Angela Lano

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Titolo: Islam d'Italia
Autore: Angela Lano
Editore: Paoline
Data di Pubblicazione: 2005
Edizione: 2
Pagine: 242

 

 

Terrorismo e fondamentalismo: se siamo onesti dobbiamo riconoscere che questi termini, pur associabili a realtà politiche, culturali e religiose diverse tra loro, nell’immaginario collettivo occidentale sono spesso associate al mondo e alla cultura islamica. Dell’Islam conosciamo, in prevalenza, quello che i mass-media ci trasmettono e, non di rado, è accompagnato da immagini di violenza, o quantomeno di disagio e di insofferenza. Questo, però, non è l’Islam, semmai è un’idea di Islam che fa comodo a qualche potente e anche al cittadino comune che, in questo modo, giustifica diffidenza e paura nei confronti dell’altro. E tutto questo vale anche per l’Islam d’Italia; ne conosciamo solo gli aspetti esteriori, condizionati come siamo da un’informazione, in qualche caso, affrettata e parziale e da una situazione politica internazionale che non favorisce il dialogo e l’integrazione. In queste pagine l’Autrice, A. Lano, traccia il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell’Islam in Italia, offrendo la possibilità di approfondire i concetti con riferimenti storici e teologici, registrando le testimonianze di un numero impressionante e variegato di protagonisti… Con umiltà da cronista, ha messo da parte la sua preparazione specifica spiegandoci, tutte le volte che può, piccole ma fondamentali cose: che vuol dire “sufi”, cosa fa un “imam”… coinvolgendo quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia… (dalla Prefazione di Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica).
Nell’Introduzione a questo libro Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano e uno dei più acuti studiosi dell’Islam, definisce il lavoro di Angela Lano un’indagine sul campo, condotta con perizia e sistematicità

INTERVISTA ALL’AUTRICE

Perché ha scritto questo libro?
E’ un progetto che coltivavo da anni, esattamente dal 1998-99, quando, per la rivista “Missioni Consolata”, ho pubblicato un’inchiesta a puntate sull’Islam in Italia, forse una delle prime a livello giornalistico. Dagli anni ’90 seguo da vicino l’evoluzione della realtà islamica italiana, con le sue potenzialità positive e negative. Vista la svolta islamofoba che ha fatto seguito all’11 settembre del 2001, e la pubblicazione di libri dai toni allarmanti, ho ritenuto importante offrire il mio contributo di studiosa. Senza fare del buonismo – per contrastare il giornalismo terrorizzante e disinformante -, ho cercato di analizzare una variegata ed eterogenea realtà, lasciando parlare i personaggi.

Qual è in Italia la realtà dell’Islam?
Come scrivo nel mio libro, è complessa e per niente omogenea. Co-esistono, con conflittualità palesi e latenti, numerose anime e interpretazioni dello stesso Islam. Come per qualsiasi altra religione, ci sono coloro che si arrogano il diritto di dare la “vera interpretazione”, di testimoniare il vero Islam. C’è poi l’Islam “moderato” e scolorito dei salotti tv, che ha perso ogni connotazione identitaria. C’è quello colto, praticante e tollerante, quello radicale in tutte le sue sfumature

L’Islam e i mezzi di informazione?
Il rapporto è negativo: l’Islam, nella maggior parte dei casi, deve apparire come il “nemico” della civiltà occidentale. Per raggiungere questo scopo, si inventano casi inesistenti, si invitano in studio o si intervistano persone con visioni fondamentaliste e rozze, ecc. Parallelamente, sono onnipresenti anche personaggi investiti di una rappresentatività che non hanno, e che per sembrare “moderati” rischiano di trasformarsi in burattini senza identità. In quest’epoca di decadenza generalizzata, dove dominano i cristiani senza Cristo, moralisti di comodo e a compartimenti stagni, fondamentalisti e privi di una cultura umanistica di fondo, lo scontro con i musulmani è elevato a missione. Ignorano, i signori, che l’Europa, per secoli, è stata centro di scambi fecondi e colti tra le due sponde del mediterraneo e che l’eredità greco-latina è giunta fino a noi dal Medioevo grazie a studiosi e traduttori musulmani. E che mentre noi ci dibattevamo in un’Europa meridionale oscurata dall’ortodossia fondamentalista, loro erano in pieno rinascimento.

“Dalla conoscenza nasce il dialogo e il rispetto reciproco”, lei scrive. Nel suo “viaggio-inchiesta” ha percepito uno sforzo dei musulmani per conoscere la cultura cristiana?
Sì, soprattutto da parte di un’élite colta e illuminata. La gente comune convive da anni con i cristiani: i bambini frequentano le stesse classi e al pomeriggio giocano insieme – uno dei migliori amici di mio figlio, di 8 anni, è una ragazzetto marocchino – fanno i compiti o frequentano l’oratorio. Ovviamente questo non vale per la parte più intransigente, presente e attiva, che rifiuta il contatto troppo ravvicinato con i non musulmani. Nelle città italiane vengono organizzati molti incontri interreligiosi, dove giovani cristiani e musulmani si incontrano per pregare insieme e discutere. I non praticanti, tra gli immigrati provenienti da paesi musulmani, sono tanti, così come quelli che hanno solo legami di tipo culturale e tradizionale con la religione d’origine. Questi non sono molto diversi dai non credenti italiani o dai “cristiani delle grandi feste”. Talvolta però, il rapporto con le tradizioni di famiglia, per quanto slegate dalla fede, possono creare ugualmente ostacoli alle relazioni interpersonali e alla piena integrazione: i problemi sorgono, magari, quando la figlia vuole sposare un non musulmano… Per il dialogo tra culture diverse sono indispensabili buone conoscenze reciproche e l’umiltà di riconoscere ciò che accomuna più che ciò che divide. E’ più facile che un cristiano che vive pienamente il messaggio di Cristo nella vita quotidiana incontri senza pregiudizi un musulmano praticante e sincero, piuttosto che i cristiani senza Dio – che vanno tanto di moda in questo periodo – e i musulmani letteralisti e dall’ortodossia tutta esteriore.

 

"La percezione che spesso abbiamo del mondo islamico è quella di un nemico oscuro che assiste paziente al nostro inesorabile sgretolamento, pronto a divorare in un solo boccone conquiste, contraddizioni e orrori della nostra civiltà. È una concezione superficiale, ma rivela che qualcosa di questo mondo, che in parte è già dentro di noi, dovremo pur cercare di capire. Angela Lano ha tentato, e mi sembra con grande successo, un'operazione molto ambiziosa: tracciare il quadro politico, sociale e religioso della presenza dell'Islam in Italia riuscendo a coinvolgere anche quelli che non hanno come lei una profonda conoscenza della materia". (Dalla Prefazione di Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di "la Repubblica")
Il percorso di questo libro comincia con uno sguardo complessivo all'Islam in Italia, poi approfondisce la condizione dei giovani islamici nel nostro Paese e passa, capitolo per capitolo, a descrivere attentamente la situazione a Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Napoli (e nelle regioni circostanti). Infine, un capitolo è dedicato ai matrimoni tra cristiani e musulmani. Per ogni tappa abbiamo una presentazione delle tendenze, dei centri di preghiera, delle organizzazioni culturali e formative. In ogni città vengono intervistati numerosi testimoni, cioè tutti i personaggi di spicco del mondo islamico italiano

 

 

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