee break
ore 18 - Esperienze a confronto: Angela Lano, Agenzia stampa Infopal.it; Hamza Roberto Piccardo, Islam-online; Comedonchisciotte.org, Maurizio Musolino, Michela Sechi.

coordina: Stefano Chiarini

ore 19,00 dibattito e conclusioni.

Giovedi' 2 Febbraio 2006
Giovedì 2 febbraio, alle ore 21, nei locali del ristorante Sindbad di via San Domenico, angolo via Milano, verra' presentato il libro
"Islam d'italia. inchiesta su una realta' in crescita",
di angela lano
(EDIZIONI PAOLINE, 2005)
La presenza islamica in Italia costituisce una realtà eterogenea, dinamica e in crescita costante.
I mezzi di informazione ne favoriscono la comprensione?
Ne discuteranno Angela Lano, autrice del libro e giornalista torinese, e il prof. Enrico Galoppini, docente di Storia dei Paesi islamici all’Università di Torino.

La Palestina dei media, i media della Palestina

:::: 1 Dicembre 2006 :::: 17:02 T.U. :::: Comunicato Stampa :::: Infopal

L’Associazione Infopal e l’Agenzia stampa www.infopal.it

che ieri, 30 novembre, hanno promosso il Convegno “La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera”, che si è svolto presso il Senato della Repubblica, Palazzo Bologna, via di Santa Chiara, 4A, Roma, con grande partecipazione di pubblico,

ringraziano:

il ministro dell’Informazione Palestinese, on. Yousef Rizqa (intervenuto telefonicamente da Gaza a causa della mancata concessione del visto da parte del nostro ministero degli Esteri); l'on. Paolo Cento, sottosegretario all'Economia e Finanze; direttore di Terrasanta; Maurizio Musolino, La Rinascita; Michela Sechi, Radio Popolare Network; Massimo De Santi, Area della Sinistra toscana; Nerea Lupieri, redazione de Il Puro Islam; Mila Pernice, Radio Città Aperta; Giancarlo Gallo, del website “Comedonchisciotte”, Fulvio Grimaldi, ex giornalista Rai e documentarista. l'on. Silvana Pisa; on. Luisa Morgantini (che ha inviato i suoi saluti e materiale informativo); l'on. Fernando Rossi; l'on. Ali Rashid; il dott. Sabri Ateyeh, Ambasciatore palestinese in Italia; il dott. Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto Federazione nazionale della stampa italiana –Fnsi; Stefano Chiarini, Il Manifesto; Maurizio Torrealta, RaiNews 24; Paolo Barnard, giornalista Rai; Hamza Roberto Piccardo, Al-Hikma-Islam-online; Samir Qaryuti, giornalista della Stampa Estera; Jivara Al-Buderi, corrispondente Aljazeera, Territori palestinesi; Giuseppe Caffulli.

Un ringraziamento particolare va alla sen. Silvana Pisa e alla sua segretaria, Ivana Santomo, che con il loro interessamento, la loro presenza e il prezioso aiuto hanno reso possibile la realizzazione del Convegno,

all'Abspp onlus - Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo palestinese - di Genova, che ha sostenuto moralmente ed economicamente il Convegno, e senza la quale né l'Agenzia Stampa Infopal né l'iniziativa di ieri avrebbero potuto concretizzarsi,

e all'arch. Mohammad Hannoun che, con il suo entusiasmo, ci ha incoraggiati fino ad ora;

grazie inltre a Said, Khalil, Raed, Raed, all'Ufficio Stampa di Infopal e a tutti gli altri amici e collaboratori.

Ringraziamo, inoltre, le oltre 150 persone che hanno affollato la sala o che non sono riuscite ad entrare a causa dei posti limitati.

Ci scusiamo infine con queste ultime, perché il successo dell'iniziativa è andata ben oltre le nostre previsioni. Chiediamo dunque loro di portare pazienza e di rallegrarsi comunque con noi per la calorosa partecipazione di così tante persone.

A evidenziare come il tema affrontato ieri sia stato assolutamente coerente con i "tempi che corrono", segnaliamo che, nonostante l'importanza e il successo del nostro Convegno La Palestina dei media, i media della Palestina. Da un’informazione reticente a un’informazione veritiera, nonostante la partecipazione di parlamentari, ambasciatori, e diplomatici in genere, di molti paesi arabi e islamici, di intellettuali italiani e stranieri, e l'attualità dell'argomento, nessun quotidiano e tv nazionale ne ha dato cenno, neppure nella cronaca locale.

Il loro incredibile silenzio è un'assordante testimonianza della parzialità e del livello di comunicazione giornalistica raggiunta nel nostro Paese.

Incoraggiati tuttavia dall'entusiasmo del pubblico, dei nostri lettori, di politici e giornalisti sensibili ai diritti di chi "non ha più alcun diritto riconosciuto", la redazione di www.infopal.it continuerà a fare informazione seria, professionale e quotidiana.

Angela Lano,

direttrice di Infopal.it

AGI (CRO) - 07/12/2005 - 19.49.00
ISLAM: A FIRENZE LA CONSEGNA DELLA MEZZALUNA D'OROZCZC AGI2709 3 CRO 0 R01 / ISLAM: A FIRENZE LA CONSEGNA DELLA MEZZALUNA D'ORO = (AGI) - Firenze, 7 dic. - E' stata assegnata al sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ed a quello di Marano (Napoli) Mauro Bertini la Mezzaluna d'Oro, premio istituito dall' 'Islamic anti-defamation league'. La motivazione del riconoscimento e' stata quella della 'azione nella promozione del dialogo e nella tutela delle minoranze etniche e religiose'. Insieme ai due sindaci sono stati premiati anche il gup di Milano Clementina Forleo; Oriana Napoli, la ragazza di tredici anni di Biella alla quale, nel settembre scorso, un giovane aveva disegnato una svastica su un braccio; ed i giornalisti del 'Manifesto' Angela Lano e Sherifel Sebaie. Il sindaco Domenici ed il Gup Forleo non erano presenti. Nel corso della cerimonia il sindaco di Marano ha difeso la sua scelta di intitolare una strada a Yasser Arafat, annunciando che nel suo ci sara' presto anche una strada dedicata alle vittime di Nassyria: 'Ma - ha specificato Bertini - non ai caduti o ai martiri, come qualcuno li chiama. Piuttosto alle vittime della mistificazione di chi li manda a fare una guerra, o che per la mancanza di lavoro che c'e' nel sud Italia sono costretti a scegliere l'esercito'. Il presidente dell'Ucoii Piccardo ha aggiunto che 'e' intenzione tutti i musulmani reagire con fermezza, secondo le leggi, a tutte le provocazioni e gli insulti che verranno rivolte agli appartenenti alla comunita' islamica'.

ASCA (CRO) - 07/12/2005 - 19.40.00
ISLAM: TENSIONI A FIRENZE DOPO CONSEGNA 'MEZZALUNA D'ORO' (2)Z
CZC ASC0238 1 CRO 0 R01 / +TLK XX ! 1 X ISLAM: TENSIONI A FIRENZE DOPO CONSEGNA 'MEZZALUNA D'ORO' (2) = (ASCA) - Firenze, 7 dic - Oltre che a Domenici, i premi sono stati attribuiti anche al sindaco di Marano (Napoli) Mauro Bertini, al magistrato milanese Clementina Forleo (che non era presente) a Oriana Napoli, la tredicenne di Biella sfregiata con una svastica, ai giornalisti Angela Lano e Sherifel Sebaie del 'Manifesto'. I premi sono stati consegnati da Dacia Valent (Iald), dal presidente dell'Unione delle comunita' islamiche in Italia (Ucoii) Hamza Piccardo, dal presidente della Comunita' islamica toscana Ilzir Izzedin e dall'Iman di Colle Val D'Elsa (Siena) Feras Jabareen. Nel corso della cerimonia, Piccardo ha ribadito che e' intenzione ''di tutti i musulmani, cittadini italiani, di reagire con fermezza, ma secondo le leggi, a tutte le provocazioni e gli insulti che verranno rivolti agli appartenenti alla comunita' islamica''. afe/mcc/rs 071940 DIC 05 NNNN

CARISSIMI,
VI SEGNALO QUANTO SEGUE.
SALONE DEI POPOLI, ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
                     VIA CIALDINI 4, ANGOLO CORSO FERRUCCI,
                                                        TORINO
                venerdì 31 OTTOBRE, ORE 21.

LA E.M.I. EDITRICE DI BOLOGNA E L'ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
PRESENTANO IL LIBRO "QUANDO LE PAROLE NON BASTANO" - TREDICI STORIE DI
PERSONAGGI DEL NOSTRO TEMPO IMPEGNATI SULLE STRADE DELLA PACE E DELLA
GIUSTIZIA.

«LA PAROLA CHE RISVEGLIA LE COSCIENZE SI MANIFESTA COME DIALOGO, PONTE TRA
NOI E GLI ALTRI, SOLIDARIETA'. "QUANDO LE PAROLE NON BASTANO" SIGNIFICA CHE
LA PAROLA O DIVENTA FATTO, GESTO, 'POLITICA', O RIMANE STERILE. I
PERSONAGGI PRESENTATI IN QUESTO LIBRO HANNO SEGUITO, SONO ASCOLTATI E
AVVERTITI COME PROTETTIVI PERCHÉ QUELLO CHE DICONO E' VITA VISSUTA».  MONI
OVADIA, MANUELA SADUN, MARCO PAOLINI, FRANCESCO GESUALDI, LUIGI CIOTTI,
ALESSANDRO SANTORO, ARTURO PAOLI, RITA BORSELLINO, GIAN CARLO CASELLI,
GIULIETTO CHIESA, LUIGI BETTAZZI, ALEX ZANOTELLI, TERESA SARTI STRADA.

SARANNO PRESENTI:
   MONS. LUIGI BETTAZZI, VESCOVO EMERITO DI IVREA
   GIAN CARLO CASELLI, PROCURATORE GENERALE DELLA
    REPUBBLICA
   ETTORE BOFFANO, CAPOREDATTORE DI REPUBBLICA -
    TORINO

   P.OTTAVIO RAIMONDO, DIRETTORE DELLA EMI EDITRICE
   ANGELA LANO, AUTRICE DEL LIBRO
   PAOLO MOIOLA, CAPOREDATTORE DELLA RIVISTA
   "MISSIONI CONSOLATA"

  MODERA, P. FRANCESCO BERNARDI, ISTITUTO MISSIONI
  CONSOLATA

IN OCCASIONE, VERRA' PRESENTATO IL NUMERO MONOGRAFICO DELLA RIVISTA
"MISSIONI CONSOLATA":  "LA GUERRA. LE GUERRE".

PER INFORMAZIONI: TEL. 011/4400400

IL CENTRO STUDI SERENO REGIS VI INVITA A PARTECIPARE AL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI

GIORNALISMO DI PACE

15 E 16 DICEMBRE 2006 - AUDITORIUM DELLA PROVINCIA DI TORINO - VIA VALEGGIO, 5 – TORINO

VENERDI' 15 DICEMBRE 2006

  • Ore 14.30 - Registrazione dei partecipanti
  • Ore 15.00 – Apertura dei lavori
  • Ore 15.15 - Tavola rotonda: I giornalisti come operatori nei conflitti
    Moderatore: Giovanni Salio (Centro Studi Sereno Regis)
    Interventi di
    Lucia Vastano (“Narcomafie”)
    Angela Lano (Infopal.it)
    Silvia Pochettino (“Volontari per lo sviluppo”)
    Carolina Teza e Mario Pozzobon (superstiti e testimoni del Vajont e del dopo-Vajont)
    Proiezione del video News from the Holy Land di Jake Lynch e Annabel McGoldrick
  • Ore 18.15 - Dibattito

SABATO 16 DICEMBRE 2006

  • Ore 9.30 - Tavola rotonda: Il ruolo dei media nella trasformazione nonviolenta dei conflitti
    Moderatore: Giovanni Salio (Centro Studi Sereno Regis)
    Interventi di
    Johan Galtung (Rete TRANSCEND)
    Mimmo Candito (“La Stampa”)
    Alberto Chiara (“Famiglia Cristiana”)
  • Ore 15.00: Tavola rotonda: Lavorare in reti mediatiche e nella controinformazione
    Moderatrice: Nadia Redoglia (PeaceLink)
    Interventi di
    Maso Notarianni (“Peacereporter”)
    Massimo Tesei (“Una città”)
    Mao Valpiana (“Azione nonviolenta”)
    Rodrigo Vergara (ARCOIRIS TV)
  • Ore 18.15 - Dibattito

Dal 12 al 22 dicembre 2006 si terrà presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi, 13 -Torino, la mostra Oltre il velo , 21 fotografie di Giuliana Sgrena.

Giornalismo di pace. Perché?
Secondo Jake Lynch e Annabel McGoldrick ( reporters della BBC e del londinese “The Independent”, nonché docenti di giornalismo e peace-studies in università inglesi, statunitensi e australiane) il giornalismo di pace è caratterizzato dall'adottare esplicitamente una teoria del conflitto: il conflitto non è affatto sinonimo di guerra, bensì una relazione tra più parti (individui o gruppi) che hanno obiettivi e interessi incompatibili; inoltre, la mera presenza di un conflitto non porta necessariamente allo scoppio della violenza, perché i suoi sviluppi dipenderanno in primis dagli atteggiamenti e dai comportamenti delle parti direttamente coinvolte, e poi (ma in alcuni casi: soprattutto) da quelli delle parti esterne alla problematica in questione.

Da questo approccio discendono cinque linee guida spesso trascurate nelle analisi giornalistiche più correnti:

  1. un conflitto emerge in un contesto con specifiche caratteristiche strutturali e culturali, che non possono essere ignorate, pena una pesante distorsione degli eventi;
  2. nonostante i prevalenti schemi dualistici, in ogni conflitto vi sono sempre più di due parti: da ciò l'importanza di un'accurata mappatura dei soggetti coinvolti;
  3. ogni parte ha una posta in gioco, dichiarata o celata, che deve essere evidenziata mediante ricerche adeguate;
  4. un conflitto è un processo, la cui “punteggiatura” (individuazione del momento d'inizio, delle diverse fasi e dei punti di svolta) è un'operazione che implica la partecipazione dell'osservatore e che mette pertanto in discussione la consolidata “teoria della O maiuscola”, secondo la quale i giornalisti devono solo “riportare i fatti così come sono”;
  5. si dà sempre più di un modo di rapportarsi a un conflitto, per cui è doveroso segnalare l'operato di coloro che, in ogni parte del mondo, cercano di elaborare e applicare modalità alternative alla violenza.

Questi punti costituiscono una base per riflettere su alcune domande: in che modo il giornalismo influisce sulla nostra vita?
Le strategie mediatiche adottate dalle parti in un dato conflitto hanno un qualche effetto sul suo stesso svolgimento?
In che cosa consiste la responsabilità dei giornalisti e fino a che punto essi sono influenzati dalle loro teorie circa il loro ruolo e circa i margini di libertà di cui dispongono?
E ancora: chi decide quali (serie di) eventi riferire e quali “dimenticare”?
Il mondo dell'informazione è pluralistico oppure oligopolistico?

Coloro che promuovono il giornalismo di pace pongono questi interrogativi al centro della loro pratica professionale, talvolta pagando di persona, e ricordano così la figura dell'intellettuale specifico auspicata da Michel Foucault sin dagli anni settanta del XX secolo.
Il Convegno ha ottenuto il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e della Città di Torino, ed è realizzato grazie al contributo di: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

La coordinatrice del Progetto
Dott.ssa Carla Toscana

Da: mosaico di pace
 
Proteste e scontri contro tratta alta velocità Torino-Lione
Fonte: ANSA.it
Ciò a cui abbiamo assistito a Mompantero, in Valsusa, il 31 ottobre scorso è a dir poco sconvolgente per uno Stato democratico: una popolazione locale, con i suoi sindaci in prima linea, che cerca di opporsi civilmente all'espropriazione di terre e all'inizio dei sondaggi per la realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione, e una risposta delle forze dell'ordine aggressiva, prepotente. Uno spiegamento di forze da guerra, o da stadio. Peccato che tra di noi non ci siano né soldati né tifosi ultrà. Solo gente comune - tanti anziani, vecchi partigiani, giovani, famiglie, bambini - che vogliono conservare il diritto di vivere senza pericoli sulla propria terra. Di respirare aria che non sia infestata da polveri-killer come quelle prodotte dalla movimentazione di rocce amiantifere (contenute nei massicci che verrebbero attraversati per chilometri dalle gallerie del Tav). Polizia e carabinieri dappertutto, che bloccano gli accessi ai siti presidiati dalla popolazione e dagli amministratori, che ti chiedono i documenti, che non ti permettono di oltrepassare i "posti di blocco" (come i check-point di altre aree geografiche!). Che ti guardano da dietro i loro caschi e scudi in assetto anti-sommossa. Che ti requisiscono la patente e ti seguono per accertarsi che hai davvero lasciato l'auto vicino al presidio e che te ne vai via subito..."Perché qui non si entra, non si passa". Questioni di ordine pubblico. Già, vecchietti e famigliole, donne e bambini che protestano sono proprio pericolosi! Che beffa, che pena!
Centinaia di persone distribuite sulla montagna, a proteggere i siti interessati dalla tratta ferroviaria, hanno ostruito gli accessi con alberi, pietre e altro materiale naturale, come in tutte le resistenze popolari del mondo - contro cui si accaniscono eserciti e polizie e governi.
Bellissimo il grido dei vecchi partigiani: "Siete dei fascisti", "Non siamo in Argentina!", "Vogliamo solo vivere in una valle sana!".
La democrazia e la civiltà italica sono alla frutta: i criminali - mafiosi, collusi, corrotti, ecc.- scorazzano impuniti, la gente che lotta per i propri diritti e per un'esistenza sana e dignitosa da garantire ai propri figli, manganellata e braccata.
Siamo in mano alle grandi imprese, a gente senza scrupoli di sorta. Ancora una volta la storia, nella sua stolta ciclicità, ritorna e ci mostra immagini di forza bruta contro la saggezza e la ragione.

In questo momento, mentre scrivo, nonostante altri pestaggi di gente comune, sembra che il piccolo Davide abbia avuto la meglio sul gigante Golia: i sondaggi, ancora una volta, sono stati bloccati. Fino alla prossima volta.

Angela Lano,
giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Missioni Consolata e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come formatrice, con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha pubblicato, con la EMI di Bologna Voci di donne in un hammam. Quando le parole non bastano e L'Iraq, la guerra dei bugiardi (in La guerra, le guerre). Si occupa inoltre del rapporto tra mass-media e Islam, attraverso articoli e conferenze)

*****

Dall'Ansa:
News - In primo piano
PROTESTE E SCONTRI CONTRO TRATTA ALTA VELOCITA' TORINO-LIONE
SUSA (TORINO) - Treni fermi sulla Torino-Modane. Tafferugli tra manifestanti e polizia si sono verificati poco prima di mezzogiorno nella parte bassa di Mompantero, la località che dà accesso ai siti che oggi dovrebbero essere recintati in vista dei lavori per l' Alta Velocità Torino-Lione. Nel corso dello scontro, un manifestante, colpito alla schiena, è stato soccorso dagli operatori del 118 e portato in ospedale. Un imponente schieramento di polizia aveva tentato di rimuovere il blocco di manifestanti che stavano presidiando la zona per impedire l' accesso ai luoghi dei sondaggi. Secondo alcune testimonianze, tra cui quelle di esponenti di Legambiente, in mattinata erano stati malmenati alcuni manifestanti, tra i quali un vicesindaco e un ragazzo.

Altri momenti di tensione si sono verificati sopra Mompantero, sulla strada che conduce a frazione Seghino. "Sono stato colpito al volto con un manganello mentre cercavo di difendere una manifestante caduta in terra durante un contatto con le forze dell' ordine": è quanto racconta Sergio Vallero, presidente del consiglio provinciale di Torino (Prc). "Non mi sono fatto male - aggiunge - ma la situazione è davvero pesante". Secondo quanto riferiscono alcuni presenti, il sindaco di Condove, Barbara De Bernardi, ha avuto un malore mentre veniva schiacciata dallo scudo impugnato da un agente. Antonio Ferrentino, sindaco di Sant'Antonino e presidente della Comunità Montana Bassa Valsusa, è stato spintonato ed è caduto. Due persone, riferiscono i manifestanti, sarebbero state fermate.

RICORSO AL TAR: SI ATTENDE LA DECISIONE
Mentre a Mompantero (Torino) sono in corso le dimostrazioni contro l' Alta velocità il presidente del tribunale di Torino, Mario Barbuto, sta esaminando un ricorso con il quale si vuole bloccare l' accesso ai terreni in questione per le prime operazioni preliminari. L' iniziativa giudiziaria è degli avvocati Roberto Lamacchia e Gian Paolo Zancan (senatore dei Verdi), secondo i quali ci sarebbero state delle irregolarità formali nelle comunicazioni ai proprietari dei terreni.

Il ricorso è stato inoltrato "in via di urgenza", e la decisione è attesa già per le prossime ore.

scuola per l'alternativa

Percorso di approfondimento sul GIORNALISMO

UN ALTRO GIORNALISMO E' POSSIBILE…

Giornali, radio, televisioni, internet nell'era del monopolio e della mercificazione dell'informazione

Conferenze ed incontri a cura dei giornalisti:
Angela Lano, Paolo Moiola, Maurizio Pagliassotti, Silvia Pochettino

CONFERENZA PUBBLICA INTRODUTTIVA

6 APRILE 2004:
QUALE GIORNALISMO NELL'EPOCA DEI POTERI FORTI?

RELATORI:
Marco Travaglio (giornalista di: "LA Repubblica")
Luciano Scalettari (giornalista di "Famiglia Cristiana")
Coordina: Angela Lano

XII mostra mercato dell’editoria canavesana

TAVAGNASCO
30 marzo - 1° aprile 2007

1° aprile

ore 11:00 Auditorium Cavallaria: Presentazione del progetto CUT - (interreg III C -progresdec) della comunità montana Dora Baltea Canavesana: un'occasione per discutere di prospettive e sviluppo del territorio.

Ne parlano: Tommaso Leporati, coordinatore Progetto CUT; Eligio Morello, Presidente Comunità Montana; Sergio Conti, Assessore Politiche territoriali Regione Piemonte; Luigi Ricca, Regione Piemonte; Fausto Francisca, Assessore Attività Produttive Comunità Montana; Giovanni Aldighieri, Assessore all’Ambiente della Comunità Dora Baltea Canavesana.
Ore 14:00 Sala Mombarone: Don Perotti Pietro, Uomo, Maestro, Prete è il titolo del libro che Rita Giacomino ha dedicato alla figura dell’ex parroco di Lessolo, un personaggio che ha segnato per anni la vita del paese. «La vita di Don Perotti è stata ordinaria – spiega Rita Giacomino -, non sono successi eventi strepitosi, non è stato protagonista di fatti miracolosi, ma ha percorso un cammino di fede, come guida e pastore della sua gente, conservando alta la fiaccola dell’amore e questo, ai nostri giorni, ha dello straordinario».
Presentano:
Mario Damasio, Direttore de La Gazzetta del Canavese; Giampiero Perlasco, giornalista e scrittore.

Ore 15:00 Auditorium Cavallaria: Luca Matteja con “Alluvioni cambiò... Un pezzo di storia del Piemonte: dalle calamità naturali del passato alle opportunità per il futuro” presentato da Sandro Ronchetti ripercorre gli ultimi dodici anni di vicende raccontando battaglie, bagarre politiche e l’iter legale subito dalle aziende alluvionate.
Luca Matteja, 38 anni, è cresciuto a Banchette d'Ivrea, dove la famiglia si trasferì pochi mesi dopo la sua nascita, per l'assunzione del padre Bruno, oggi Senatore, alla Olivetti. Trascorsi nell'eporediese i suoi primi vent'anni, dove ha frequentato le scuole fino al conseguimento del diploma tecnico alla Scuola Alberghiera, ha poi vissuto per circa otto anni in provincia di Trento per poi ritornare in Piemonte, prima a Torino (dove ha vissuto circa sette anni) e, dal 2004 ad Asti. Ha lavorato per alcune aziende prima nel settore tessile, poi nella cosmetica e infine nella telefonia, ha convertito l'azienda di famiglia (la Quasar) nel campo finanziario dove oggi è tra le principali leaders del mercato piemontese.
Presentano: Sandro Ronchetti, la Sentinella del Canavese; Caterina Ferrero, Regione Piemonte;
Marco Cavaletto, Direttore generale Commercio e Artigianato Regione Piemonte.

Ore 16:00 Sala Mombarone: spettacolo teatrale basato su “Il Viaggio della danzatrice (Rihlat el Gheziya)” di Giuliana Vivo, storia della rinascita dal dolore di una giovane donna che attraverso la danza riscopre la gioia di usare il corpo come mezzo catartico e di comunicazione. Tra realtà e fascinazione. Giuliana Vivo è nata a Lainate MI il 20/07/1956 e abita ad Ivrea. Attualmente lavora come Responsabile amministrativo alla Sentinella del Canavese. Nel 2001 ha vinto il premio Nocciolino di Chivasso con il racconto "Il Grido". L'anno successivo ha pubblicato per Edimauro "Sfere di parole", una raccolta di racconti. Il libro "il viaggio della danzatrice" ha ottenuto nel dicembre 2006 la menzione d'onore del Premio Internazionale di Poesia e narrativa "Firenze capitale d'Europa". Attualmente sta lavorando ad un nuovo libro.
Presenta il giornalista Andrea Sicco, partecipa l'attrice Paola Zaramella che leggerà alcuni brani tratti dal libro.

Ore 17:00 Auditorium Cavallaria: la scrittrice e giornalista Angela Lano presenterà il suo nuovo libro “L’Islam d’Italia”, Inchiesta su una realtà in crescita” edito dalle Paoline nel 2005. Il trattato si rivolge sia a un pubblico già erudito sull’argomento che ai lettori comuni e si propone di analizzare tutte le sfaccettature della realtà islamica al fine di denunciare le generalizzazioni, le falsità e le strumentalizzazioni di cui è spesso vittima. Un interessante occasione per misurarsi con un caso oggi scottante e per un dialogo costruttivo. Angela Lano, laureata in Lingua e Letteratura araba, scrive da molti anni sul tema dell’Islam. Ha viaggiato nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Nigrizia e Missioni Consolata e con il sito www.aljazira.it.

Inoltre si occupa del rapporto tra media e Islam attraverso articoli e conferenze e svolge il ruolo di formatrice presso enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Voci di donne in un hamman”, “Quando le parole non bastano”, e “L'Iraq, La guerra dei bugiardi “(in La guerra, le guerre). Partecipano: Don Piero Agrano, Direttore Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali e Risveglio Popolare; Mauro Giubellini, Direttore de Il Canavese; Giulio Roffino, Sindaco di Andrate.

Ore 18:00 Sala Mombarone: da Castellamonte Giampiero Madonna

 

Fiera internazionale del libro di Torino 4-8 maggio 2006

Ore 17:00
Piazza Italia

Con l’autrice intervengono Patrizia Khadja Dal Monte, Angela Lano, Hamza Piccardo
Presentazione del volume: La donna nella luce dell’Islam, di Fatima Naseef
Al Hikma Edizioni

Noticiário NIP - News ITALIA PRESS agência de notícias - N° 182 - Anno XI, 15 Setembro 2004

Bagdá responsável por 100      Manifestações na capital iraquiana pelas duas voluntárias italianas raptadas

Bagdá – Ontem mais de 100 feridos, hoje uma centena de pessoas, homens, mulheres, crianças da sociedade civil marcharam pelas ruas de Bagdá para fechar a libertação dos seqüestrados, entre eles as duas voluntárias italianas  Simona Pari e Simona Torretta. A manifestação, organizada por um cartel de ongs locais, também aderiram xiitas, 'sunitas', cristãos' e 'caldei'.

Mas quem são os manifestantes  da sociedade civil que está se mobilizando? "São pessoas comuns  – disse Angela Lano, arabista especialista de Médio Oriente e colaboradora do quotidiano italiano La Repubblica – as duas voluntárias eram muito conhecidas pelas pessoas como qualquer um que tenha trabalhado com a sociedade  civil nos últimos 12 anos". Um seqüestro no qual ainda existe muitos lados obscuros sobre modalidade, as reivindicações, os moventes e os autores  no grande caldeirão de siglas. "Todos os dias existem carro bomba que explodem e massacram, eu penso - disse a jornalista – que as pessoas estão cansadas de ocupação e dos terroristas; está cansada de pular no ar devido às bombas e pelo fogo dos tanques americanos, mas também dos carros bombas que matam 2 policiais iraquianos  e 4 americanos  e depois fazem um massacre de civis".

Um massacre que não tem justificação na doutrina islâmica. "O Alcorão é claro: não podem matar mulheres e crianças, nem destruir casas e árvores:  é admitida a luta, a resistência, mas para combater os militares: este é um contínuo  estilicídio de civis". Nas casas ocidentais, graças também a parabólica, entrou a informação árabe de Al Jazeera e Al Arabiya que continua a atualizar o mundo árabe sobre desenvolvimentos.

"Todo o Islam oficial tomou distâncias destes seqüestros, os Ulema usaram palavras duras de condenação, e os intelectuais -  lembra Angela  Lano – entenderam que esta situação é um incrível  'autogoal' pelo mundo árabe e" faz o jogo "dos senhores da guerra. Numerosos líderes muçulmanos que conheço estão chocados, não entendem e não reconhecem as regras destes terroristas". 

E hoje, de volta da viagem nos Países Arábia.

OMA - O Ministro das Relações Exteriores,  Franco Frattini pediu hoje oficialmente que sejam  ''evitadas tentativas ou iniciativas paralelas'' que trariam "mais dificuldade do que vantagens''. Frattini, falando hoje no Senado, evidenciou referindo-se aos fatos anteriores de iniciativas pessoais ou de grupos não governativos.  ''O apoio foi assegurado. Existe uma necessidade  de descrição absoluta sobre ações operativas'', acrescentou o ministro  referindo-se a sua viagem nos países do Golfo para contatos com os países da área com o objetivo de chegar a liberação das duas italianas raptadas  em Bagdá. Frattini explicou, perante as duas comissões exteriores conjuntas de Câmara e Senado, que nesta   fase serve um absoluto silêncio e que é absolutamente não proposto a hipótese  de fazer filtrar elementos que possam encaminhar num sentido ou no outro".Tem uma ação  comum com outros países para romper o muro do silencio. Existe uma absoluta obrigação de reserva, Nós apresentamos as nossas avaliações e as mesmas estão em andamento. As ações estarão presentes, mas estarão seguras e confortadas pelo segredo''. Frattini reforçou o quanto seja  importante uma linha de coesão nacional que, a seu ver, é bem compreendida  no exterior. O ministro fez um apelo: ''Ajudem-nos a  manter a discrição'', convidando a mídia e os meios de informação a não ''publicar reconstruções, linhas de reconstrução dos fatos que são somente suposições e que, paradoxalmente, podem resultar contra-produtivo '' nesta fase de operação silenciosa ' para alcançar o que o ministro definiu "o objetivo de  fundo  ou seja a liberação das quatro pessoas em Bagdá.

mercoledì 15 settembre 2004

Lano: en Bagdad la carga de los 100

Bagdad – Un centenar de personas, hombres, mujeres, y niños de la sociedad civil han marchado por las calles de Bagdad para pedir la liberación de los rehenes, entre ellos las dos voluntarias italianas Simona Pari y Simona Torretta. En la manifestación, organizada por un cartel de ONG locales, han también adherido sciitas, sunnitas, y cristianos caldeos.

Pero quienes son los manifestantes de la sociedad civil que se está movilizando? "Son gente común – dice Angela Lano, arabista experta de Medio Oriente y  colaboradora del cotidiano italiano La Repubblicalas dos voluntarias eran muy conocidas por la gente, como cualquiera que haya trabajado con la sociedad civil en los últimos 12 años". Un secuestro sobre el que se ocultan todavía muchos puntos oscuros sobre las modalidades, las reivindicaciones, los móviles y los autores en el gran embrollo de siglas. "Todos los días hay auto bombas que explotan y causan masacres, yo creo - dice la periodista - que la gente se cansó de la ocupación y de los terroristas; está cansada de saltar por el aire por las bombas y por el fuego de los tanks americanos pero también de las auto bombas que matan a 2 policías  iraquíes y 4 americanos y luego hacen una masacre de civiles".

Una masacre que no encuentra justificación en la doctrina islámica. "El Corán es claro: no se pueden matar mujeres y niños, ni destruir casas y árboles: se admite la lucha, la resistencia, pero para combatir a los militares; esta es una continua masacre de civiles". En las casas occidentales, también gracias a las antenas satelitales, ha entrado la información árabe de Al Jazeera y Al Arabiya que continua a actualizar al mundo árabe sobre los desarrollos.

"Todo el Islam oficial ha tomado distancia de estos secuestros, los Ulemas han usado palabras de dura condena, y los intelectuales - recuerda Lano - han entendido que esta situación es un increíble gol en contra para el mundo árabe y "hace al juego" de los señores de la guerra. Numerosos lideres musulmanes que conozco están trastornados, no entienden y no reconocen las reglas de estos terroristas".

Y hoy, de regreso del viaje en los Países del Golfo en el cual ha pedido colaboración para la resolución del caso de las dos voluntarias italianas Torretta y Pari, el Ministro de Relaciones Exteriores italiano Franco Frattini ha hablado a las dos comisiones exteriores de Cámara y Senado, para referirles los resultados. "La ayuda ha sido asegurada. Hay una necesidad de reserva absoluta sobre las acciones operativas''. Ha pedido que nadie actúe en modo de alterar el curso de las acciones y de las operaciones que se están persiguiendo: "Las acciones se harán pero serán aseguradas y confortadas por el secreto'', ha subrayado el titular de la Farnesina y luego ha lanzado un llamado-invitación a los medios de información para que ayuden a mantener la reserva, para que no publiquen hipótesis y construcciones de lo acaecido y de los desarrollos de la situación, que responda a congeturas. El silencio es el arma mejor para que la liberación de las dos jóvenes mujeres se concretice, ha sido el sentido de su intervención.

News ITALIA PRESS

 

Turín – Comprender la vida cotidiana de Palestina. Aprender a convivir con los puestos de bloqueo de la policía y los bombardeos. Con los atentados y una guerrilla que no tiene fin. Enseñar a los propios hijos que hagan de la presencia armada una constante que acompaña las horas sin tener demasiado miedo.

Es un bosquejo de esto que Alessandra Antonelli relata en el libro 'Sposata a un palestinese. Vivere nella terra dell'Intifada'.

 

Ella es una, romana, y es periodista. Ha vivido en Ramallah desde1998 hasta hace unos meses, antes de transferirse a Damasco, la capital de Siria. Con ella el marido, un palestino, y dos hijos mellizos que hoy tienen cuatro años y medio. El libro-testimonio será presentado esta tarde en la Sala del Antico Macello del Po de Turín juntamente a la Paoline Editoriale Libri y la asociación Pianeta Possibile. Mediadora del encuentro será Angela Lano, periodista y estudiosa del mundo arabe.

Abierto al publico,el encuentro quiere ofrecer una excepcional ocasión de información y debate sobre el hoy y el mañana de Palestina. "Un hoy – explica la autora, que trabaja en la agencia palestina JMCC (Jerusalén Media and Communication Center) y colabora con algunas publicaciones italianas – que obligó a nuestra familia ha abandonar Ramallah. Un hasta siempre y no un adiós, porqué allí se encuentran los parientes de mi esposo,y nos auguramos volver ni bien el clima se haya serenado. Pero nuestros hijos empezaban a comprender lo que verdaderamente estaba sucediendo. Sus juegos ya comprendían a las ambulancias y los check-point,  policía y carros blindados. No servia más que nosotros tratáramos de disfrazarles a ellos la realidad".

Las paginas del libro, que reúnen un testimonio personal y un reportaje , relatan las humillaciones sufridas  continuamente, "aún solamente para ir a visitar a mis suegros – prosigue la Antonelli –. Atravesar 40 kilómetros, pasar de una ciudad a otra, una situación normal en un país civilizado, a nosotros nos costaba un certificado medico falso y el alquiler de una ambulancia. Peor era y es, para quien debe llegar a su lugar de trabajo, la escuela. Se deben evitar los puestos de bloqueo, caminar kilómetros a pié. Quién no la vive no puede entender una situación que va más allá de la fantasía".

Ser italiana y periodista un poco la ayudó, pero no obstante el derecho internacional esté de su parte, amar un palestino, decidir con el vivir en esa tierra, no ha sido simple, "pero el libro relata todo esto en forma comprensible – dice Beppe Scali, responsable para los proyectos de intercambios escolares con  Palestina – porqué la Antonelli usa nuestras categorías mentales. Media entre las dos culturas logrando transmitir la realidad".


News ITALIA PRESS